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21.4.08

"Alla fie-era dell'Est, per 31 euro" feat. "Oi dialogoi"

Giusto un update, dato che sono impelagata con la progettazione di una cittadella per 2500 abitanti (della quale, e del perché io esali quotidianamente tuoni e fulmini per essa, forse vi dirò in seguito) che non mi lascia tempo da dedicare al mio vastissimo pubblico di lettori.
Dunque dicevo, l'update del giorno: tra sabato e domenica ho speso praticamente tutto quel che mi restava all'EdilLevante, materializzandolo in sei tascabili della Mancosu Editore, casa che conoscevo solo per il celeberrimo Nuovissimo Manuale dell'Architetto - quello di Zevi - e per poca altra roba, sempre di manualistica.
E invece, con mia grande sorpresa, ho scoperto la collana GTA, che per una volta non sta per Grand Theft Auto, bensì per "Grandi Tascabili di Architettura", libriccini compatti e ben impaginati, dalle tematiche alquanto originali, o per lo meno, deo gratias, poco frequentate.
I titoli che sono riuscita ad accaparrarmi sono:
  • Milano - architettura città paesaggio;
  • Architetture di pace, ospedali di guerra - le strutture sanitarie di Emergency;
  • Taccuini futuristi;
  • Adalberto Libera e il Gruppo 7;
  • Asfalto: materia, paesaggio
    e, non ultimo:
  • Architettura nell'età elettronica,
corposo saggio le cui tematiche non fanno che ricollegarsi al graditissimo Dialoghi sulla domotica e i suoi misteri di recente intrattenuto con l'ormai sempiterno frequentatore di questi luoghi che risponde, tra gli altri, all'acronimo di PEJA :D
Pregasi leggere ;)

13.2.08

Che poi significa "alto masticamento"...

In gentile omaggio ad un acquisto fatto su ebay, mi sono arrivate queste caramelle statunitensi.
Prima che io riuscissi a convincermi che, nonostante la consistenza inquietante, l'assenza di gomma arabica ed altri simili addensanti facesse effettivamente di questi parallelepipedini lilla delle caramelle e non delle gomme da masticare, me ne son dovute mangiare un paio e testare personalmente che non sussistevano effetti nefasti sul mio apparato gastrointestinale.
C'è anche chi mi ha suggerito, temendo l'attentato, di sbarazzarmene all'istante, o chi, ben gentile, ha preferito lasciare a me l'onore di provare la prima (che non si sa mai).
Tuttavia, questa indagine approfondita mi ha permesso di dedurre con certezza che fanno decisamente schifo. Avete presente le penne colorate e profumate che usavamo da piccoli? Queste diaboliche caramelle hanno il sapore di quell'odore. Un sapore lilla.
Chimica pura. E fanno pure pena. Ma ciò non toglie, ovviamente, che me le mangerò tutte.
Che volete, non posso resistere alle toffee.

HI-CHEW. Yeah.

12.2.08

Into the night

È l'una, domani ho la levataccia, sono sotto esame, non ho ancora risposto a nessuno dei vostri commenti e l'ora tarda che farò genererà in me sensi di colpa tali che di certo non mi deciderò a farlo prima di domani sera; ma ho visto Into the wild, ed ho bisogno di scrivere.
Probabilmente non dirò molto. Comprendere questo film o, no, comprendere piuttosto l'urlo di Chris/Alex, significa non aver bisogno di parole per trasmetterlo. Significa fissare la telecamera per qualche fuggente secondo e col solo sguardo dire: "questa è una telecamera, perché questo è un film. Ma c'è stato qualcuno, almeno uno, per cui tutto questo non è stato un film. Qualcuno che tu capisci".

To put meaning in one's life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire --
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

[da Edgar Lee Masters, George Gray, in Antologia di Spoon River]

21.12.07

E dopo Fuoriluogo... Fuori Frequenza

Essì, vita mondana per la vostra Maat, che da oggi è ufficialmente entrata in Bloggers, programma di Fuori Frequenza (la webradio dell'Università di Bari ospitata da Controradio) che da oggi seguirà nelle loro attività internettiane 30 bloggers universitari che studiano a Bari.
Sono assai onorata ed oggi ho fatto, insieme al Dr. Ferenczi, la mia timidissima comparsa on air.

E quindi sono una blogger "famosa"... buondìo :°°°D

20.12.07

Fuori luogo!

Dopo una clausura più che mensile, oggi sono riuscita a riprendere possesso dei miei piedi e a fare un giretto in città. Mi sono quindi accorta, con netto ritardo, di cosa nel frattempo fosse successo ad un passo da casa mia.


Insomma, tutta via De Rossi è diventata una delicatissima galleria di installazioni italo-giapponesi tanto low cost quanto poetiche, organizzate da Vittorio Palumbo di Exoticando con la partecipazione di tutte le case di arte e arredamento presenti nella via alberata del Murattiano. «Gli alberi hanno le foglie verdi e l'anima bianca», recita il manifesto dell'evento. Che bellezza!

24.11.07

Alle volte bisogna ammetterlo.

Siamo pieni di pregiudizi. Io sono piena di pregiudizi.

Ieri camminavo tristemente per Piazza Umberto, col mio solitario yoghurt di Yogo tra le mani, e per mangiarlo più agevolmente (data la credo nota scomodità del tutto) mi son seduta a una panchina.
Alla mia destra vedo un folto gruppo di persone, pallidini, vestiti di scuro, tristemente, in modo assai passé. Li sento parlare animatamente una lingua sconosciuta. Penso: certo che gli Ucraini l'hanno proprio monopolizzato, il giardinetto.
Al che questi si alzano decisi ad andar via, e mi passano vicino. Ad un'analisi più attenta, il loro idioma si rivela essere dialetto di Molfetta. Stretto.

Andati i falsi Ucraini, li sostituisce un manipolo di punkabbestia. Li osservo rispettosamente, ma mi riconosco diversa da loro. Hanno un'estetica convincente ed a tratti affascinante; ma poi, penso, per lo più sono dei disadattati. Chissà i loro affetti, chissà se hanno una stabilità emotiva migliore della mia, chissà se la loro famiglia li vuole ancora.
Al che, uno risponde al cellulare (la cui suoneria era peraltro The Entertaniner di Gershwin*) e fa: «No Ma', non ti preoccupare. Devo andare 'sto pomeriggio con Nonno Vito.»

Infine, di ritorno a casa, vedo una graziosa famigliola composta da una giovane mamma e due bambini con cartella; a giudicare dai tratti somatici, probabilmente mauriziani. Penso: un giorno avremo anche noi i nostri immigrati di seconda e terza generazione, e saranno italiani a tutti gli effetti. Questo giorno è lontano ma lo aspetto con ansia.
Poi, la mamma si rivolge al pargolo con un impeccabile accento barese.

Alle volte bisogna ammetterlo. Integrare (davvero) le diversità nel proprio cervello è più difficile che farlo nelle proprie strade.



*Errata corrigo: come mi si fa giustissimamente notare, ovviamente Scott Joplin.

23.11.07

Perché il silenzio è dei colpevoli!

E così, variamente sollecitata da chi tra l'altro ovviamente c'era, dovrò pur dire qualcosa del SUPERFANTAMEGACONCERTO DEI TUXEDOMOON di domenica!! :D

Dio benedica Time Zones, in altre parole. Fanno sempre dei bellissimi concerti (che ovviamente mi perdo per il 70% ogni anno, figuriamoci), ma, beh, i Tuxedomoon sono i Tuxedomoon e non c'è storia, non si discute.
Vabè, certo che si discute, e infatti a dirla tutta per come il concerto è iniziato un po' delusa sono rimasta, ecco. Le prime due canzoni (si potranno poi sminuire così i prodotti della mente di Reininger & Co.?) proprio non mi sono piaciute. Che è quel rock and roll? Che diavolo è quella sonorità - almeno non quella struttura - massì, diciamolo pure... pop?!
Certo, sarò io probabilmente ad essermi arroccata all'immagine dei Tuxedo che mi viene da Pinheads on the move prima di tutto, poi da Half Mute, e solo dopo da Desire e dagli altri precedenti l''83... lo so, lo so, forse sbaglio, ma per me QUELLI sono loro, non altri. Sennò stacco.
Ed è per questo che mi sono entusiasmata soprattutto nell'ultima parte, quando i ragazzoni sono ri-usciti acclamati da quanti avevano trovato il modo di fare un baccano impressionante dando schienate al fondo metallico della sala del Palatour Perla.

Piccola parentesi: che tristezza, il Palatour Perla. A detta dell'onnisciente Ludo, il giorno prima, sullo stesso palco poi occupato dai semidei, c'erano state Natalie Caldocazzo (ops! era nazzo, nazzo... scusate davvero) e non so quale altra battona dello stesso genere, probabilmente nel peggiore dei musical americani di quarant'anni fa tradotti in italiano da Pupo, o da chi per lui. Questo per dire dei programmi del luogo; ma a guardarlo dal punto di vista estetico non ci sarebbero meno cose da dire. Certo, le poltroncine centrali erano comode, questo sì. Ma non mi può restare accesa per tutta la durata del concerto dei Tuxedomoon la scritta al neon "Palatour Perla" sopra il palco [dannazione, saprò dove mi trovo!]... Con peraltro l'evidenza inconfondibile che "Perla" sta per il latte Perla, manco per la perla come bell'oggetto naturale.

Sono così contenta del tutto, nonostante la mia tutto sommato scarsa conoscenza dei brani eseguiti, che oggi sono andata dal miglior negozio di dischi della città (che da ora in avanti chiameremo per semplicità NR) nella vana speranza di trovarci Half Mute, chiaramente esaurito. In compenso, poiché il noto proprietario (noto in particolare per le consonanti che gli mancano, oltre che per la simpatia generale :D) era seduto proprio dietro di me al concerto, ci siam messi a fare due chiacchiere. Che casino che ha fatto domenica sera :D. Prossimo obiettivo: arrivare a quell'età con lo stesso entusiasmo per l'idea del concerto. Evviva.
Il delizioso ometto mi ha anche consigliato l'ultimo dei Tuxedo. Anche Nico me l'avevo detto. Approfondirò.
Bene, sfruttando il sempre ottimo lavoro di Dani linkerò qualcosa preso lì di straforo.
Voilà!



Ma ne approfitto per aggiungerci qualcosa che ho trovato su YouTube per grazia di qualche altro furbastro lì domenica.




E niente, cioè piuttosto e tutto, ma dovrei andare a sgobbare un po'. Peraltro, poi, per il sempiterno architetto S., che ho trovato proprio lì al concerto domenica. Che piccolo piccolo mondo.

Ah, ecco. Proprio ora che mi stavo per mettere a lavorare alla mia stazione, arriva mio padre che vuole che gli traduca da un discutibile inglese le istruzioni per un altrettanto discutibile metal detector. Mah.
A presto.

16.11.07

Interassi

Stasera mi sento peculiarmente disordinata, per questo ho deciso di sedermi qui e scrivere seguendo un istinto che spesso ignoro, qui, altrove, convinta da un consueto pudore che esistano argomenti d'interesse, ed argomenti no; per esempio, l'altro giorno sono andata all'ultima puntata di Silence, il festival di musica acusmatica i cui manifesti per il secondo anno consecutivo ho visto affissi al Politecnico, ma l'anno scorso non ero riuscita ad andarci, insomma lo fanno sempre intorno al mio compleanno. Oh, il mio compleanno, mi sarei aspettata un ricambio maggiore di affetto, ma evidentemente non è annata; le locandine di Silence, dicevo, che figa quella di questa edizione, ho stretto pure la mano al tipo che l'ha fatta e adesso fa bella mostra di sè in camera. Non il tipo, la locandina.E quindi, la musica acusmatica. Senz'altro un argomento d'interesse, sì, senz'altro. Come del resto se vi parlassi di che cosa ha detto Francesco dal Co in Casabella 758 a proposito della nuova biblioteca di Toyo Ito a Tokio, citando l'aforisma 24 del Crepuscolo degli idoli. Ma è che oggi sono andata in un negozio, ho chiesto se qualcuno avesse, pietà, una camicia bianca - insomma non volevo poi tanto, una camicia bianca, una camicia bianca è amica... - e quella ha fatto quella cosa che tutte le donne odiano. Prima con aria indifferente mi ha chiesto «che taglia?», e poi, quando le ho risposto, l'affronto: in quel millisecondo strafottuto mi ha scrutata tutta, porca miseria. Che fai, non ci credi? Se ti ho detto quaranta vuol dire quaranta brutta stronza, secondo te mi prendo le cose più strette per far bella figura con te? No dico, c'ho ventitré anni, conoscerò il mio corpo, certo non siamo amici ma ci siamo frequentati per un bel pezzo, poi vabé, io non l'ho più cercato, lui mi ha mandata a culo e culo ha detto «beh?», insomma lunga storia, storia travagliata, la nostra, una brutta storia.
Poi non so, ieri notte non ho dormito quasi niente, avevo mal di schiena. Ho anche comprato una cravatta per festeggiare, e ciò senz'altro mi va molto indie-tro nel tempo a Marlene Dietrich, che per arrivar da lei lo dice il nome stesso che devi tornare in dietrich, quando ancora faceva scandalo per le cravatte, ma poi a conti fatti mi sa che indecisa lo era sul serio, mah, cazzi suoi. Poi niente, così, le cose. Io, l'architettura, sapete, roba del genere, roba di quelle che non sai mai, gliene frega a qualcuno, oppure no, insomma me lo chiedo, ecco, mica come quelli che ogni parola pare cachino oro, certo qualcuno ci riesce, e credo faccia malino, oddio, è tutta una quesione di ordini di grandezza e del resto pure una pagliuzza pagliuzzetta lo nobiliterebbe un mucchietto di merda, o no? No, dice il contadino, c'è oro e oro e c'è merda e merda e i contadini, è noto, sanno quello che dicono, e siccome sanno molto parlano poco, c'è pure un proverbio swahili, com'era?, bah, quante cose dimentico, sempre dimentico / che non ho ali per volare, ma questo non fa certo di me un contadino, e quindi ecco gli sproloqui, ecco tutto, eccomi qui, ed eccoci anche voi.

7.11.07

Surrealtà & surrealisti

Vengo or ora da un buon utilizzo del mio unico minuto libero della giornata. Di ritorno da un surreale giretto alla Sovrintendenza archivistica (surreale a causa degli strani personaggi che popolano Palazzo Sagges, prima tra tutti una buffa impiegata tra i cui difetti si annoverano una logorrea agghiacciante ed una bizzarra mancanza della capacità di discernere il limite tra gli argomenti di ordine personale e quelli di interesse generale, nonché mio nella fattispecie, e tra i cui pregi posso di contro registrare un sincero amore per la città vecchia ed una notevole conoscenza dei luoghi della stessa), sono passata a dare un'occhiata ad una delle mostre che vi avevo segnalato: la personale del pittore Valeri Tarasov, intitolata - un po' banalmente, in verità - Stati d'animo, presso la galleria Linea d'Arte, in via De Rossi.
Lì ho scoperto l'interessante artista russo che, se pur alle volte commetta qualche imprecisione tecnica, ha l'innegabile merito di centrare pienamente l'obiettivo della mostra: la rappresentazione di una sospensione totale dello spaziotempo in una dimensione priva di suoni, dai movimenti appena percettibili e lentissimi. I soggetti hanno caratteri fotografici (saranno appunto ricavati da fotografie dell'autore?), ma se pure le loro espressioni sembrano appartenere ad istanti brevi ed irripetibili, il carattere di tutta l'esposizione suggerisce ugualmente che gli attimi si possano dilatare all'infinito, che l'attesa durerà sempre.
Anche le scelte cromatiche sono, a mio parere, molto interessanti. Vaste aree monocromatiche conferiscono un piacevole straniamento alle ombre ed il tutto appare interpretare bene l'estetica e l'umore della nostra contemporaneità.

18.10.07

ALLELUJA - parte II

«Godelli: "Biennale Giovani Artisti Mediterraneo in Puglia nel 2008"

L'assessore al Mediterraneo Silvia Godelli comunica che il Comitato Internazionale BJCEM, Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, riunito a Torino il 28/29 settembre sotto la Presidenza di Luigi Radclif, ha accolto la candidatura della Regione Puglia, avanzata dal Presidente Nichi Vendola, a realizzare in Puglia l’edizione 2008. La edizione pugliese della Biennale accoglierà dunque, nel prossimo mese di maggio, 800 artisti provenienti da 48 Paesi dell’Europa e del Mediterraneo, e si svolgerà attraverso una numerosissima serie di eventi artistici e culturali, dalle mostre pittoriche alle arti visive al cinema e alla musica, dalla gastronomia alla moda e al design. L’iniziativa, che segnala la nostra Regione come fondamentale luogo di coesione e integrazione dei popoli del Mediterraneo e come sede di una visione del tutto innovativa di cultura e di “economia creativa”, sarà coordinata dagli Assessorati al Mediterraneo, allo Sviluppo Economico e alle Politiche Giovanili, e coinvolgerà in modo importante altri settori delle politiche regionali, quali il Turismo, i Beni Culturali, l’Agricoltura, le Politiche Sociali, quelle Ambientali e quelle del Territorio. Nell’esprimere grandissima soddisfazione per questo risultato, e un profondo ringraziamento al Comitato BJCEM che ha creduto nella capacità della Puglia di realizzare un evento di così grande significato, manifestiamo altresì la disponibilità della nostra Regione a concordare che un evento di apertura della Biennale possa aver luogo a Sarajevo prima della realizzazione della Biennale in Puglia. Un preevento a Sarajevo, città simbolo della ricostruzione dei Balcani, e città che a sua volta aveva presentato la propria candidatura a sede della Biennale 2008, segnerebbe infatti un ponte ideale tra la Puglia, i Balcani e l’intera area euromediterranea, indicando nell’arte e nella cultura la via maestra per un futuro di pace e di sviluppo di tutti i popoli che vi abitano.»

Tratto da www.regione.puglia.it


Insomma, ragazzi, qua si muove qualcosa per davvero. Diamogli forza, perchè duri nel tempo!!

25.9.07

ALLELUJA

Ok, ok, non dire gatto se non l'hai nel sacco, non ti fasciare la testa prima di essertela rotta (ma fallo pure se pensi che qualcuno potrebbe volertela spaccare, direi), «io non canterei... la moglie di Pasquale» (chi sa taccia), e via blaterando: ma è che, semplicemente, venerdì prossimo, grazie al sempre ottimo thelegs, potrebbe essere una delle serate migliori sulla piazza da un bel po', in questa maledetta città ("maledetta città", che pregasi leggere con voce rauca da similgangster, o quantomeno con sufficiente aria yankee. Yeah.) .

"Perché?"

starete senz'altro tutti dicendo.

Ebbene, perché a Bari sbarca un BARCAMP... e per di più sulla creatività giovanile pugliese!!
Trovate QUI tutte le informazioni possibili. E dai, baldi giovani di belle speranze... ci vediamo tutti venerdì sera a Santa Scolastica? Ci conto.

16.9.07

Wilkommen daheim. Vìtei zpatkj. Bienvenidos. Bentornati.


«Se al mattino ti alzi senza provare dolore,
sappi che sei morto.»
Adagio russo

Un incipit di discutibile gusto, se volete, e non ho da contraddirvi; ma questo è l'umore al ritorno dal lungo giretto che dalle wiener Sternen (?) mi ha portato a los establos Valencianos (!) con un diminuendo costante (e con una traduzione, è ovvio, assolutamente maccheronica).
Se il mio ritorno alla produzione su questo blog sia convinto o meno, non saprei dirlo: sto riscoprendo la gioia della comunione segreta dei miei pensieri con me stessa, ma mi sento anche tremendanente sola.

Il discorso sul mio destino si sta facendo sempre più strada tra gli altri e rischia di monopolizzare le mie cervella.
Ho paura di aver sbagliato tutto. So, se c'è mai qualcosa al mondo che io abbia saputo, che non potrò vivere se la mia vita non sarà la vita di un'artista; ma sono sprovvista di talenti particolari, oppure le migliaia di idee che il mio cervello produce ogni giorno soltanto chiedono che io mi dedichi loro, che io dia loro voce, che io mi decida a prendere in mano un benedetto pennello, o una chitarra, o una penna... mentre la paura di abbandonare il resto mi schiaccia, ed io non so. Non so più nulla.

Il fallito rifugio in emozioni elementari, hollywoodiane, è l'altra faccia del mio anelito impossibile alla bellezza delle cose complesse. I giganti mi schiacciano. Le stelle sono gelate. Esistono persone in grado di provocarmi sofferenza per il loro solo esistere, ed io le amo per questo.

Quando la gente asserisce di essere in cerca di un senso per la propria esistenza, intende davvero ciò che intendo io? Si sentono davvero tutti così, come un bambino con un'armatura medievale addosso, che non riesce a tener su la spada? Come chi, risvegliato da morte apparente, cerchi di risalire a galla del mucchio di corpi della fossa comune, seguendo il bagliore tra le membra putrescenti, cercando il profumo dell'ossigeno?
Finirà mai questa mia sete di un riscontro epico alla mia passione? Quanto forte dovrò gridare giustizia per farmi crocifiggere? Perché mi sento sempre un feto in attesa di nascere?

Le foto che avete visto sono qualcosa di questi viaggi guardata con i miei occhi. L'unica foto non mia è la terza, e ringrazio per essa Silvia che me l'ha concessa tenendo fede al comunismo fotografico (da ciascuno secondo la propria disponibilità di memoria SD a ciascuno secondo la propria necessità di immortalare) che ha caratterizzato tutto questo pellegrinaggio.
Prosit,

Maat

12.4.07

Favole faunesche

Che bello, ier sera sono stata ai Giardini di Atrebil a sentire i Faun Fables. Vabè, "i" è una parola grossa (checché se ne possa dire), perché a dar spettacolo in effetti c'erano solo la fascinosa Dawn "the faun" McCarthy, i suoi stivali e la sua chitarra. E non più di una manciata di spettatori, ovviamente, di cui peraltro metà occasionali: non si può dire infatti che i Giardini siano questo gran posto per far concertoni, sia chiaro, ma vi dirò, quel locale mi piace da morire proprio per aver conservato quell'aria umidiccia e misteriosa, ma al contempo fresca e "raffinata" (per come la intendo io) che molti "clubs" baresi hanno perso da tempo, se pure mai l'avevano avuta in passato.

Ma tornando a Faun Fables. Uno spettacolo un po' ristrettino (tanto che nemmeno appare tra le date del tour italiano della cantautrice statunitense), ma ne è valsa la pena eccome. Mimica affascinante, bella presenza scenica, voce alla Siouxie Sioux ed un apparato strumentale stupefacentemente evocativo per essere ridotto così all'osso. Un po' della riuscita si deve pure all'insospettabile acustica dei Giardini: chi l'avrebbe detto che in una stanzetta 10 x 10 sotto una volta di tufo si potesse sviluppare quell'atmosfera... Ben fatto!

Insomma, concerto gratuito, hot dog 10 e lode, bella compagnia e ottima musica. E mi so' fatta pure firmare il posterino! Evviva tutto :D

7.4.07

Novità



15.2.07

Cronaca di una vita universitaria

Ho capito: mi sento vivere solo quando il mio corpo fa sforzi paragonabili a quelli del mio cervello.

Oggi: casa - Poliba - casa, a piedi con addosso Pablo (per chi si fosse messo in ascolto soltanto ora, è il mio portatile), la borsa solita con dentro proverbiale astuccio, agenda, AA. VV. - Progettare tetti e coperture, AA. VV. - Repertorio di particolari costruttivi per l'edilizia residenziale, Yunus Cengel - Termodinamica e trasmissione del calore (testi universitari di architettura tecnica e fisica tecnica) ed una busta con dentro le stampe di AT2, una copia degli ultimi numeri di AREA e di CASABELLA (riviste di architettura in costosissime e pesantissime carte patinate).

Insomma: quanto fa 11 kg x 5 km?
Che ne so. Sono solo un ingegnere, io.




















[Foto: io in un momento di pausa.]

Inoltre: Sigmund, corro in tuo aiuto!! Ho trovato un suggerimento per te: heimlich puoi tradurlo liberamente con confidenziale, in italiano. Che ne pensi? Ha anche qui quell'inquietante doppio senso. ;)

5.1.07

Il tormento e l'estasi

Oggi non so cos'ho. O meglio, sono alcuni giorni che sto in questo strano modo.
Soffro di una curiosa insonnia che mi porta a chiudere occhio per non più di due o tre ore a notte, e in quelle poche mi capitano incubi d'ogni sorta. Nelle altre, sono preda di una inarrestabile estasi creativa. I miei occhi chiusi vedono centinaia di immagini diverse, concepiscono progetti di allegorie dipinte e musicate. Un vero e proprio bombardamento di idee. E anche se un poco di stanchezza mi prende, la tachicardia e l'agitazione sono tali che devo necessariamente alzarmi e prender nota di ogni cosa per il giorno dopo, ma poi finisce che mi ci metto a lavorare subito.
Di conseguenza, durante il giorno ho un fortissimo bisogno di dormire cui, per forza di cose, devo dare ascolto, e quindi la notte successiva siamo allo stesso punto. Ed è un gran dire che devo cercare di dormire di notte. Tre notti fa mi sono svegliata alle 5.00 (essendomi addormentata alle 2.00) e mi son messa a leggere nella speranza di riprendere sonno, ma nulla fino alle 8 passate, tanto vale alzarsi. Stanotte ho provato ad inchiodarmi le palpebre e a non alzarmi, ma avrò dormito sì e no quelle due ore di cui vi dicevo, non consecutive, ed entrambe rigorosamente corredate da sogni irrequieti che mi fanno svegliare dopo poco; alla fine ho battuto sul tempo la sveglia di un'ora e passa, e in piedi alle 6.20.
Ho prodotto due bozzetti per un'allegoria dell'architettura, ho qualche idea per quella della musica ed ho ideato anche un altro disegno che chiamerei "L'Imperatore". Inoltre ho quasi finito un articolo che avevo iniziato giorni fa.
Allora mi son detta che, se non per eccesso, devo andare per difetto. Starò sveglia tutto il giorno e vediamo se stanotte non mi prende il "sonno caposotto", come lo chiama mia madre! Dunque dalli con la caffeina e poiché saprete che non amo il caffé, mi son dedicata ad un Earl Grey a base di darjeeling ed ho rilanciato con una tazza di maté. Qualcuna di quelle maledette grüntee-bonbons non sembrava stonare e la dicitura "mit koffein" mi convinceva, quindi giù anche con quelle.
Mentre scrivevo l'articolo però, intorno alle 9.45, mi è venuto un gran sonno. Ho pensato che era ancora relativamente presto (relativamente ai miei standard, s'intende) e che potevo permettermi un'oretta di riposo. Manco per niente. Alla chiusura delle palpebre mi è balenata in mente ogni singola parola di questo post, nell'ordine. E dopo vari minuti a cercare di convincermi che l'avrei scritto al risveglio, ho ceduto, ed eccomi qua.
Porca miseria! L'ultima volta che ho sentito una descrizione come questa, al tipo stava venendo un cancro al cervello... vabé, era pur sempre John Travolta in Phenomenon... spero che l'esempio non calzi.
Detto questo, il sonno m'è passato e non mi resta che comportarmi di nuovo come aspirante ingegnere-architetto, aspirante poetessa, aspirante pittrice ed aspirante musicista.

Ma un musicista aspirante è un musicista cocainomane?

Non so. Per come mi sto sentendo, probabilmente sì.
Amen.

13.12.06

Ye olde bookshop

Ah, care vecchie estinte librerie come si deve.
Alla facciaccia della nuova Feltrinelli, della nuova Laterza e in breve di tutta la nuova commercialissima feccia multicolor che ha invaso questa città.

Oggi sono stata dalla Palomar. Ho chiesto se avessero il libro che cercavo. Hanno guardato sul pc (ok, piccola concessione all'era moderna) e c'era. Ma dove? Settore A1, edizioni Tea. Niente. Cerchiamo qui. Oppure qui. Può essere di qua: no, non c'è. Ma ci dev'essere. Qui? no. Eppure...

Insomma, un quarto d'ora noi e i due librai a dividerci i settori in cerca di 'sto Fiedler benedetto.

E poi, alla fine, trovato. Al piano di sotto!

Vive la vie,
Maat

19.5.06

Incontri d'antologia

La signora Caterina a cui servono il pane, un passaggio e 20 centesimi.
Il signor Giovanni a cui servono solo conferme.

24.1.06

Spazzatura di lusso

E non si pensi che io sia un'accanita castigatrice dei castigatori. Lungi da me muovere criti-che inutili e scontate tout court al perbeni-smo e ai suoi inganni. È solo che può diventare seccante che persone che ti conoscono da prima della tua nascita (è possibile anche questo) abbiano, non dico a pensar male, ma ci siamo quasi, per il semplice fatto che tu ami portare gli anfibi sotto le gonne. Dico sul serio. E se una sera lo smalto è nero, diventa marchio indelebile: pacchiana.
Allora, cominciamo dal fatto che non ho alcuna intenzione di apparire anticonformista o chessò io per il semplice fatto che mi piacciono gli smalti scuri, questo e quell'altro. Mi auguro mi si ritenga sufficientemente intelligente da scavalcare questo genere di idiozie.
È che vorrei davvero che degli affermati cinquantenni fossero in grado di operare la stessa astrazione mentale per arrivare ad intendere che non è un periodo, passerà, ho ventun'anni e non quattordici. Che l'estetica non ha canoni universali e se pure ce li avesse, non sarebbero tanto ristretti. Che, in fondo, se non metto le scarpe con il tacco a Capodanno magari non significa che adori Satana. Che non occorre aver paura di rivolgersi a me senza calibrare i termini fino all'ultima virgola: non assumo psicofarmaci per il controllo dell'umore, non faccio uso di stupefacenti. Non fumo nemmeno (i loro figli sì e questo, però, non li classifica mica). Che il distorsore non è un attrezzo del demonio. Che un buco (ops... due ^^) sulla cartilagine dell'orecchio può anche non essere motivo di disgusto o simbolo di chissà cosa. Che potrei anche aver ragione.
Ed è l'unico motivo che ancora mi trattiene dal fare certe cose tipo un piercing al labbro inferiore [aka "labret", N.d.M.]. So che ciò comporterebbe disappunto anche tra i miei stessi genitori (cui attribuisco, per certe cose, un'apertura mentale almeno un minimo maggiore). Pertanto mi privo di questa possibilità con le mie stesse mani. D'altronde, libertà vuol dire anche possibilità di rinunciare ai propri diritti per il semplice voler bene a qualcuno.
Non che mi diserederebbero, ovviamente, ma sapete, ci rimarrebbero un po' così. E per quanto in quel caso potrei [loading... controllo grammaticale in corso... please wait... mi sa che è giusto] cercare di spiegar loro che si tratta di pura estetica e nulla più e non di un manifesto di... boh... qualcosa, so bene che non potrei aprire grandi brecce nel loro immaginario. Vabè, pazienza.
E con ciò, vi supplico, non pensate che io adesso mi senta gloriosamente ribelle, riot girl, fuck the system e blablabla. In ginocchio ve lo chiedo. Non pensate nulla. Non pensate affatto. C'è una buona telenovela su Rete4 che potrebbe aiutare.
Io me ne torno a studiare, mica noccioline.

Comunque sì, il prossimo post sarà intelligente, promesso.

16.1.06

Dagherrotipi al tramonto

Quando uno frequenta i quartieri alti e i salotti buoni non è raro, sapete. Ma oggi ho avuto un rendez-vous quantomeno insolito. Diciamo, è come quando incontri una vecchia conoscenza nell'ultimo posto dove avresti mai pensato di incontrarla e, senza che tu possa in alcun modo controllare il tono di voce (che risulta quindi imbarazzantemente gracchiante), ti scappa da dentro istintivo un: "e tu cosa ci fai qui??". Così, insomma. Oggi dunque ho incontrato una vecchia amica su un territorio nuovo. Che sorpresa!
Bene bene. Ne esistono anche altre allora, di persone dalla doppia vita! E che fa se una delle due è fatta di nero su bianco, sempre vita è...
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Sara, poi. Era, è, il nome del mio pelouche preferito. Chi mi conosce può ben immaginare che animale sia ;) Morbida, fiera e immensa, la mia Sara polverosa!
Insomma, ognuno ha il suo negramaro del caso per aggrapparsi agli ultimi rantoli di irresponsabilità cui bisogna sforzarsi, ma che dico, imporsi di non rinunciare mai. Il mio (e non solo il mio!) alle volte si chiama Sara, alle volte sta in una penna e un foglio bianco, altre in una tastiera, altre in qualcosa di un po' troppo alcolico... ehm... non venga messa a verbale l'ultima osservazione.
Essì, perchè la soglia degli anni col 3 davanti non è poi così diversa da quella dei maledetti teens. Il grosso per diventare grandi è fatto ormai, da qui in poi è tutto un raccattare di pezzi di adolescenza (macchè adolescenza. Infanzia, quella sì era la pacchia. Chi diavolo la vuole un'altra adolescenza?!) e montarli per bene uno sull'altro per far quadrare un'identità che sia in grado di essere femminea senza perdere in dignità (dite dite, mica è così facile!). It is a man world...
E c'è qualcuno che di tutto questo sta facendo un'arte e una firma, un rigurgito generazionale che se la ride di Muccino & company e della loro gioventù inesistente. Deo gratias...