18.12.06

Il sesto senso

L’essere umano è davvero dotato di un sesto senso. Capita infatti che una sensazione olfattiva o auditiva (in genere musicale) scateni in noi un ricordo particolare; ma è da rilevare che alle volte questo ricordo non è una semplice immagine mentale quale può essere quella che ci viene richiamata alla memoria qualora le circostanze lo richiedano. Non è, insomma, un ricordo dello stesso tipo di quelli che consciamente riesumiamo dai nostri archivi mnemonici a seguito di una richiesta esplicita, ovvero di un «ti ricordi?». Infatti, queste ultime memorie appaiono alla mente come una forma sfocata e rielaborata (“compressa”, potremmo dire mutuando il gergo informatico) dell’insieme delle percezioni sensoriali afferenti a quel preciso momento storico, sicché possono essere descritte nei termini di dati visivi, auditivi, olfattivi, tattili e gustativi.
Di altro genere sono allora senza dubbio quelle percezioni emozionali, per dir così, che vengono richiamate solo accidentalmente e che è pressoché impossibile riprodurre volontariamente; si tratta in genere di sensazioni che risultano solo parzialmente sensibili nell’istante del loro generarsi iniziale a seguito di un evento (accade spesso durante l’infanzia, oppure al momento dell’innamoramento o in altri contesti che scatenino forti emozioni) e che lo diventano assai più nel ricordo. E la differenza sostanziale dai comuni e già descritti ricordi, oltre alla questione dell’accidentalità, è che queste sensazioni non possono essere trasmesse (al di fuori da chi ne è stato soggetto) attraverso il linguaggio, utilizzando espressioni che appartengono ai cinque sensi canonici. Dunque, così come non sarebbe mai possibile descrivere con esattezza una sensazione visiva a mezzo di verbi ed attributi dell’udito, poiché vista ed udito sono sensi diversi, allo stesso modo l’impossibilità di comunicare queste sensazioni con il corrente vocabolario sensoriale testimonia che si è di fronte ad una sesta facoltà dell’umano, nonostante essa sia causata indirettamente (e cioè conseguentemente ad una combinazione di percezioni derivanti dagli altri sensi) dal cervello e non da un organo propriamente addetto; in questa accezione, si può dire che è un senso secondario, in un certo qual modo, e che si tratta più propriamente di sensazioni che di percezioni, poiché i dati che il corpo rileva sono di tipo soggettivo e non oggettivo.

13.12.06

Ye olde bookshop

Ah, care vecchie estinte librerie come si deve.
Alla facciaccia della nuova Feltrinelli, della nuova Laterza e in breve di tutta la nuova commercialissima feccia multicolor che ha invaso questa città.

Oggi sono stata dalla Palomar. Ho chiesto se avessero il libro che cercavo. Hanno guardato sul pc (ok, piccola concessione all'era moderna) e c'era. Ma dove? Settore A1, edizioni Tea. Niente. Cerchiamo qui. Oppure qui. Può essere di qua: no, non c'è. Ma ci dev'essere. Qui? no. Eppure...

Insomma, un quarto d'ora noi e i due librai a dividerci i settori in cerca di 'sto Fiedler benedetto.

E poi, alla fine, trovato. Al piano di sotto!

Vive la vie,
Maat

12.12.06

Ich bin: Einfhülungsvermogën


[Intuito, Tommaso Garavini]

30.11.06

E ho detto tutto.

29.11.06

Specialità del giorno

Umore corrente: come quando ti dici: "qualsiasi cosa io sappia fare c'è qualcun altro che l'ha fatta molto meglio, nella metà del tempo e dieci anni fa".

Conclusioni: nella tana del dubbio si è soli, e fa un gran freddo.

27.11.06

Sapete...

È difficile trovare tempo per ogni cosa, vero? Per me lo è. Oggi con la mente lavoro giorno e notte, il mio cervello sta bruciando talmente tante calorie che sto invano dimagrendo

Sophia Sapienza Sophia
Incalora le donne ed arde
Arde di uomini
E gli consuma il cuore

Desideri, tanti: dhamiri, soprattutto. Tedio domenicale? Mai, se ne vivo in funzione, oppure sì! Sì! Ozio!

Toccami
Magari solo in sogno
Soffia
Sussurra un'altra volta "vivi"
Io lo sarò

innamorata e per sempre malata, una poetessa impossibile.
Tanta musica, tante dita, dolori di cui arrossire, che bello: vivere

Guardami
Tra le nuvole e i veli
Soffia
Sussurra un'altra volta "vivi"
E io vivrò


Io vivrò... sì... te lo prometto.


4.11.06

NO.

No I won't do it again, I don't want to pretend
If it can't be like before I've got to let it end
I don't want what I was, I had a change of head
But maybe someday
Yeah maybe someday...

I've got to let it go and leave it gone
Just walk away, stop it going on
Get too scared to jump if I wait too long
But maybe someday...

I'll see you smile as you call my name
Start to feel, and it feels the same
And I know that maybe someday's come
Maybe someday's come...
Again.

So tell me someday's come tell me some days come again...

No I won't do it some more, doesn't make any sense
If it can't be like it was, I've got to let it rest
I don't want what I did, I had a change of tense
But maybe someday...

I'll see you smile as you call my name
Start to feel, and it feels the same
And I know that maybe someday's come
Maybe someday's come...

If I could do it again maybe just once more
Think I could make it work like I did it before
If I could try it out
If I could just be sure
That maybe someday is the last time
Yeah maybe someday is the end
Oh maybe someday is when it all stops
Or maybe someday always comes again...


The Cure - Maybe someday
(Bloodflowers, 2000)

31.10.06

Amateuse, Quelconque, Réaliste

Dilettante Mediocre e Realista.


Ho elaborato una mia nuova dichiarazione di poetica.
A voler sentire Giedion su Le Corbusier, «solo il fanatismo e l'ossessione concedono la capacità di non affondare nel mare della mediocrità».
Non posso che concluderne di aver errato a voler cercare, fino ad oggi, di elevarmi in qualche modo al di sopra del rango cosiddetto mediocre del genere umano. Ma sono andata oltre: il mio fatale errore non è stato tanto quello di pensare di essere in grado di riuscire nell'impresa, non essendolo; l'inciampo consiste nel voler dare alla mediocrità un carattere di melmosa negatività.
Realizzo oggi, proprio al contrario, di essere Mediocre non per non riuscire in nulla, bensì per non aver alcuna voglia di concentrarmi fanaticamente ed ossessivamente su una sola cosa per emergere in quel campo soltanto.
Sarà un mio difetto congenito, non so; quel che ho imparato di me è però che sono affetta da un eclettismo talmente radicato che non sono capace di dedicarmi a qualcosa senza soffrire di un malessere quasi fisico nel trascurare qualcos'altro a vantaggio di quella. Il mio destino dunque è e sarà la Dilettanza. Tutto mi diletta e in nulla potrò per questo esser più che dilettante. Il sacrificio di una fama personale trova allora una qualche intima valenza etica in una ricchezza totale che è povertà totale.
Predico questa nuova poetica come l'ammissione del calzarmi a pennello del "chi troppo vuole". Non senza un dolore inestinguibile. Non senza un desiderio insaziabile e ruffiano di una felicità ignorante. Non senza una tristezza destinata a non trovare sollievo.

Et mon être réaliste, enfin, se célébre dans l'attente, car toujours je demande l'impossible.

[Leonardo Alenza (1807 - 1845), Sátira del suicidio romántico]

12.10.06

E che sia un dibattito.

- Per tutti voi bloggers. -

Oggi richiedo il vostro intervento, miei cari, perché asfissiata dalla noia del mal di vivere intendo interrogarmi a dovere sull'argomento.
Quel che mi spinse ad aprire un blog fu a suo tempo il desiderio di esternare mie proprie digressioni sulla bellezza (i quattro percorsi estetici fin qui analizzati ne erano solo una delle sfaccettature) avendo la libertà, che non avevo altrove, di mostrare e sviscerare pubblicamente argomenti di mio personale interesse. Difatti, prima di aprire I caratteri, la mia casa - in coabitazione - era il forum ControCultura del sito Skakkinostri (potete visitarlo attraverso il link che fornisco qui accanto), nel quale fiorente era il dibattito quotidiano su temi notevoli. Decaduto il livello della discussione ed abbandonata, o quasi, la piazza da parte dei migliori partecipanti (causa, questa, o conseguenza del declino, non sono in grado di dirlo) e quindi perso lo stimolo a proporre argomenti "strani" come i miei personalissimi, che sarebbero stati accolti con rispetto solo da coloro con cui potevo condividere un'altissima stima reciproca, io pure ho disertato quella scena e mi sono concentrata qui.
Salvo poi risvegliarmi dopo alcuni mesi con la netta sensazione di essere più sola di prima.
Certo, un blog si presta a diventare zibaldone di cose private (bah) e non manca la tentazione a rivolgere post enigmatici a pochi precisi destinatari: non sono stata infatti esente neanch'io da quest'uso un po' deviato, accademico, retorico e patetico.
È solo che oggi sono stanca, e chiedo a voi di trasformare questo posto, anche per poco, in un surrogato di forum e di farmi, in sostanza, un po' di compagnia nelle mie riflessioni su di esso stesso.
Quale senso ha un blog? Uno blog normale, intendo, non quello di Grillo o 7 in condotta od altri che contano ogni giorno migliaia di interventi ed hanno decine di collaboratori. Un blog normale, come il mio e il vostro.
Come si può non ammettere di essere autoreferenziali? O lo è solo chi, come me, parla praticamente solo a se stesso non avendo - per colpa o per sventura - la fortuna di possedere una larga cerchia di lettori/ammiratori che tengano viva la discussione?
Che valore ha la lezione frontale che l'amministratore di un blog impartisce al resto del mondo?
Cosa ha spinto voi a fare uso di questa piacevole sostanza?

A voi la parola. Se ne avete voglia.

9.10.06

Non abbiate paura

Maat sta solo cercando di costruire qualcosa di più grande.
Se la vedrete tornare, sarà perché avrà fallito. Ancora una volta.

2.10.06

Io non so

... E ora che ne sarà
Del mio viaggio?

Troppo accuratamente l’ho studiato

Senza saperne nulla. Un imprevisto

È la sola speranza.
Ma mi dicono

Ch’è una stoltezza dirselo.

[da Eugenio Montale, Prima del viaggio]

22.9.06

Casa dolce casa

L'amo, cadente e sitibonda. Nè me ne vergogno!

Dagli angoli magici di via Marchese di Montrone all'ultimo isolato di via Melo, da Madonnella a tutto il quartiere Libertà. Anche solo se il sole batte su una saracinesca chiusa.
E non è meno bella la bottega del robivecchi con dentro tutto il mondo a un euro, e non saprei spiegare il fascino di quei balconi pericolanti di via Manzoni, quelli del palazzo rosso che sa di bordelli retro e di una Montmartre forse perduta. Quello con le reti verdi d'emergenza lì da decenni è una puttana di mezz'età coi seni appassiti che si affaccia gridando: "vous, là-bas! regardez ça! il n'y a pas de la chair seulement à Pigalle!".
Non mi capita spesso di guardare Bari come un turista. Ma quando accade è amore folle.
Oggi cominciano le mie vacanze estive (!) e il potersi prendere tutto il tempo che si vuole per un Caffé Sotto Il Mare con le amiche d'infanzia ti fa guardare tutto con occhi nuovi, come se il resto non fosse mai esistito, mai, nella memoria. Così ti fa compagnia un cielo che più azzurro impazziresti e che visto dalla porta attraverso il Fortino è pura metafisica.
E anche al ritorno, il vicoletto per piazza Ferrarese ce li aveva anche prima tutti quei lampioncini da miniatura da parete? E sono sempre state così enormi le colonne del Piccinni? Così largo Corso Vittorio Emanuele?
Sono tornata a casa con un misto puerile tra sindrome di Stendhal e colpo di fulmine, felice indiscrivibilmente di vivere in questo posto bellissimo e imperfetto e di avere proprio per questo qualcosa da fare perché se ne accorgano tutti.
E ho intenzione di farlo davvero, s'intende. ;)


31.8.06

Bentrovati...

28.7.06

Tutto quello che c'è

E più ancora.
Io voglio creare, come Edgar Lee Masters e Fabrizio De André seppero fare solo insieme anche separati da un secolo e mezzo (ma che volete che sia), un mondo che sia da guardare tutto insieme. Sono i miei polmoni che si armano di sensi propri e desiderano respirare più vita di quanta io sia riuscita a fornire loro fino ad ora... 21 anni che si sarebbero potuti riempire anche di altro, ma adesso che senso ha pensarci e parlarne. Ma si può vivere anche con meno cosmesi geriatrica del pensiero, e allora probabilmente potremmo tutti fregarcene e tornare a radici più autentiche, ognuno alla sua. E la mia adesso quale sarebbe? Una e tutte e tutte e la stessa, vorrei vedervi capaci di distinguerne una sulle altre. Il desiderio inestinguibile di guardare tutto, di ascoltare tutto. L'angoscia di non avere abbastanza tempo a disposizione. Una vita maledettamente breve a dispetto delle apparenze. Cinque minuti e una Divina Commedia da leggere, una magari da scrivere. In italo-burkinabé magari, o perchè no in shqipahili, l'hai visto mai. Una voglia quasi ossessiva di vita. Ninfomania di esistenza... esistenze. Tanta paura. Solitudine. La sicurezza di non essere compresi nell'estasi del momento. Quella che alle volte si presenta dentro e la metti a tacere perché per loro è ridicolo. I maledetti loro a cui non vorresti far altro che dedicare tutto. Ma che non potranno mai parteciparne. Lo scopo e la dannazione di un lavoro, destinatari e vanificatori vandali van der Rohe vanagloria. Quando immensa gioia e immensa tristezza si mischiano può esplodere il mondo. Il Big Bang o uno di essi, sono sicura, è nato da una volontà forte. Da qualcuno che aveva capito tutto.
A presto.

Karonin
(piccola luna)

15.7.06

Të këikoj të falur, Jim...

Carry me caravan take me away
Take me to far Berat, take me today
Old Shqiperia with fields full of grain
I have to see you again and again
Take me, arbëresh caravan
Yes, I know you can
Trade winds find galleons lost in the sea
I know where treasure is waiting for me
Silver and gold in the mountains of Fier
I have to see you again and again
Take me, arbëresh caravan
Yes, I know you can!


Percorsi estetici, parte IV - Ndebele, errata corrige

Perdonate l'autocitazionismo. Sì, lo so, è una cosa di pessimo gusto, ma è che bisogna avere l'umiltà di saper ammettere i propri errori e, quando possibile, mostrare pubblicamente la versione corretta delle cazzate dette, anche per fornire un servizio utile alla comunità, l'hai visto mai.
Oggi siamo al quarto piccolo viaggio intorno al mondo, ma stavolta sarà purtroppo un viaggio breve. Andiamo.

Ricordate quando parlammo del Triangolo d'Oro dei Pa Dong? Le donne dal collo lungo e il mistero della loro sopravvivenza?
In quell'epoca io volli sfatare l'assurda diceria secondo la quale in Africa certe donne portassero collari che, inibendo completamente lo sviluppo muscolare del collo, le rendevano facili prede del marito che, al minimo sospetto di adulterio da parte loro, avrebbe potuto smontare il suddetto collare e condannarle in men che non si dica ad una giusta morte per soffocamento. Ebbene, l'usanza dell'allungamento del collo esisteva, ma con ben altre modalità che non ripeterò una seconda volta in questo post. Se vi interessa rileggerne, cliccate qui.
Torniamo dunque a noi.
Una delle più celebri etnie sudafricane è quella Ndebele. Indagando e cercando ho trovato in questa una incredibile comunanza con i Pa Dong per l'effettivo uso di simili collari, bracciali e cavigliere dorati per l'estetica femminile. Da qui è nata immediatamente la necessità di pubblicare il mio errata corrige: una tribù africana con le donne che usano pesantissimi collari metallici esiste, ma nulla di tutto ciò assume i caratteri della schiavitù psicologica e fisica di cui si favoleggiava. O, per lo meno, non ho ancora trovato da nessuna parte evidenza di ciò al momento.
Tuttavia, quel che mi sembra di aver capito è che esistono due tipologie di collari.
Una è a spirale, del tutto simile a quella dei Pa Dong, che sembrerebbe indurre nella donna una simile trasformazione fisica, come nella foto che segue.

L'altra, invece, è molto più bassa, rivestita internamente in cuoio e si apre verticalmente sul retro, perdendo dunque ogni potenzialità effettivamente costrittiva e deformante, come nella foto che segue.


Piuttosto, l'ignoranza diffusa lega ancora la donna-collare africana al rosso delle più note tribù orientali che vivono a cavallo tra Kenia, Tanzania e Uganda, come i Masai, i Samburu e i Rentille (quasi indistinguibili tra loro in quanto a costumi ed usi estetici), per il semplice fatto che l'eleganza propria di queste popolazioni, assieme allo sviluppo turistico in particolare keniota, ne ha fatto oggetto di incessante osservazione da vari decenni a questa parte.
In poche parole, gli occidentali conoscono i Masai e null'altro. Di rado l'immagine di una società tribale africana porta automaticamente ai pesanti e coloratissimi mantelli di lana ndebele, perchè di rado si pensa che, ad esempio, esistono zone dell'Africa in cui alle volte il clima è freddo.
Ma prescindendo da tutto ciò, è semmai interessante chiedersi quale sia la ragione dell'ipotetica identicità di tradizioni tra i Pa Dong e gli Ndebele. Al momento, però, questa domanda non riesce a trovare da parte mia alcuna risposta.


3.7.06

Direzioni

«Per impegnare la battaglia quotidiana con se stessi e vincere, ci vogliono un progetto forte, un'ambizione forte, una passione forte.
Un buon mezzo per cavarsela è la sfida, lanciata a se stessi ed al mondo: "con i miei mezzi personali, lontano dalle vie da voi tracciate, riuscirò. Malgrado le insidie, malgrado i trabocchetti, riuscirò".»

Irénée Guilane Dioh

2.7.06

Subitanee prese di coscienza

Maat a mgaagaa na mhalifu.
Mgaagaa kwa dhamiri.

21.6.06

En voyage

Bohémiens en Voyage

La tribu prophétique aux prunelles ardentes
Hier s'est mise en route, emportant ses petits
Sur son dos, ou livrant à leurs fiers appétits
Le trésor toujours prêt des mamelles pendantes.

Les hommes vont à pied sous leurs armes luisantes
Le long des chariots où les leurs sont blottis,
Promenant sur le ciel des yeux appesantis
Par le morne regret des chimères absentes.

Du fond de son réduit sablonneux, le grillon,
Les regardant passer, redouble sa chanson;
Cybèle, qui les aime, augmente ses verdures,

Fait couler le rocher et fleurir le désert
Devant ces voyageurs, pour lesquels est ouvert
L'empire familier des ténèbres futures.



Zingari in Viaggio

La tribù dei profeti dalle pupille ardenti
ieri s'è messa in viaggio, portando i suoi piccoli
sulle spalle, o lasciando al loro fiero appetito
il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.

Gli uomini vanno a piedi sotto le armi lucenti
lungo i carri che portano le famiglie accucciate,
percorrendo il cielo con gli occhi appesantiti
del funebre rimpianto delle chimere assenti.

Il grillo dal profondo della sua tana renosa
guardandoli passare rinforza il suo cantare;
Cibele, che li ama, aumenta i suoi prodotti,


fa stillare la roccia e fiorire il deserto
davanti a questi viaggiatori, per i quali è aperto
l'impero familiare delle tenebre future.
































[Charles Baudelaire, da Les fleurs du mal]

8.6.06

E più non dimandare.


Perché un così profondo senso di solitudine?

30.5.06

L'arte di lasciarsi sedurre

Non c'è dubbio che nella vita occorra fare delle scelte e che ogni scelta corrisponda immancabilmente all'intraprendimento di una direzione, il che, come sappiamo, ci toglie la possibilità di percorrerne contemporaneamente alcune altre.
E ciò, è ben noto, costituisce il più grave dei miei dilemmi esistenziali. :D
Ma le scelte vanno fatte, tant'è vero che consapevolmente ho dato un ben preciso taglio a questo mio 2006. Chiaramente già comincio a pentirmene, ma non sarebbe altrimenti se la scelta fosse stata l'opposta; ecco perchè mi siedo al mio pc (o meglio: a quello di mio fratello temporaneamente capitato sotto le mie grinfie, visto che il mio non ne vuol proprio sapere) per raccontare a voi un po' di quel mondo di cui mi sto privando e che prepotentemente ogni sera viene a far visita alla mia intelligenza per richiedere lo spazio che gli spetterebbe di diritto nella mia vita.«Una coscienza cattiva può pur rendere interessante la vita.»

«... aveva una natura di poeta, una di quelle nature che non sono, per così dire, né abbastanza ricche né povere abbastanza per saper disgiungere perfettamente la poesia dalla realtà.»

«Egli non apparteneva al mondo della realtà; eppure i suoi rapporti con esso erano molti. Egli vi penetrava sempre addentro, profondamente: eppure anche quando più nella realtà si era profondato, rimaneane sempre al di fuori.»

«Egli soffriva di una exacerbatio cerebri, sì che il mondo reale non poteva avere per lui sufficiente stimolo, se non in modo interrotto, a momenti.»


«Si pesca sempre meglio nelle acque agitate.»


«Io stesso mi riconosco appena: il mio cuore tempesta come un mare rigonfio in appassionata procella. Un altro crederebbe che la mia nave tagli con la punta l'onda alta e che debba nel suo viaggio terribile precipitar negli abissi: ma v'è un marinaio che siede lassù, invisibile tra l'alberatura, e sa diriger la rotta.
Scatenatevi pure in procella, selvaggi elementi! Anche le onde gettin la schiuma fin nelle nuvole, voi non potrete arrivare fino a me: io siedo tranquillo, simile a un re degli scogli. Ma talvolta m'è difficile di trovar terraferma, e come un uccello marino cerco luogo ove calarmi nel mare infuriato dell'animo mio; eppure una tale eccitazione è il mio elemento, e io vi costruisco sopra, come l'alcione costruisce il suo nido sul mare.»

«Caso maledetto, io ti attendo. Io non voglio vincerti con delle massime o con ciò che i pazzi chiamano carattere. Io voglio poetizzarti. Non voglio esser poeta per altri: mostrati e io sarò poeta - poi mi pascerò della mia propria poesia e questo sarà il mio nutrimento.»

«... il suo sguardo è così infantile e nello stesso tempo così provocante; il suo spirito è così incantevolmente riserbato, eppure così avido di saper tante cose!»

«non è un'arte il sedurre una ragazza, ma lo è ben il saperne trovare una degna di esser sedotta.»

«Ogni amore, persino l'amore infedele, quando in esso si sia saputo conservare il necessario "quantum" estetico, è pieno di mistero.»

«Eppure il dio dell'amore è cieco e quando si è accorti non è difficile d'ingannarlo. L'arte vera è di acquistar la più grande percettività emotiva, di saper quale impressione si faccia e quale se ne riceva da una fanciulla. In questo modo si può essere innamorati di molte in una volta, perché si è innamorati in modo differente delle speciali qualità che ognuna possiede. Amarne una sola è troppo poco, amarle tutte si chiama essere superficiali; ma conoscere se stesso e amarne quante sia possibile, saper nascondere nella propria anima le potenze dell'amore, sì che essa ne riceva il suo nutrimento mentre la coscienza abbraccia il tutto - questo è il piacere, questa è la vita!»

«Ma ciò che mi disturba terribilmente in un fidanzamento è la morale che l'accompagna. Nella scienza, come nella vita, l'etica è sempre in ugual modo noiosa. Quale contrasto! sotto il cielo dell'estetica tutto è bello, pieno di grazia, alato: ma dove entra l'etica il mondo si fa squallido, brutto e indicibilmente noioso.»

«Ella si muove nella melodia della sua anima: io sono solo l'occasione per cui ella si muove. Io non dimostro il mio amore per non destarla dal sogno: e sono pieghevole, sciolto, impersonale quasi come una sensazione.»

«Lasciamo pure alla gente saputa l'orgoglio di non cadere mai in contraddizione. La vita di una fanciulla è tanto ricca! ed è perciò ricca anche di contraddizioni, e contraddizioni suscita.»

«Si può desiderare qualcosa nello stesso tempo che la si possiede?»

«Da che vien tutto questo? - dalla ricca unità del tuo essere o dalla povera complessità del mio? - Amare te non è forse amare un mondo?»


«Cordelia mi sorride, mi saluta, mi fa cenno come se fosse mia sorella. Uno sguardo basta a ricordarle che è la mia amata.»

«Cordelia mia,
un abbraccio è una battaglia?
Tuo, Giovanni»

«Cordelia è mia! Io non lo confido, com'è costume, alle stelle perché non capisco che interesse possano prendervi quei mondi lontanissimi. Tanto meno lo confido agli uomini, neppur lo confido a lei stessa. Io serbo questo segreto per me, non ne ragiono che con me, e solo bisbigliando, anche nei miei più segreti soliloqui.»

«V'è in lei una forza, una energia simili a quelle di una Walchiria, ma amorosamente temperate dall'amorosa languidezza soffusa su tutta la sua persona.»


«Io credo che si potrebbe viver assorti continuamente nella contemplazione di un essere femminile. Chi in questo non convenga o chi da tal meditazione non tragga un senso di piacere, tutto potrà essere, tranne che un vero esteta; poiché ciò che nella estetica vi è di più mirabile, di più divino sono appunto i rapporti di intimo collegamento in cui essa si trova con il bello reale.»

«Ogni stato sociale ha dei costumi e soprattutto delle menzogne convenzionali.»

«E l'amore ama l'infinità: l'amore teme i confini.»

[da Il diario del seduttore, Søren Aabye Kierkegaard, 1843]

Splendidamente ebbra

XLII - Rabindranath Tagore

O pazzo, splendidamente ebbro!
Se apri a calci le tue porte
e fai il buffone in pubblico;
se vuoti la tua borsa in una notte
e te ne ridi della prudenza;
se cammini per vie stravaganti
e giochi con cose inutili;
non curarti della rima e del senso;
se spiegando le vele alla tempesta
spezzi in due il tuo timone;
allora ti seguirò, compagno,
mi ubriacherò e andrò in malora.

Ho sprecato i miei giorni e le mie notti
in compagnia di valentuomini e sapienti.
La scienza ha incanutito i miei capelli,
il vegliare ha indebolito la mia vista.
Per anni ho raccolto e accumulato
pezzetti e frammenti d'oggetti:
calpestali e danzaci sopra
e disperdili ai quattro venti.
Perchè so che è massima saggezza
ubriacarsi e andare in malora.

Che svaniscano gli scrupoli contorti,
e smarrisca la mia via senza speranza.
Che una ventata di vertigine selvaggia
mi strappi via dagli ormeggi.
Il mondo è pieno di uomini valenti,
laboriosi, utili e sapienti.
Vi sono uomini che facilmente primeggiano
e altri che li seguono decentemente.
Che siano felici e che prosperino,
e lasciatemi essere futile e demente.
Perchè so che la fine di ogni lavoro
è ubriacarsi e andare in malora.

Giuro di rinunciare da questo momento
a far parte delle persone dabbene.
Abbandonerò l'orgoglio del sapere
e la conoscenza del male e del bene.
Manderò in frantumi il vaso dei ricordi,
versando l'ultima lacrima.
Con la spuma del vino rosso come bacca
bagnerò e rischiarerò la mia risata.
Per l'occasione farò in cento pezzi
il distintivo del civile e del posato.
Faccio il sacro voto di essere indegno,
di ubriacarmi e di andare in malora.

27.5.06

Maat cerca casa

O signore dell'universo
ascolta questo figlio disperso
che ha perso il filo e che non sa dov'è
e che non sa neanche più parlare con te.
Ho un Cristo che pende sopra il mio cuscino
e un Buddha sereno sopra il comodino
conosco a memoria il Cantico delle Creature
e ho grandissimo rispetto per le mille sure del Corano;
c'ho pure un talismano
che me l'ha regalato un mio fratello africano.
E io lo so che tu da qualche parte ti riveli
che non sei solamente chiuso dietro ai cieli
e nelle rappresentazioni umane di te
a volte io ti vedo in tutto quello che c'è
e giro per il mondo tra i miei alti e bassi
e come Pollicino lascio indietro dei sassi sui miei passi
per non dimenticare la strada che ho percorso fino ad arrivare qua
e ora dove si va adesso
si riparte per un'altra città.
Voglio andare a casa
La casa dov'è?
La casa dove posso stare in pace
Io voglio andare a casa
La casa dov'è?
La casa dove posso stare con pace con te.
O Signore dei viaggiatori
ascolta questo figlio immerso nei colori
che crede che la luce sia sempre una sola
che si distende sulle cose e le colora
di rosso di blu di giallo di vita
dalle tonalità di varietà infinita
ascoltami proteggimi
ed il cammino quando è buio illuminami
sono qua in giro per la città
e provo con impegno a interpretare la realtà
cercando il lato buono delle cose
cercandoti in zone pericolose
ai margini di ciò che è convenzione
di ciò che è conformismo di ogni moralismo yeahhh
e il mondo mi somiglia nelle sue contraddizioni
mi specchio nelle situazioni
e poi ti prego di rivelarti sempre in ciò che vedo
io so che tu mi ascolti anche se a volte non ci credo
Voglio andare a casa
La casa dov'è?
La casa dove posso stare in pace
Io voglio andare a casa
La casa dov'è?
La casa dove posso stare con pace con te.
O Signore della mattina
che bussa sulle palpebre quando mi sveglio
mi giro e mi rigiro sopra il mio giaciglio
e poi faccio entrare il mondo dentro me
e dentro al mondo entro fino a notte...
Barriere confini paure serrature
cancelli dogane e facce scure
sono arrivato qua attraverso mille incroci
di uomini di donne di occhi e di voci
il gallo che canta e la città si sveglia
ed un pensiero vola giù alla mia famiglia
e poi si allarga fino al mondo intero
e poi su vola alto fino al cielo,
il sole la luna e marte e giove
saturno coi suoi anelli e poi le stelle nuove
e quelle anziane piene di memoria
che con la loro luce hanno fatto la storia
gloria a tutta l'energia che c'è nell'aria
Questa è la mia casa
la casa dov'è?
la casa dove posso portar pace
Io voglio andare a casa
la casa dov'è?
Questa è la mia casa
la casa dov'è?
la casa dove posso stare in pace con te.

Questa è la mia casa!

24.5.06

Ed io la chiamo...

Contravvengo oggi ad una delle poche regole che generalmente mi dò, e ve ne chiedo perdono. Ecco, per il pubblico ludibrio, qualcosa in versi scritto da me, del tutto alla vostra mercede.
Il motivo c'è. Ce n'è sempre uno... e stavolta è che non c'è nulla di più esatto al mondo a rappresentarmi oggi. In un meriggio d'ultima primavera. Con i dubbi, e le mie cicliche paure... la diversità di un piccolo segreto grottesco. Una condanna gentile: ed io la chiamo...

Neve

Involontaria essenza nordica alla finestra,
si punta in alto con lo sguardo
desiderando un Sud giustificato in bianco.
E quando è leggerezza d'ali
il sogno del ghiaccio
prende parte a un caffellatte
decisamente indesiderato.
Rinuncia alla gravità una farfalla africana
ma non avrà risposta che quella
di un raggio rifratto nel vento.
Bufera gelida di pensiero:
lasciamo sciogliere i sogni
a un sole inesistente.
Un ultimo sospiro a scegliere
il suo destino tra le ore.
Io, il mio,
rinuncerò a combatterlo solo
quando sarà caduta su di me
anche l'ultima neve.


19.5.06

Incontri d'antologia

La signora Caterina a cui servono il pane, un passaggio e 20 centesimi.
Il signor Giovanni a cui servono solo conferme.

16.5.06

Quanne ch'ammène u ghelfame

Buongiorno a tutti voi. O buonasera, dovrei dire. Il mio solito vizio di invertirli sempre... pardon.
Da molto non scrivevo qui. Tanti giorni in cui ho visto cose strane accadere alla mia esistenza. Un impegno continuo e sfiancante del mio mestiere di studentessa, una perdita, un viaggio. E l'amore vissuto e celebrato in tutti i modi possibili. Perchè è vero, sì, è vero che l'amore ha tante forme. Ma sono contenta che tutte abbiano lo stesso nome.

Vedete, apro le mani davanti ai vostri occhi e sono mani pulite. A dimostrarvi che come bisogna vivere non l'ho ancora capito, ed avrò trecce bionde e gote rosse su una pelle bianca, come una bambina, fino al giorno della mia morte.
Perchè scrivere adesso che non c'è niente da dire? Perchè non completare le cento bozze messe da parte finora per questo blog? Perchè non produrre qualcosa di utile? Perchè non offrire un buon servizio alla comunità?

Perchè stasera è questo il mio ufficio. Mostrare a me stessa e a voi che la normalità è eccezionale e va esaltata. Che non è unico il modo di sentire. Che Leni Riefenstahl era sulla strada giusta, che saturazione di narcisismo e sincerità totale non possono che andare di pari passo. Basta leggere con attenzione le note a piè di pagina. Non fermarsi al colore della copertina rigida.

I pensieri alla rinfusa sono sempre i più utili. Uno zibaldone che si nutre di ossimori. Come la neve in Africa...È ora di cena e sono io il solito risultato di grande gioia e grande tristezza. Una sola testa per troppi pensieri e due sole mani per un mondo troppo difficile.
Il tramonto che schiaccia la mia piccola esistenza ed il rosso colore del sole che preannuncia la prossima resurrezione.
Kwa heri.

Maat



Note:
Il titolo è in dialetto barese. Vuol dire "quando spira il vento d'Africa".
Perdonatemi per i disguidi alle colonne sonore. Il sito cui mi affido per l'hosting ha alcuni problemi di gestione.

1.5.06

[D]eliberatamente [D]edicata

Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
che per averlo abbiamo spesso rapinato
per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
per le tue mani

Per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
per l'innocenza che cade sempre e solo a lato
per i sussurri mischiati con le nostre grida

ed i silenzi

Per il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
acquista un senso questa città e il suo movimento
fatto di vite vissute piano sullo sfondo

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento

il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
la nudità della tua intelligenza e ancora
per il tuo corpo altare ed unica dimora
ti sto cercando

Per ritrovare tutto il possibile del mondo
ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
senza pensare senza timori nè domani
tra queste mani

Un altro giorno un'altra ora ed un momento

dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento

dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento

perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu


30.4.06

Una piccola vita

Per essere definita tale, una buona giornata dovrebbe essere una piccola vita.
Bisognerebbe alzarsi di buon mattino, far colazione guardare il sole ricevendone un impulso forte al desiderio di esistenza.
Fino a prima di pranzo occorrerebbe darsi a gioia sfrenata.
Il pomeriggio dovrebbe essere per l'amore, e non bisognerebbe arrivare alla sera senza aver creato qualche cosa di nuovo, scoperto qualcosa di bello e imparato qualcosa di interessante.
La cena dovrebbe essere leggera, ma completata da piccole dolcezze.
Alla sera, poi, le ore prima del sonno dovrebbero essere dedicate alla contemplazione di quanto meravigliosa sia stata la propria giornata e la stanchezza, solo allora, non sarebbe di peso ma accompagnerebbe un riposo meritato e desiderato.


23.4.06

Contromano

E se la strada giusta davvero non fosse questa?

Ho addosso la sensazione untuosa che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò che faccio.

Cosa sarebbe successo se Leonardo fosse diventato aiutante fornaio?
Se Mozart avesse studiato legge?
Se Michelangelo avesse aperto un'osteria?
Se Valentino Rossi si fosse dato all'informatica?
Se Charlie Chaplin fosse diventato uno spazzacamino?
Se Neftalì Ricardo Reyes fosse restato un semplice diplomatico?

Non tutti quelli che hanno regalato qualcosa di importante al mondo erano degli irripetibili geni. Io credo che ognuno abbia il suo giusto posto, che al suo giusto posto possa fare qualcosa di grande e che il problema sia solo quello di capire dove bisogna andare.

Certe volte credo che il posto giusto per me non sia quello che tanto affannosamente sto lavorando per costruirmi.

E se la strada giusta davvero non fosse questa?

18.4.06

Vinyago

Quanti giorni ci ho messo per scrivervi questo post, Dio solo lo sa (sicchè, visto che io lo so, io sono Dio. Beh, se non altro il sillogismo non fa una piega).
Ma è che per poter parlare delle proprie Lei con la necessaria attendibilità bisogna portarsi in uno stato di eccitazione particolare, io credo. Uno stato di eccitazione elettronica che si genera di tanto in tanto per non meglio precisati motivi. Per me, spesso si tratta dell'incontro fortuito con altri occhi in cui specchiarsi innamorandosi di altre Lei. Tutte, una per una, ad ognuna la sua magia e il suo profumo irresistibile.

Ma la mia... la mia è speciale.
Perché affonda dentro di me in un impeto sensuale e terrificante allo stesso tempo. Una di quelle cose che ti colpiscono a tre anni e non ti mollano più. Un incubo assurdo, capovolto, insensato e pazzo, orrido e nero, un fascino invincibile d'eleganza per la vista e per l'udito. Qualcosa che Freud afferrerebbe appena, e che io rincorro da sempre.
Invano, peraltro, e questo ovviamente non può che amplificare infinitamente la mia eccitazione fino alla nevrilità assoluta. Mi sfugge, maledetta, tra parole e linee. C'è qualcosa che può riportarmi ad una me ancestrale dietro il tempo, ed è questo.

Psssss: e se accettate in sussurro un consiglio, cercate il vostro qualcosa...

Ma ciò di cui ho desiderio di parlarvi è il dubbio che mi è sorto di recente, dopo una conferenza.
Esiste un'Africa per me? Esiste, la mia Africa?
Non un libro di Karen Blixen, ma qualcosa che non riuscirei a spiegarvi meglio che lasciandovi ascoltare ciò che ascoltate ora e chiedendovi di vedere Kirikù e la strega Karabà. E infatti in tutto questo tempo ancora non sono riuscita a trovare un'immagine per spiegarvela. Lei.
Non so se è più desiderio o paura, quello che ho di andarci e trovare che nulla di ciò che ho dentro esiste in effetti.
Il mio desiderio di cooperazione nasce anche e soprattutto da questo, ma in una maniera probabilmente ancora un po' immatura e distorta e impura, e infatti non posso non interrogarmi sull'egoismo che nasconde (o mostra) il desiderio incontenibile di andare in un posto per trovare se stessi, anziché qualcun altro. Ma per il momento, questo è. E d'altra parte, nessuno deve costringersi a rinunciare ai propri desideri inconsci, fino a che questi non nuocciono ad altri... non credete?

Non so quanti nella testa abbiamo una Terra Promessa.
Tu ce l'hai?

(Buona ricerca.)
Maat


Dhe ndërkaq, shqip qoftë im i parë ki.
Ka një gjuhë për çdo moshe dhe kohë dhe vend... e ky është imi, tashti.

14.4.06

Au centro

Look at me
Across the border
To Paris boulevard
Je me souviens now
do centro del mundo
that's rising into my mind

Follow me, meravigliosa
no homeland and no disguise
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
ni tengo nombre tonight

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo
centro del mundo

Before I die
quiero salir de esta vida
to be inside
mi casa is called now
el centro del mundo
es mi destino to fly

From a tribe
venue d'etoiles
pour chercher des espoires
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
that's rising into my mind

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo...



13.4.06

So unwillingly am I.

Easter holidays, an exam about to come, and the most useless unwillingness and disgust for studying and anything else (just like it wasn't enough). Always the exact right moment, I'd say. And I do, goddamn.
So nothing better than staying here blethering unuseful Anglo-saxon boring noises. Bleah.

[Five minute pause.]

Nevertheless, still no cooler ideas. Oh, such-a-bore, and what a lexical poverty! Oh, my own invented vocabulary!
I'd so much like to be able to speak every language just as I speak mine. But that's not the engeeners' thing, you know.
You technicolor world, you multifaced existence: forgive the desperate immorality of my psychical disorders, and simply show me how easy it all could be. But maybe it couldn't.
Mmm, my delirium seems someway more dignified if painted this way. Well, I could even pass off as normal. Oh, God save us...
And now? Twenty past ten p.m., a certain amount of meat showing not the slightest intention of leaving my stomach, the desire of running fading away... and nothing more worth living...

Disturbi cronici: la mia parte intollerante

Sono diventata intollerante alla noia. No, davvero, di un'intolleranza allergica che ha del patologico. Se mi annoio, sto male fisicamente. Comincio, nell'ordine, ad avvertire: un lieve stato confusionale, indolensimento degli arti inferiori, capogiri, sonnolenza invincibile, nervosismo e una sorta di claustrofobia intellettuale che, ovunque mi trovi, mi fa sentire un desiderio incontenibile di scappare via.
Il che mi fa fare delle incredibili figure di merda... Devo fare un lavoro di gruppo? Ho la responsabilità di molte persone sulle mie spalle? Guai se il lavoro affidatomi mi annoia minimamente. Riesco a diventare di gran lunga più inaffidabile ed egoista di quanto già non sia (e lo sono!), ma solo per un istinto di sopravvivenza personale che però nessuno può comprendere...
Che situazione imbarazzante.
Aiuto! Consigli?

10.4.06

Ho scelto un'altra scuola: son bombarolo!


Premetto che questo post è scritto mentre i risultati delle elezioni non sono ancora disponibili, appena dopo una tardiva visita allo sportello 35 del seggio a me preposto.
Ho fatto il mio dovere.
Non avevo mai scritto di politica qui su. Me lo avevano impedito la mia scarsa cultura sull'argomento e la mia debole capacità di discernimento, ma tant'è. Oggi sono stata cittadina votante nonostante il mio desiderio di un personale silenzio elettorale, poichè stavolta le due per me pari sono.
Volevo giusto portare alla luce il mio personale timore per queste elezioni. Per prima cosa, votare a sinistra per vedere Prodi sostituirsi a Berlusconi mi sembra davvero un controsenso* ed un insulto al mio buongusto.
Ciò che non riesce a lasciarmi dormire tranquilla è, come sempre, accorgermi che si sta facendo del manicheismo bello e buono. Che c'è un cattivo, e tutti gli altri santi, poeti, filosofi e professori. E io non accetto questo anche solo per la legge dei grandi numeri.
Mi spaventa, soprattutto, chi sbandiera la presunta mancanza di informazione sulle schifezze nascoste dietro il governo dello Smemorato di Cologno: io dico che mai sono circolate, in un modo o nell'altro, notizie di tanti tipi sui (solo presunti o anche fondati che siano, non fa differenza alcuna!!) traffici del Nano Bandanamunito, e che invece mai circoleranno altrettante indiscrezioni sulla persona del Mortazza. Sbaglio?
Siamo, ahimè (e dico ahimè perchè vorrei il contrario), in un paese in cui la sinistra sta meglio all'opposizione che al governo, per il semplice fatto che tutto viene messo a tacere quando così non è. E se ciò fosse a ragion veduta, se cioè si realizzassero effettivi rivolgimenti utili alla nazione e svanissero le annosità connaturate ad essa, ben sarei felice di portare bandiera rossa giorno e notte. Poichè invece a capo di tutto c'è un ex democristiano con più scheletri nell'armadio che libri in biblioteca, poichè gli interessi in gioco sono proprio gli stessi di quell'altro (ma mascherati di certo meglio e quantomeno con un po' meno gusto per il ridicolo), io mollo tutto e mi concedo a un Plasil compresse sublinguali, contro la nausea.

E tuttavia ho votato, ma mai vi dirò come. :D
Anzi: voglio vedere se indovinate. Nessun indizio. Sono sicura che non azzeccherà nessuno.
Buona fortuna...






* per chi c'era ieri nel surreale tragitto post-concerto:
T: «dove vai!? è controsenso!!»
M: «Controsenso, controsenso... in questo posto è tutto un controsenso!»

:D

8.4.06

Visioni


III

[...]
Se non spezzi le catene durante la tua vita,
quale speranza di liberazione nella morte?

[...]
Kabir dice: «È lo Spirito di ricerca
che aiuta. Io sono schiavo

di questo Spirito di ricerca».

VI

[...]
Quando l'amore per l'Io e per il Mio
sarà estinto, solo allora
l'opera del Signore sarà compiuta.
Perché il lavoro non ha altro scopo,
se non di portare alla conoscenza.
Quando ciò avviene, allora
il lavoro è terminato.

XVII

[...]
Che meraviglioso loto sboccia nel cuore
della ruota che tesse l'universo!

Solo alcune anime candide

ne provano vera delizia.
La musica pervade tutto,
e la il cuore è partecipe
della gioia del Mare Infinito.
[...]
Là la Musica Silente risuona.
È la musica dell'amore dei tre mondi.

XIX

[...]
Hai dormito per innumerevoli epoche.
Non vuoi destarti nemmeno questa mattina?

XX

A quale riva vorresti traghettare,
oh cuore mio? Nessuno è in viagio
davanti a te, non c'è alcuna strada.
Dov'é il movimento,
dov'è la quiete su quella riva?
Non c'è acqua. Né c'è barca,
né c'è barcaiolo.
Non c'è fune a sufficienza per alare
la barca, né c'è uomo per tirarla.
Né terra, né cielo, né tempo,
né altro là. Né riva, né guado!
Là, non vi sono né cormpo né mente.
E dov'é il luogo che spegnerà
la sete dell'anima? Non troverai
nulla in quel vuoto.
Sii forte, entra nel tuo stesso corpo.
Poiché là lo sgabello è ben saldo.
Valuta tutto ciò, oh cuore mio!
Non andare altrove.
Kabir dice: «Abbandona ogni fantasia
e rimani fermo in ciò che sei».

XXXII

Danza, cuore mio!
Danza oggi con gioia.
I canti d'amore colmano di musica
i giorni e la notte, e il mondo
ne ascolta le melodie.
Pazze di gioia, la vita e la morte
danzano al ritmo di questa musica.
Le colline e il mare e la terra
danzano. Il mondo dell'uomo
danza fra risa e lacrime
.
Perché indossare l'abito del monaco,
e vivere lontano dal mondo

in solitario orgoglio?

Guarda! Il mio cuore danza
nella gioia di cento arti
.
E il Creatore ne è lieto.

XXXVII

[...]
Quando un cavaliere coraggioso
scende in campo, una schiera
di codardi si mette in fuga.
Dura e faticosa è la lotta di colui
che cerca la verità. Perchè il voto
di colui che cerca la verità
è più impegnativo di quello
del guerriero, o di quello della vedova
che seguirebbe il proprio sposo.
Il guerriero combatte per poche ore,
e la lotta della vedova con la morte
si esaurisce in fretta.
Ma la battaglia di colui che cerca la verità
continua giorno e notte, e non trova fine
che con la vita.

LXII

[...]
E chi può aver insegnato all'amore
a trovare beatitudine

nella rinuncia?

XCI

Io ho appreso il sanscrito. Quindi,
lascia che tutti gli uomini mi chiamino saggio.
Ma a che pro tutto questo,
se vado alla deriva, arso dalla sete,

e consumato dalla fiamma del desiderio?

[da I canti di Kabir, poeta mistico indiano, XVI secolo]

1.4.06

Canone in_versi

Sisina

Imaginez Diane en galant équipage
Parcourant les forêts ou battant les halliers
Cheveux et gorge au vent, s'enivrant de tapage
Superbe et défiant les meilleurs cavaliers!

Avez-vous vu Théroigne, amante du carnage,
Excitant à l'assaut un peuple sans souliers,
La joue et l'oeil en feu, jouant son personnage,
Et montant, sabre au poing, les royaux escaliers?

Telle la Sisina! Mais la douce guerrière
A l'âme charitable autant que meutrière;
Son courage, affolé de poudre et de tambours,

Devant les suppliants sait mettre bas les armes,
Et son coeur, ravagé par la flamme, a toujours,
pour qui s'en montre digne, un réservoir de larmes.

***
Immaginate Diana in un corteo galante
Pecorrere foreste o battere le macchie,
Capelli e seno al vento, ebbra di strepito,
Superba mentre sfida i migliori cavalieri!

Avete visto Théroigne, amante del massacro,
Che eccita all'assalto un popolo ch'è scalzo
La gota e l'occhio in fuoco, che interpreta il suo ruolo,
E affronta, spada in pugno, reali scalinate?

Così è Sisina! Ma la dolce amazzone
Ha l'anima indulgente così come assassina

Il suo coraggio, acceso da polvere e tamburi,

Davanti ai supplicanti sa metter giù le armi
E il cuore suo, preso in fiamme, ha sempre
Per chi se ne mostri degno, una riserva di lacrime.


[Charles Baudelaire, traduit en façon pas approprié par Maat]

Vi prego, leggete

http://notadisciplinare.blogspot.com/

26.3.06

Il Paradiso?

Incenso, marzo, Rachmaninov e una penna.
C'è aria di montagna. Sono le cinque ed è ancora presto.

Su di me, una stanchezza leggera.
La consapevolezza di un Ordine
transitorio.

Solitariamente vivo la delizia di una stasi primaverile e cancello gli affanni nel colore del tè.

21.3.06

Un consiglio

Per visualizzare per bene il blog, vi consiglio di non usare Internet Explorer, ma Mozilla Firefox, che potete scaricare facilmente:

http://www.mozillaitalia.org/firefox/

Merci ;)

Percorsi estetici, parte III: antica Cina, il loto fragrante

Rieccoci. Terza puntata.
Ah, un consiglio. Stavolta, per il vostro bene, non intraprendete il viaggio se siete deboli di stomaco.

No, non sono scarpe per bambola quelle che vedete e, che ci crediate o no, non sono nemmeno scarpe per neonati.

Nella Cina imperiale (ricordiamo che l’Impero cinese è caduto nel 1911), sin dal X secolo, se non da prima ancora, era in uso la pratica della fasciatura dei piedi della donna.
A partire da giovanissime (tra i due e gli otto anni), le bambine delle famiglie nobili ed agiate - ma inseguito, per emulazione, anche quelle delle classi contadine - venivano iniziate a questa pratica estetica ricca di significati sociologici ed erotici.

L’operazione veniva eseguita mediante fasciature strettissime attorno al piede, che ne ostacolavano il normale processo di sviluppo. Per restare piccoli, fra i 7 e i 12 centimetri al massimo, i piedini delle bambine venivano fasciati con bende di cotone che li tenevano stretti notte e giorno fino a deformarli stabilmente. Le quattro dita piccole venivano ripiegate e strette con le bende contro la pianta del piede, in modo da renderla più affusolata e, contemporaneamente, il piede veniva accorciato forzando l'alluce ed il calcagno l'uno contro l'altro, in modo che l'arco del piede assumesse una forma fortemente convessa e il piede nel suo complesso si disponesse in forma di mezzaluna (e ciò era possibile grazie all'elasticità dell'ossatura infantile). Con la crescita l'arco si rompeva, così come si fratturavano le falangi delle dita ripiegate. Di conseguenza, il piede poteva sopportare il peso del corpo soltanto sul tallone. Se questo procedimento iniziava entro i primi anni di vita, l'esperienza della bambina era meno dolorosa che non nei casi in cui, soprattutto nelle famiglie contadine, essa veniva lasciata con i piedi intatti fino all'età di dieci o dodici anni, perché potesse aiutare più a lungo in casa e nei campi.
Dopo i primi due anni dall'inizio della fasciatura, il dolore diminuiva, ma in ogni caso la fasciatura dei piedi comportava un tormento quotidiano, che sarebbe continuato per tutta la vita. Una volta deformati a piacere, i piedi bendati erano poco utili a stare in piedi perché ovviamente, privi della normale elasticità, erano un sostegno instabile e faticoso e, dato che il peso del corpo era trasferito tutto sui talloni, la persona doveva oscillare continuamente avanti e indietro per mantenersi in equilibrio. Adele M. Fielde, una missionaria vissuta per circa dieci anni a Shantou verso la fine del XIX secolo, raccontava che «Durante il processo la carne andava spesso in putrefazione, parti della pianta si squamavano e a volte cadevano una o più dita. Il dolore persisteva per circa un anno e quindi diminuiva d’intensità, finché, verso la fine del secondo anno, i piedi perdevano ogni sensibilità e risultavano praticamente morti». Tra i 13 e i 15 anni lo sviluppo osseo cessava e il “loto” era pronto per essere segretamente ammirato dai pretendenti della giovane donna.

In effetti, l’usanza venne ad assumere col tempo connotati sempre più estremi e significati sempre più complessi. Si pensa infatti che le prime a fasciarsi i piedi fossero state certe danzatrici di corte e quindi sembra ragionevole pensare che, almeno in un primo momento, la pratica fosse meno costrittiva e meno invalidante… o le danzatrici non avrebbero chiaramente potuto continuare a dirsi tali.

In seguito, col diffondersi della “moda” tra le varie classi sociali si sviluppò il vizioso meccanismo di ricerca della perfezione assoluta che condusse, come già detto, ad iniziare la fasciatura dei piedi in bambine di soli due anni. Questo portava generalmente l’inabilità quasi totale delle donne, che per camminare dovevano appoggiarsi alle pareti o a bastoni o, ancora, ad altre persone. È chiaro quindi come la preferenza estetico - erotica tipicamente cinese per un piede “naturalmente” piccolo si fosse trasformata in una pratica di dichiarazione pubblica di sottomissione totale della donna, pronta a soffrire pene indicibili per decenni e a rinunciare alla propria libertà di movimento per il solo soddisfacimento del desiderio maschile.
E in effetti esiste una vasta letteratura erotica in proposito. È il caso di citare un aristocratico di nome Fang Xun - probabilmente uno pseudonimo - che, autonominatosi “dottore del loto fragrante”, con esaltati slanci lirici elencò le componenti estetiche necessarie perché il piede rimpicciolito fosse degno di lode, riportò alcuni commenti critici e analizzò i giochi del bere per la cui esecuzione erano indispensabili le scarpine . Seguendo l’ordine sistematico di un’opera botanica, produsse la Classificazione delle qualità dei loti fragranti enumerando cinquantotto varietà di loti umani, incluse nella classificazione sia i piedi ben fasciati e splendidamente dotati come pure quelli brutti e disgustosi a vedersi. “Petalo di loto”, “Luna nuova”, “Arco armonioso", “Virgulto di bambù” e “Castagna d’acqua” erano i termini eufonici dati ai modelli principali. Rotondità, morbidezza ed eleganza erano le tre qualità più rare del piede; un piede gracile, infatti, raffreddava la passione di chi lo guardava, uno troppo robusto comprometteva la femminilità e, per un piede che fosse volgare, nessuna medicina avrebbe potuto togliere questo difetto. La rotondità e la morbidezza potevano venire apprezzate con gli occhi, ma l’eleganza era una qualità che solo l’intelletto poteva intendere. Inoltre fissò nove categorie di bellezza, che comparò ufficialmente alle nove classi in cui era divisa la società cinese. Le prime tre erano:

“Qualità divina”, né grassa né magra ma di forma perfetta come l’antica bellezza Xi Shi di sublimi sembianze.
“Qualità meravigliosa”, debole ed esile come un ramo di salice che pende in cerca di appoggio e che si piega alla brezza.
“Qualità immortale”, con ossa diritte e disarticolate, simile a chi viveva tra le montagne nutrendosi di cose selvatiche, pronta a fuggir via se cercavi di afferrarla. Gli altri sei gradi erano guastati da imperfezioni sempre più evidenti e gravi.

Esistevano ovviamente anche termini ironici coniati appositamente per le donne con i piedi grandi. La ragazza poteva essere schernita per i suoi piedi di carpa o di aringa, o essere chiamata “demone dai piedi grandi” e alle sue scarpe si affibbiava a volte l’appellativo di “barche a cornacchia”. Una giovane che aveva i piedi fasciati male poteva essere beffata come “verde zenzero davanti, uovo d’oca dietro”. Poesie e canti popolari biasimavano le donne con i piedi grandi.
A censore dei piedi naturali si ergeva, ancora una volta, Fang Xun. Ecco alcuni passi tratti dalla sua Miscellanea del giardino d’oro, decisamente rappresentativi della mentalità cinese dell’epoca e di quanto la pratica della fasciatura avesse influenzato la psicologia sessuale dei cinesi:

Sarcasmo: mandare all’inferno una donna con i piedi grandi fingendo di lodarla con il dire che le estremità dei suoi arti inferiori hanno lo stesso ridente aspetto di quello di Guanyin, dea dai piedi naturali.
Infanzia sciupata: bambina che non praticò con scrupolosità la fasciatura dei piedi e che ora, dato che nessuno apprezza i suoi piedi grandi, deve sposar
e un uomo povero e portare per tutta la vita scarpe di vimini e calze dozzinali.
Ridicolo: donna con i piedi grandi che critica una dama con i piedi piccoli, accusandola di esserseli stretti eccessivamente allo scopo di attirare il maschio.
La pazzia delle mie contemporanee: donne che per timore della fasciatura seguono la moda dei piedi naturali delle Manciù.

Vista poco piacevole: l’ancheggiare di una donna che ha i piedi grandi.
Causa di compassione: donna bella con piedi grandi.

Pensieri reconditi: fantasticare su chi abbia lasciato le piccole orme al bordo della strada.
Dolce diletto: sposare una donna che senti essere descritta come bella, levarle dapprima il velo nuziale e quindi prendere tra le mani i suoi delicati piedini.

Era tale l’attrazione feticista dell’uomo cinese per il piede femminile, che addirittura era più facile che una donna mostrasse i suoi genitali che i suoi piedi sfasciati. Persino per il marito essi restavano quasi sempre un misterioso oggetto del desiderio racchiuso in calze di seta e scarpine preziosissime, confezionate dalla donna stessa, ancora una volta a costituire manifesto delle proprie virtù di raffinatezza e buona manualità.

Il primo passo (ed è proprio il caso di dirlo) verso l’abolizione di questa incredibile pratica fu un decreto emanato dall’Impero nel 1902. Tuttavia, l’usanza era profondamente radicata e il provvedimento legislativo non poté che portare scompiglio e contraddizione. Si giunse all’assurdo per cui si rinnegava legalmente la pratica del divorzio dalle donne con i piedi piccoli ma contemporaneamente, con un’ordinanza del 1928, esse venivano negli effetti perseguitate, sottoposte a discriminazioni e alla sfasciatura forzata ad opera delle forze di polizia.

L’usanza del loto continuò tuttavia negli ambienti rurali più legati alle tradizioni e non cessò definitivamente che con l’avvento della Repubblica Popolare nel ’49. Le sofferenze delle donne cinesi non erano però di certo finite: dopo la sofferenza giovanile e la frustrazione della scoperta della sua totale inutilità, ecco che la discriminazione assumeva componenti ideologiche. Una donna inabile al lavoro non era degna compagna dell’uomo rivoluzionario.

Molte furono costrette a sfasciarsi i piedi e a rompere nuovamente le ossa per aprirli e riappropriarsi faticosamente di un ruolo nella nuova società nascente.



Fonti documentative ed iconografiche:

http://guide.supereva.com/cultura_cinese/l_altra_met_del_cielo_la_donna_in_cina/
http://www.donneinviaggio.com/donne_mondo/piedini%20donne%20cinesi.htm

http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo4d_03/Cina/piedi_3liv.htm



Per rileggere gli altri percorsi estetici:
Percorsi estetici, parte I: Mursi, un'estetica dell'assurdo

Percorsi estetici, parte II: Pa Dong, mistero svelato