30.12.07

Ecco, sono nei guai.

Perché Bibliotee ha chiuso da un pezzo, e ormai ci avevo messo tristemente una pietra, sul suo magnifico Earl Grey imperiale, ma adesso anche Twinings mi tradisce. , Twinings, ho detto proprio così, e no, non intendo dire che compro miscele della gamma pregiata che pure so essere parte della produzione della celebre etichetta britannica. Intendo dire che fino a poco fa compravo, e mi piaceva, l'Earl Grey della Twinings al supermercato. Quello, quello. Quello con le bustine gialle. Bustine, sì.
Orrore e raccapriccio? Chetatevi, non ho perso completamente il senno ed il palato. Possiamo parlarne. Dico che è molto difficile trovare un Earl Grey in cui l'equilibrio tra la miscela e l'essenza aromatica sia accettabile, anche tra té di qualità. Per fare un esempio, tempo fa comprai da Deli (deli-zioso bugigattolo il cui solo cliente è il Dr. Fer., al quale peraltro ne devo la mia discoverta, sempre sia lodato) un costoso - per i miei taschini, si dia il caso - scatolotto della Taylors of Harrogate, che si è rivelato ahimè sbilanciatissimo, tanto da diventare bevibile, per quanto ovviamente piatto, solo dopo che le foglie vengano lasciate all'aria e mescolate variamente per lunghi minuti prima dell'infusione.
Au contraire, un altro costosetto Earl della Wittard of Chelsea, comprato da Crabtree & Evelyn, si era poi rivelato assolutamente anonimo, quasi un té non aromatizzato e di neanche gran pregio.
Non me ne vogliano quindi la graziosa vecchina del bucacchiòlo dei sapori o le signorotte dell'erboristeria di lusso: sono gli inconvenienti dell'acquisto a scatola chiusa; inconvenienti che, ahimé, non si presentavano in quel dell'amatissimo e suddetto Bibliotee ormai passato.
E infatti, tra tutte quelle che bevevo abitualmente, la miscela che aveva quel negozio era senz'altro la mia preferita. Profondissimo l'aroma, su una base darjeeling impeccabile; difficilissimo sbagliare il tempo di infusione. Secondo ad esso, invece, era appunto un Twinings in foglie che mi era capitato in casa tempo fa, non so più come, e che non ho più trovato. Anche lì, un discreto dialogo tra fondo ed olio essenziale.
Da allora, mi sono dovuta accontentare della versione imbustata di quest'ultima miscela, versione che, per quanto senz'altro povera di sfumature, eccetera eccetera, per lo meno conservava intatto il fatidico bilancio, in assenza del quale è impossibile, a parer mio, impostare un qualsiasi tipo di degustazione soddisfacente. Insomma, per le loro scarse pretese, quelle bustarelle se la cavavano egregiamente.
Ma adesso no. Ho visto il restyling della confezione, e i miei timori si sono rivelati fondati. Adesso anche Twinings sa di sapone. Sono nei guai.
Chi mi soccorre?

27.12.07

Dal mondo

Bari - dal 19 al 30 dicembre 2007
BariVecchia vista dai bambini | FORTINO SANT'ANTONIO

Una mostra di foto del Borgo Antico fatte dai bambini di Barivecchia con le macchinette fotografiche usa&getta. Tutta la mostra fotografica 2007 è visitabile on line al sito www.vistadalbasso.it.

Bari - dal 9 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008
Le città invisibili | GALLERIA LINEA D'ARTE

Ispirata al celebre libro di Italo Calvino l'intento degli artisti partecipanti è di far leva sul desiderio di rendere più "visibile" una città che sogna di riaprirsi dal punto di vista creativo, sperimentale, culturale.

Bari - dal 15 dicembre 2007 al 15 gennaio 2008
Lusso di provincia | CASTELLO SVEVO

In mostra abiti dell’ottocento appartenenti a famiglie borghesi che testimoniano la ricercatezza del vestire e forniscono elementi all’indagine storica del costume e della moda del tempo.

Bari - dal 16 dicembre 2007 al 20 gennaio 2008
Eterogenie | GALLERIA BOCCUZZI ARTE

Le vicendevoli visioni, e di risonanza cromatica, incorniciano un suggestivo quanto seducente punto di osservazione sulla presenza di un rigenerato afflato poetico.

Bari - dal 14 dicembre 2007 al 31 gennaio 2008
Irene Kung - Progetto 5/03 | GALLERIA BONOMO

Una serie di immagini che spaziano dal Pantheon alla Piramide Cestia, da un Onda del mare a un Ulivo in bianco e nero e a colori, per la mostra di fotografia di un’artista che solitamente predilige la pittura come mezzo espressivo.

22.12.07

... facciamo trentuno.

Gradevolmente solleticata dall'esperienza di oggi pomeriggio (ormai ieri, per la verità), la mia fantasia ha deciso di prendere il volo e spingersi più in là del dovuto; ma ormai è fatta, e quindi eccovi certi di quei suoi deliranti risultati.

Radio.
Quale potente elemento di comunicazione e di ricerca artistica.
E mi dico: se io avessi da inventare un programma radio, che ne farei?
Ecco, ecco cosa ne farei. Ne farei un luogo (un tempo? sapere che una trasmissione dura da un orario ad un altro la rende un luogo temporale, prima di tutto) in cui sia, ancora, da ricercare la bellezza in tutte le sue forme, purché esprimibili per via auditiva, rumoristica, sonora.
Avete presente quello che Philippe Daverio fa con PassepARTout? Una cosa del genere, ma meno didascalica e del tutto affidata all'udito.
Lo so che non avrebbe speranza. Lo so, lo so, che non ha senso.
Musica, poesia, teatro. Suoni, parole, rumori.


Vero?

21.12.07

E dopo Fuoriluogo... Fuori Frequenza

Essì, vita mondana per la vostra Maat, che da oggi è ufficialmente entrata in Bloggers, programma di Fuori Frequenza (la webradio dell'Università di Bari ospitata da Controradio) che da oggi seguirà nelle loro attività internettiane 30 bloggers universitari che studiano a Bari.
Sono assai onorata ed oggi ho fatto, insieme al Dr. Ferenczi, la mia timidissima comparsa on air.

E quindi sono una blogger "famosa"... buondìo :°°°D

20.12.07

Fuori luogo!

Dopo una clausura più che mensile, oggi sono riuscita a riprendere possesso dei miei piedi e a fare un giretto in città. Mi sono quindi accorta, con netto ritardo, di cosa nel frattempo fosse successo ad un passo da casa mia.


Insomma, tutta via De Rossi è diventata una delicatissima galleria di installazioni italo-giapponesi tanto low cost quanto poetiche, organizzate da Vittorio Palumbo di Exoticando con la partecipazione di tutte le case di arte e arredamento presenti nella via alberata del Murattiano. «Gli alberi hanno le foglie verdi e l'anima bianca», recita il manifesto dell'evento. Che bellezza!

10.12.07

Senza parole.

9.12.07

Jingle bells

Ebbene, quasi siamo a Natale; è il caso, quindi, che mi dia una mossa anch'io ad addobbare degnamente questa catapecchia.
Direi che questo video è l'ideale: bella performance, bella canzone, bellissimo l'insieme. Voila!

New news

Bari - dal 9 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008
Le città invisibili | GALLERIA LINEA D'ARTE
Ispirata al celebre libro di Italo Calvino l'intento degli artisti partecipanti è di far leva sul desiderio di rendere più "visibile" una città che sogna di riaprirsi dal punto di vista creativo, sperimentale, culturale.
Vernissage oggi alle 18.

8.12.07

In morte del fratello Karlheinz

In più...

Bari - dal 21 novembre al 10 dicembre 2007
Humanity, corpi ai confini dell'Umano | GALLERIA BLUORG

HUMANITY corpi ai confini dell'umano intende indagare la dimensione dell'uomo in un ampio spettro d'azione. Non solo i corpi con la loro caducità fisica e terrena, ma anche le contrastanti utopie future, che si prospettano sempre più vicine e tangibili. Un punto di confine, tra una realtà umana sempre più banalizzata dai mass-media e utopie post-organiche.
I dieci artisti in mostra evidenziano con differenti linguaggi le tematiche del corpo, che riprendono forma in maniera diversificata dopo la violenza degli anni Novanta; sconfinando tra video-art, iperrealismo e new-pop.

Bari - dall'8 dicembre 2007 all'8 gennaio 2008
Lumière à l’Alliance Française | ALLIANCE FRANÇAISE
Con diversi materiali e con diversi linguaggi, gli artisti manipolano la luce quasi fosse un materiale in continui passaggi dalla notte al giorno e viceversa, nella reciproca, indissolubile, appartenenza dell’ombra alla luce, della luce all’ombra.

Sembra che il tema dell'indagine sulla luce sia il fil rouge di varie manifestazioni d'ingegno, qui da noi ultimamente.
Sarà che la città si sta risvegliando da un torpore pluridecennale, e questa luce è la prima che tutti noi vediamo da tanto?

7.12.07

Cose buone dal mondo

Bari - dal 6 dicembre 2007 al 26 gennaio 2008
Children | MURATCENTOVENTIDUE ARTE CONTEMPORANEA
Tre giovani artisti che con linguaggi e materiali diversi (foto digitale, cera pongo su legno, carta intagliata su tavola) hanno saputo interpretare il tema dell’infanzia.

Bari - dal primo dicembre 2007 all'otto gennaio 2008
Jolanda Spagno - Inlandsis | MUSEO NUOVA ERA
In questi luoghi visibili del bianco, gli Inlandsis sono i ghiacciai, il nero cerca la trasformazione, come le sagome nere a matite trafitte dal bianco si sdoppiano sotto le lenti per poi fondersi nella visione.

Bari - dal 29 novembre al 16 dicembre 2007
Luce sul design - Cultura dell'oggetto e territorio | MUSEO ARCHEOLOGICO SANTA SCOLASTICA
Un dialogo sulla luce tra le specificità mediterranee e importanti realtà del design internazionale.

28.11.07

Cicero pro Domus sua

Amo molto questa rivista. Possiede una grande varietà di argomenti, per essere una di quelle classificabili come "di architettura", ed una capacità espressiva innovativa, raffinata e insieme dirompente. Parla poco e dice molto: è un piacevolissimo indicatore delle estetiche contemporanee.
Ma la gestione di quest'anno mi lascia molte perplessità, tant'è che ho smesso di acquistarla dal numero 905. Ho l'impressione che gli articoli abbiano perso di spessore, o piuttosto di piglio, di capacità di arrivare al nucleo delle cose.
Stessa cosa per l'impaginazione. Dal punto di vista estetico, secondo me un passo indietro nel tempo.
Che ne dite? Leggete questo articolo. Non lo condivido appieno, in particolare per la gestione Boeri, che io avevo amato molto. Leggete poi anche questo.

Siamo davvero ad una crisi (anche) dell'editoria italiana sull'architettura?

26.11.07

Ad ogni modo

Sì, vabé, ma io voglio suonare.

24.11.07

Alle volte bisogna ammetterlo.

Siamo pieni di pregiudizi. Io sono piena di pregiudizi.

Ieri camminavo tristemente per Piazza Umberto, col mio solitario yoghurt di Yogo tra le mani, e per mangiarlo più agevolmente (data la credo nota scomodità del tutto) mi son seduta a una panchina.
Alla mia destra vedo un folto gruppo di persone, pallidini, vestiti di scuro, tristemente, in modo assai passé. Li sento parlare animatamente una lingua sconosciuta. Penso: certo che gli Ucraini l'hanno proprio monopolizzato, il giardinetto.
Al che questi si alzano decisi ad andar via, e mi passano vicino. Ad un'analisi più attenta, il loro idioma si rivela essere dialetto di Molfetta. Stretto.

Andati i falsi Ucraini, li sostituisce un manipolo di punkabbestia. Li osservo rispettosamente, ma mi riconosco diversa da loro. Hanno un'estetica convincente ed a tratti affascinante; ma poi, penso, per lo più sono dei disadattati. Chissà i loro affetti, chissà se hanno una stabilità emotiva migliore della mia, chissà se la loro famiglia li vuole ancora.
Al che, uno risponde al cellulare (la cui suoneria era peraltro The Entertaniner di Gershwin*) e fa: «No Ma', non ti preoccupare. Devo andare 'sto pomeriggio con Nonno Vito.»

Infine, di ritorno a casa, vedo una graziosa famigliola composta da una giovane mamma e due bambini con cartella; a giudicare dai tratti somatici, probabilmente mauriziani. Penso: un giorno avremo anche noi i nostri immigrati di seconda e terza generazione, e saranno italiani a tutti gli effetti. Questo giorno è lontano ma lo aspetto con ansia.
Poi, la mamma si rivolge al pargolo con un impeccabile accento barese.

Alle volte bisogna ammetterlo. Integrare (davvero) le diversità nel proprio cervello è più difficile che farlo nelle proprie strade.



*Errata corrigo: come mi si fa giustissimamente notare, ovviamente Scott Joplin.

Le ultime

Bari e Provincia - dal 09 al 29 novembre 2007
Time Zones, tutto il programma
Per non perdere neanche un appuntamento del Festival sulle Musiche Possibili ecco l'intero programma della rassegna e i costi dei singoli biglietti e degli abbonamenti. Per leggere l'articolo di presentazione clicca qui.

Bari - dal 28 settembre al 16 dicembre 2007
Paolo Panaro propone Le Direzioni del Racconto | AUDITORIUM VALLISA
Dal 28 settembre al 16 dicembre all’Auditorium Vallisa un progetto del Centro Diaghilev. Settantuno appuntamenti per contribuire a delineare le molteplici facce della narrazione, lungo un percorso che si sviluppa tra teatro, letteratura e poesia, con spettacoli, letture sceniche, mise en espace, oltre a un laboratorio di formazione.

Bari - dal 24 novembre al 7 dicembre 2007
Myriam Risola - Le aggettivazioni fabulistiche | ARTE & IMMAGINE
opere recentissime dell’artista, affermata nel campo delle arti visive contemporanee con partecipazioni a varie rassegne, dall’Expo Arte di Bari alla Quadriennale di Roma.

Bari - dal 13 novembre 2007 al 20 maggio 2008
Cineforum Esedra, tutte le date | CINEMA ESEDRA
Il cinema.. omaggio alla vita
"..la vita ed il cinema sono della stessa materia di cui sono fatti i sogni,
cioè un magma immediato, vivido, incandescente, di esperienza e di desiderio.."
(Francois Truffaut)

23.11.07

Perché il silenzio è dei colpevoli!

E così, variamente sollecitata da chi tra l'altro ovviamente c'era, dovrò pur dire qualcosa del SUPERFANTAMEGACONCERTO DEI TUXEDOMOON di domenica!! :D

Dio benedica Time Zones, in altre parole. Fanno sempre dei bellissimi concerti (che ovviamente mi perdo per il 70% ogni anno, figuriamoci), ma, beh, i Tuxedomoon sono i Tuxedomoon e non c'è storia, non si discute.
Vabè, certo che si discute, e infatti a dirla tutta per come il concerto è iniziato un po' delusa sono rimasta, ecco. Le prime due canzoni (si potranno poi sminuire così i prodotti della mente di Reininger & Co.?) proprio non mi sono piaciute. Che è quel rock and roll? Che diavolo è quella sonorità - almeno non quella struttura - massì, diciamolo pure... pop?!
Certo, sarò io probabilmente ad essermi arroccata all'immagine dei Tuxedo che mi viene da Pinheads on the move prima di tutto, poi da Half Mute, e solo dopo da Desire e dagli altri precedenti l''83... lo so, lo so, forse sbaglio, ma per me QUELLI sono loro, non altri. Sennò stacco.
Ed è per questo che mi sono entusiasmata soprattutto nell'ultima parte, quando i ragazzoni sono ri-usciti acclamati da quanti avevano trovato il modo di fare un baccano impressionante dando schienate al fondo metallico della sala del Palatour Perla.

Piccola parentesi: che tristezza, il Palatour Perla. A detta dell'onnisciente Ludo, il giorno prima, sullo stesso palco poi occupato dai semidei, c'erano state Natalie Caldocazzo (ops! era nazzo, nazzo... scusate davvero) e non so quale altra battona dello stesso genere, probabilmente nel peggiore dei musical americani di quarant'anni fa tradotti in italiano da Pupo, o da chi per lui. Questo per dire dei programmi del luogo; ma a guardarlo dal punto di vista estetico non ci sarebbero meno cose da dire. Certo, le poltroncine centrali erano comode, questo sì. Ma non mi può restare accesa per tutta la durata del concerto dei Tuxedomoon la scritta al neon "Palatour Perla" sopra il palco [dannazione, saprò dove mi trovo!]... Con peraltro l'evidenza inconfondibile che "Perla" sta per il latte Perla, manco per la perla come bell'oggetto naturale.

Sono così contenta del tutto, nonostante la mia tutto sommato scarsa conoscenza dei brani eseguiti, che oggi sono andata dal miglior negozio di dischi della città (che da ora in avanti chiameremo per semplicità NR) nella vana speranza di trovarci Half Mute, chiaramente esaurito. In compenso, poiché il noto proprietario (noto in particolare per le consonanti che gli mancano, oltre che per la simpatia generale :D) era seduto proprio dietro di me al concerto, ci siam messi a fare due chiacchiere. Che casino che ha fatto domenica sera :D. Prossimo obiettivo: arrivare a quell'età con lo stesso entusiasmo per l'idea del concerto. Evviva.
Il delizioso ometto mi ha anche consigliato l'ultimo dei Tuxedo. Anche Nico me l'avevo detto. Approfondirò.
Bene, sfruttando il sempre ottimo lavoro di Dani linkerò qualcosa preso lì di straforo.
Voilà!



Ma ne approfitto per aggiungerci qualcosa che ho trovato su YouTube per grazia di qualche altro furbastro lì domenica.




E niente, cioè piuttosto e tutto, ma dovrei andare a sgobbare un po'. Peraltro, poi, per il sempiterno architetto S., che ho trovato proprio lì al concerto domenica. Che piccolo piccolo mondo.

Ah, ecco. Proprio ora che mi stavo per mettere a lavorare alla mia stazione, arriva mio padre che vuole che gli traduca da un discutibile inglese le istruzioni per un altrettanto discutibile metal detector. Mah.
A presto.

22.11.07

Ed io godo ancor poco

«[...]
O greggia mia che posi, oh te beata,

Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu sé queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
[...]»

[da Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, Giacomo Leopardi, 1829-1830]

16.11.07

Interassi

Stasera mi sento peculiarmente disordinata, per questo ho deciso di sedermi qui e scrivere seguendo un istinto che spesso ignoro, qui, altrove, convinta da un consueto pudore che esistano argomenti d'interesse, ed argomenti no; per esempio, l'altro giorno sono andata all'ultima puntata di Silence, il festival di musica acusmatica i cui manifesti per il secondo anno consecutivo ho visto affissi al Politecnico, ma l'anno scorso non ero riuscita ad andarci, insomma lo fanno sempre intorno al mio compleanno. Oh, il mio compleanno, mi sarei aspettata un ricambio maggiore di affetto, ma evidentemente non è annata; le locandine di Silence, dicevo, che figa quella di questa edizione, ho stretto pure la mano al tipo che l'ha fatta e adesso fa bella mostra di sè in camera. Non il tipo, la locandina.E quindi, la musica acusmatica. Senz'altro un argomento d'interesse, sì, senz'altro. Come del resto se vi parlassi di che cosa ha detto Francesco dal Co in Casabella 758 a proposito della nuova biblioteca di Toyo Ito a Tokio, citando l'aforisma 24 del Crepuscolo degli idoli. Ma è che oggi sono andata in un negozio, ho chiesto se qualcuno avesse, pietà, una camicia bianca - insomma non volevo poi tanto, una camicia bianca, una camicia bianca è amica... - e quella ha fatto quella cosa che tutte le donne odiano. Prima con aria indifferente mi ha chiesto «che taglia?», e poi, quando le ho risposto, l'affronto: in quel millisecondo strafottuto mi ha scrutata tutta, porca miseria. Che fai, non ci credi? Se ti ho detto quaranta vuol dire quaranta brutta stronza, secondo te mi prendo le cose più strette per far bella figura con te? No dico, c'ho ventitré anni, conoscerò il mio corpo, certo non siamo amici ma ci siamo frequentati per un bel pezzo, poi vabé, io non l'ho più cercato, lui mi ha mandata a culo e culo ha detto «beh?», insomma lunga storia, storia travagliata, la nostra, una brutta storia.
Poi non so, ieri notte non ho dormito quasi niente, avevo mal di schiena. Ho anche comprato una cravatta per festeggiare, e ciò senz'altro mi va molto indie-tro nel tempo a Marlene Dietrich, che per arrivar da lei lo dice il nome stesso che devi tornare in dietrich, quando ancora faceva scandalo per le cravatte, ma poi a conti fatti mi sa che indecisa lo era sul serio, mah, cazzi suoi. Poi niente, così, le cose. Io, l'architettura, sapete, roba del genere, roba di quelle che non sai mai, gliene frega a qualcuno, oppure no, insomma me lo chiedo, ecco, mica come quelli che ogni parola pare cachino oro, certo qualcuno ci riesce, e credo faccia malino, oddio, è tutta una quesione di ordini di grandezza e del resto pure una pagliuzza pagliuzzetta lo nobiliterebbe un mucchietto di merda, o no? No, dice il contadino, c'è oro e oro e c'è merda e merda e i contadini, è noto, sanno quello che dicono, e siccome sanno molto parlano poco, c'è pure un proverbio swahili, com'era?, bah, quante cose dimentico, sempre dimentico / che non ho ali per volare, ma questo non fa certo di me un contadino, e quindi ecco gli sproloqui, ecco tutto, eccomi qui, ed eccoci anche voi.

7.11.07

Surrealtà & surrealisti

Vengo or ora da un buon utilizzo del mio unico minuto libero della giornata. Di ritorno da un surreale giretto alla Sovrintendenza archivistica (surreale a causa degli strani personaggi che popolano Palazzo Sagges, prima tra tutti una buffa impiegata tra i cui difetti si annoverano una logorrea agghiacciante ed una bizzarra mancanza della capacità di discernere il limite tra gli argomenti di ordine personale e quelli di interesse generale, nonché mio nella fattispecie, e tra i cui pregi posso di contro registrare un sincero amore per la città vecchia ed una notevole conoscenza dei luoghi della stessa), sono passata a dare un'occhiata ad una delle mostre che vi avevo segnalato: la personale del pittore Valeri Tarasov, intitolata - un po' banalmente, in verità - Stati d'animo, presso la galleria Linea d'Arte, in via De Rossi.
Lì ho scoperto l'interessante artista russo che, se pur alle volte commetta qualche imprecisione tecnica, ha l'innegabile merito di centrare pienamente l'obiettivo della mostra: la rappresentazione di una sospensione totale dello spaziotempo in una dimensione priva di suoni, dai movimenti appena percettibili e lentissimi. I soggetti hanno caratteri fotografici (saranno appunto ricavati da fotografie dell'autore?), ma se pure le loro espressioni sembrano appartenere ad istanti brevi ed irripetibili, il carattere di tutta l'esposizione suggerisce ugualmente che gli attimi si possano dilatare all'infinito, che l'attesa durerà sempre.
Anche le scelte cromatiche sono, a mio parere, molto interessanti. Vaste aree monocromatiche conferiscono un piacevole straniamento alle ombre ed il tutto appare interpretare bene l'estetica e l'umore della nostra contemporaneità.

4.11.07

Io sto a casa a rischiare un infarto ogni quarto d'ora per colpa di questo maledetto progetto, e intanto...

Bari - dal 3 al 29 novembre 2007
Gaetano Grillo - Mediterranea-mente | SALA MURAT
La mostra segna il ritorno a Bari dell’artista originario di Molfetta, trentacinque anni dopo la sua prima mostra personale in assoluto.

30.10.07

Buone nuove

In questo periodo di forzata inattività blogghica, ho deciso di utilizzare questo spazio come contenitore, almeno, di notizie circa eventi interessanti che si verifichino nei nostri amati dintorni.
Ho creato quindi un altro cassetto, che fungerà dunque da archivio per tutte queste belle novità.

Andiamo a cominciare!

Bari - dal 29 settembre al 16 novembre 2007
Nel cuore della notte | MURATCENTOVENTIDUE ARTE CONTEMPORANEA

Light-boxes, foto,video,in parte inediti, di cinque artisti italiani - Christian Caliandro, Francesco Carone, Semira Forte, Rafael Pareja, Giuseppe Teofilo - , già apprezzati dagli addetti ai lavori, che si confrontano con un tema di grande fascino.

Bari - dal 13 ottobre 2007 al 2 marzo 2008
Gabriele Basilico - Bari | PINACOTECA PROVINCIALE

Novanta immagini in bianco e nero raccontano il capoluogo pugliese, attraverso l’inconfondibile visione del fotografo, nella sua complessità e fisicità.

Bari - dal 25 ottobre al 24 novembre 2007
Mario Vespasiani - Holy Wood Endless. Dalla tela al film e ritorno | GALLERIA VISCONTI - ARTSINERGY

La mostra presenta in un percorso rigoroso, quattro grandi opere in dialogo con le proiezioni di spezzoni di un film muto del 1928, una pellicola in bianco e nero nella quale il regista Camillo Perazzoli ha individuato un network con le opere imponenti ed enigmatiche tele di Mario Vespasiani.

Bari - dal 26 ottobre al 6 novembre 2007
Concorso BLUorG Under 30 2007 | BLUorG


Bari - dal 27 ottobre al 24 novembre 2007
Valeri Tarasov - Stati d’animo | GALLERIA LINEA D'ARTE

La mostra esprime l’esigenza di ‘fermare il tempo’ in spazi e momenti di riflessione definiti in contrapposizione alla frenesia quotidiana in cui il mondo odierno è coinvolto; gesti, sguardi, ambientazioni vogliono rappresentare l’individuo contemporaneo fermato in un attimo del suo percorso fisico e onirico.

Bari - dal 30 ottobre al 30 novembre 2007
Kazuko Miyamoto | GALLERIA BONOMO

La mostra è composta di alcune installazioni eseguite sul posto dall’artista ed una serie di disegni a collages. Recentemente ha ampliato il suo lavoro con video, fotografie, gouache, ed altri materiali naturali.

Bari - 5-8 novembre 2007
La fotografia come mezzo di integrazione: convegno e workshop

5 novembre, ore 16.30 - Convegno | Aula Magna della Facoltà di Agraria, via Amendola 165/a, Università degli Studi di Bari
6-7-8 novembre - Workshop di Mario Cresci | Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari


Bene, per il momento è tutto. Come vedete, mi sono limitata strettamente a Bari, e ciò è dovuto, oltre che alla consueta penuria di tempo, a necessità di rendere agile la rubrica nonché, neanche a dirlo, da quel certo orgoglio cittadino tipico di una studentessa che si accorge che, massì, forse la propria città non è poi tutto 'sto malaccio.
A presto!

18.10.07

ALLELUJA - parte II

«Godelli: "Biennale Giovani Artisti Mediterraneo in Puglia nel 2008"

L'assessore al Mediterraneo Silvia Godelli comunica che il Comitato Internazionale BJCEM, Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, riunito a Torino il 28/29 settembre sotto la Presidenza di Luigi Radclif, ha accolto la candidatura della Regione Puglia, avanzata dal Presidente Nichi Vendola, a realizzare in Puglia l’edizione 2008. La edizione pugliese della Biennale accoglierà dunque, nel prossimo mese di maggio, 800 artisti provenienti da 48 Paesi dell’Europa e del Mediterraneo, e si svolgerà attraverso una numerosissima serie di eventi artistici e culturali, dalle mostre pittoriche alle arti visive al cinema e alla musica, dalla gastronomia alla moda e al design. L’iniziativa, che segnala la nostra Regione come fondamentale luogo di coesione e integrazione dei popoli del Mediterraneo e come sede di una visione del tutto innovativa di cultura e di “economia creativa”, sarà coordinata dagli Assessorati al Mediterraneo, allo Sviluppo Economico e alle Politiche Giovanili, e coinvolgerà in modo importante altri settori delle politiche regionali, quali il Turismo, i Beni Culturali, l’Agricoltura, le Politiche Sociali, quelle Ambientali e quelle del Territorio. Nell’esprimere grandissima soddisfazione per questo risultato, e un profondo ringraziamento al Comitato BJCEM che ha creduto nella capacità della Puglia di realizzare un evento di così grande significato, manifestiamo altresì la disponibilità della nostra Regione a concordare che un evento di apertura della Biennale possa aver luogo a Sarajevo prima della realizzazione della Biennale in Puglia. Un preevento a Sarajevo, città simbolo della ricostruzione dei Balcani, e città che a sua volta aveva presentato la propria candidatura a sede della Biennale 2008, segnerebbe infatti un ponte ideale tra la Puglia, i Balcani e l’intera area euromediterranea, indicando nell’arte e nella cultura la via maestra per un futuro di pace e di sviluppo di tutti i popoli che vi abitano.»

Tratto da www.regione.puglia.it


Insomma, ragazzi, qua si muove qualcosa per davvero. Diamogli forza, perchè duri nel tempo!!

14.10.07

Mashup time

Ok: siccome, come potrete notare, su questo cacchio di blogspot ho continui problemi a caricare musica, beccatevi un po' questa roba che ho trovato in giro.

Fantastici :D



25.9.07

ALLELUJA

Ok, ok, non dire gatto se non l'hai nel sacco, non ti fasciare la testa prima di essertela rotta (ma fallo pure se pensi che qualcuno potrebbe volertela spaccare, direi), «io non canterei... la moglie di Pasquale» (chi sa taccia), e via blaterando: ma è che, semplicemente, venerdì prossimo, grazie al sempre ottimo thelegs, potrebbe essere una delle serate migliori sulla piazza da un bel po', in questa maledetta città ("maledetta città", che pregasi leggere con voce rauca da similgangster, o quantomeno con sufficiente aria yankee. Yeah.) .

"Perché?"

starete senz'altro tutti dicendo.

Ebbene, perché a Bari sbarca un BARCAMP... e per di più sulla creatività giovanile pugliese!!
Trovate QUI tutte le informazioni possibili. E dai, baldi giovani di belle speranze... ci vediamo tutti venerdì sera a Santa Scolastica? Ci conto.

20.9.07

Zeitgeist

Nessuno di voi ha la sensazione di essere vicino al bordo di un baratro? Insomma, non dico come persone, dico come epoca storica. Io sì.
Mi sento come sotto una cappa d'aria stagnante. L'architettura è viva più che mai, certo, ma come dissi, essa è sempre in ritardo di un secolo su ogni cosa. Per il resto, tutto è fermo in attesa di.
Vedete, è come se, hegelianamente parlando, fosse arrivato il momento, come se tutti noi avessimo bisogno di un rinnovamento. Ci vuole, chessò, una terza guerra mondiale.

Ma per fortuna ci sono quelli che lo spirito del proprio tempo lo percepiscono alla perfezione e, grazie a Dio, sembra stiano lavorando intensamente per accontentarci.

18.9.07

È un problema di spazio

Anche la disperazione impone dei doveri
e l'infelicità può essere preziosa
non si teme il proprio tempo è un problema di spazio
non si teme il proprio tempo è un problema di spazio

[CSI - La linea gotica]

Basta, occorre che io scriva.
Ragazzi, amici bloggers baresi, vi chiamo ad esprimervi su una questione per me fondamentale.
Pur non potendomi dire propriamente vicina alla laurea, sento ormai da tempo il peso delle risoluzioni che ci si aspetta che io prenda riguardo al mio imminente futuro.
Come sapete, il mio campo (mio? E da quando? Quanti dubbi ancora irrisolti m’impediscono di abbandonarmi completamente alla vocazione?) è l’Architettura con tutti i suoi dintorni, e come certo anche saprete, Bari non è una città in cui per un architetto sia poi semplice trovare risposta alle proprie aspirazioni. Dunque, sembra prospettarsi per me quasi ovvia la scelta della partenza, prima o poi; se io lo voglia o no, non è né chiaro, né a quanto pare importante.
Certo, ho avvertito spessissimo chiari segni da parte mia di una sincera vocazione al nomadismo. Ho voglia di stare per un po’ in un posto dove mi sia necessario parlare un’altra lingua, e poi un’altra, e poi un’altra. Non che non ami la mia, tutt’altro, mi sapete senz’altro feticistissima al riguardo. Ma così, per cambiar aria, per imparare tutto ciò che la mia storia personale mi ha impedito di apprendere finora.
Ma l’altra faccia di questa medaglia (al valore perduto) è il dolore che già oggi provo al pensiero della partenza. Lasciare tutto ti sradica, bando ad illusioni contrarie, ed io ho paura. Paura di ascoltare per telefono quella voce strana che mia madre fa quando sono lontana, anche solo per poco: una voce diversa, una voce per estranei. Ho paura di non poter vedere i miei invecchiare e mio fratello diventare un uomo. Per come son fatta, prima o poi gli impegni mi fagociterebbero, e riuscirei a vederli pochissimo. Talmente mi fa soffrire questo che scrivo, colleghi, che lo faccio a fatica.
Eppure, qui non si può restare. Per quanto io l’ami, questa città è una delusione continua. Per qualsiasi minuscola cosa ci si deve scontrare contro muri di disperazione, di noia, di indifferenza, di sonno. Io la difendo a spada tratta sempre, la mia tana; fronteggio detrattori di tutte le specie, con tutti gli argomenti che posso, primo l’orgoglio.
Ma poi, quando resto con te da sola, mia patria malata, sei proprio tu ad allontanarmi. Non è così? Come la lupa amorevole con il cucciolo ormai grande.
Che devo fare?
Sperimentare la vita vera al di là della linea d’ombra? Scoprire di quanto mi sono privata fino ad oggi, dolermene tanto da non riuscire ad impadronirmene, e tornare con la coda tra le gambe? Oppure, mandare tutto al proprio fanculo, scappare, sperare di sfondare (dove? chi?), dimenticare il resto?

Ecco che qui ricorro al vostro capezzale, allora, voi che conoscete ciò di cui parlo, fratelli miei!
Io conosco certi di voi, come me, che hanno ancora speranze per questa città. Che farete? Resterete? Se solo fossimo così tanti, così forti da ricostruire ciò che anni di silenzio hanno distrutto… Riempiamo Bari di gallerie d’arte, di movimento, parliamo! Che ci sia ad ogni angolo musica e colore; che si formino salotti, riviste, opinioni; che s’ami quanto c’è da amare, ed odi quanto lo occulta.
Vi prego, io andrò via, ma voglio tornare; ditemi che lo faremo tutti, che ci sarà un futuro per il luogo in cui siamo nati!


16.9.07

Wilkommen daheim. Vìtei zpatkj. Bienvenidos. Bentornati.


«Se al mattino ti alzi senza provare dolore,
sappi che sei morto.»
Adagio russo

Un incipit di discutibile gusto, se volete, e non ho da contraddirvi; ma questo è l'umore al ritorno dal lungo giretto che dalle wiener Sternen (?) mi ha portato a los establos Valencianos (!) con un diminuendo costante (e con una traduzione, è ovvio, assolutamente maccheronica).
Se il mio ritorno alla produzione su questo blog sia convinto o meno, non saprei dirlo: sto riscoprendo la gioia della comunione segreta dei miei pensieri con me stessa, ma mi sento anche tremendanente sola.

Il discorso sul mio destino si sta facendo sempre più strada tra gli altri e rischia di monopolizzare le mie cervella.
Ho paura di aver sbagliato tutto. So, se c'è mai qualcosa al mondo che io abbia saputo, che non potrò vivere se la mia vita non sarà la vita di un'artista; ma sono sprovvista di talenti particolari, oppure le migliaia di idee che il mio cervello produce ogni giorno soltanto chiedono che io mi dedichi loro, che io dia loro voce, che io mi decida a prendere in mano un benedetto pennello, o una chitarra, o una penna... mentre la paura di abbandonare il resto mi schiaccia, ed io non so. Non so più nulla.

Il fallito rifugio in emozioni elementari, hollywoodiane, è l'altra faccia del mio anelito impossibile alla bellezza delle cose complesse. I giganti mi schiacciano. Le stelle sono gelate. Esistono persone in grado di provocarmi sofferenza per il loro solo esistere, ed io le amo per questo.

Quando la gente asserisce di essere in cerca di un senso per la propria esistenza, intende davvero ciò che intendo io? Si sentono davvero tutti così, come un bambino con un'armatura medievale addosso, che non riesce a tener su la spada? Come chi, risvegliato da morte apparente, cerchi di risalire a galla del mucchio di corpi della fossa comune, seguendo il bagliore tra le membra putrescenti, cercando il profumo dell'ossigeno?
Finirà mai questa mia sete di un riscontro epico alla mia passione? Quanto forte dovrò gridare giustizia per farmi crocifiggere? Perché mi sento sempre un feto in attesa di nascere?

Le foto che avete visto sono qualcosa di questi viaggi guardata con i miei occhi. L'unica foto non mia è la terza, e ringrazio per essa Silvia che me l'ha concessa tenendo fede al comunismo fotografico (da ciascuno secondo la propria disponibilità di memoria SD a ciascuno secondo la propria necessità di immortalare) che ha caratterizzato tutto questo pellegrinaggio.
Prosit,

Maat

31.7.07

101 di questi posti!

101esimo post su questo blog, ed è un post di arrivederci a tutti voi.
Lo so, lo so, sono stata una pessima padrona di casa in questi ultimi tempi: vi ho lasciati sulla soglia senza farvi accomodare, non vi ho offerto stuzzichini di alcun tipo e nemmeno nulla di buono da bere.
Ma ho avuto i miei perché, tra i quali non ultimi quelli universitari: pensate che per dare Disegno II non ho dormito che un paio d'ore al giorno per una settimana, e le ultime nottate sono state consecutive, senza sosta, senza respiro. Ho rischiato la morte, porcocacchio, che pretendete! :D

E adesso vado. Verso Sud, verso l'amatodiato Salento come ogni anno, anche se per poco. Poi mi aspetta un giretto per l'Europa in cui spero di consumar suole su suole. Vedrò di mandarvi cartoline in quantità. ;)

Buon viaggio a tutti voi, allora. Ci vediamo quando vi sarete a sufficienza abbronzati; io, se mi va bene, tornerò piuttosto sbronzata, e felice di aver visto tanto.

Tutto il bene del mondo, vostra,

Maat


7.5.07

Come nella penna e nell'inchiostro

Sì come nella penna e nell'inchiostro
è l'alto e 'l basso e 'l mediocre stile,
e ne' marmi l'immagin ricca e vile,
secondo che 'l sa trar l'ingegno nostro;

così, signor mie car, nel petto vostro,
quante l'orgoglio è forse ogni atto umile;
ma io sol quel c'a me proprio è e simile
ne traggo, come fuor nel viso mostro.

Chi semina sospir, lacrime e doglie,
(l'umor dal ciel terreste, schietto e solo,
a vari semi vario si converte),

però pianto e dolor ne miete e coglie
chi mira alta beltà con sì gran duolo,
ne ritra' doglie e pene acerbe e certe.

[Michelangelo, sonetto XVI]

28.4.07

Postmoderno, postcontemporaneo, quasi antico


In Casabella 754, Souto de Moura elabora un’interessante analisi del completamento dell’isolato del Banco de España di Madrid, ad opera di Rafael Moneo.
L’analisi è interessante non tanto per il tema del restauro/risanamento, che, a detta dello stesso Souto de Moura, tutto sommato non si è mai spinto tanto più in là della dialettica Ruskin – Viollet-Le Duc; piuttosto fondamentale è stato l’accenno, forse fugace al limite della consapevolezza, alla portata concettuale di un simile intervento in un’ottica di indagine della questione postmoderna.
L’operazione che Moneo porta a termine, per dirla alla breve, costituisce il superamento e la sintesi della sterilità delle due posizioni estreme: né la riproposizione fintoantica del fasto artigianale dello stucco e della pietra intagliata di fine ‘800, né la violenza della rinuncia apertamente propugnata a suon di futuri, lontani o prossimi che siano.
Confesso che il giudizio su questo intervento mi è costato diverse ore di elaborazione mentale. Gran parte di questa difficoltà mi era stata ingenerata dal raffronto che Souto de Moura faceva tra i nuovi rilievi di facciata dell’edificio e il Nudo che scende le scale di Duchamp: se in quelle sculture egli ravvisava (forse) la stessa dignità dei segni avanguardistici dell’allusione cubista, io ci vedevo (quasi) solo un percorso a ritroso dal dettagliato al grezzo, magari ispirato più da necessità di risparmio che da intenzioni dichiarative, o se non altro un’operazione di rasterizzazione un po’ banale, una resa in pixel fuori scala dell’immagine dell’antichità; una cosa, insomma, che salvasse capra e cavoli. La vedo ancora velatamente in questo modo, ma riconosco che l’intervento non è assolutamente di punto rilievo per il verso concettuale, tant’è vero che lo stesso autore dell’articolo non si esime dal citare l’opera di Aldo Rossi (nella fattispecie l’isolato in Schützenstrasse), che, forse a ragione ma probabilmente ormai più per consuetudine diffusa, pare legata da vincolo di biunivocità con quanto l’Italia abbia potuto produrre di postmoderno in architettura.
Ma, a questo punto, la differenza: «una posizione completamente diversa da quella adottata a Berlino da Rossi, secondo il quale il senso derivava dalla simulazione di elementi architettonici storicizzati, fuori scala, riprodotti con materiali plastici – ma, alla fine, eravamo al culmine del post-moderno…», dice Souto de Moura a proposito di Moneo, dichiarando in qualche modo inequivocabilmente che l’era postmoderna è finita e che ne è cominciata un’altra, quella postcontemporanea, come a certi pare di chiamarla. E dunque, che è di tutta la teorizzazione sulla fine delle teorizzazioni? L’epoca postmoderna sarebbe dovuta essere l’ultima delle epoche, per così dire, e dilatarsi nell’infinità del tempo; evidentemente qualcosa è successo ed ha annientato l’esattezza di questa autopostulazione che, pur apparentemente plausibile (e tutto sommato riposante nella sua lapidaria velleità di destabilizzazione), un po’ alla Anselmo d’Aosta si dimostra inesorabilmente fallace. Così, Moneo può superare quel po’ di cattivo gusto anni ’90 da cui in fondo Rossi e qualcuno dei suoi coevi erano affetti, e sintetizzare con una certa grazia e senza più nemmeno l’ultimo timore reverenziale l’antichità e l’oggi-che-vuole-essere-già-domani.
Forse è stata la panacea multimediale a ricostruire il metalinguaggio distrutto dalla caduta del muro? O piuttosto ha accelerato la sua rovina, conferendo all’uomo un così sproporzionato potere comunicativo da ridurre ad ineffabile la realtà, e l’arte con essa? Il salto della postmodernità, pur ammettendo che quell’epoca sia finita (sia per “conclusa” sia per “non-infinita”), può mai essere, esistenzialisticamente, un salto in avanti?

23.4.07

Lamento

Uns ist kein Sein vergönnt. Wir sind nur Strom,
Wir fließen willig allen Formen ein:
Dem Tag, der Nacht, der Höhle und dem Dom,
Wir gehn hindurch, uns treibt der Durst nach Sein.

So füllen Form um Form wir ohne Rast.
Und keine wird zur Heimat uns, zum Glück, zur Not,
Stets sind wir unterwegs, stets sind wir Gast,
Uns ruft nicht Feld noch Pflug, uns wächst kein Brot.

Wir wissen nicht, wie Gott es mit uns meint,
Er spielt mit uns, dem Ton in seiner Hand,
Der stumm und bildsam ist, nicht lacht noch weint,
Der wohl geknetet wird, doch nie gebrannt.

Einmal zu Stein erstarren! Einmal dauern!
Danach ist unsre Sehnsucht ewig rege,
Und bleibt doch ewig nur ein banges Schauern,
Und wird doch nie zur Rast auf unsrem Wege.


[Herman Hesse, Klage]

Non c'è concesso di essere, noi siamo un fiume
soltanto : aderiamo ad ogni forma
al giorno ed alla notte, al duomo e alla caverna
passiamo oltre: l'ansia di essere ci incalza.

Forma su forma, riempiamo senza tregua.
Nessuna ci diviene patria, gioia o pena
sempre siamo in cammino, ospiti da sempre
e non c'è campo né un aratro per noi e il pane cresce.

E non sappiamo che cosa dio ci serbi
gioca con noi, come argilla nella mano
muta e cedevole che non piange né ride
mille volte impastata e mai, e mai bruciata.

Potessimo una volta farci pietra! durare!
questa è la nostra eterna Nostalgia
e un brivido perdura a raggelarci
e non c'è pace sulla nostra via.

12.4.07

Favole faunesche

Che bello, ier sera sono stata ai Giardini di Atrebil a sentire i Faun Fables. Vabè, "i" è una parola grossa (checché se ne possa dire), perché a dar spettacolo in effetti c'erano solo la fascinosa Dawn "the faun" McCarthy, i suoi stivali e la sua chitarra. E non più di una manciata di spettatori, ovviamente, di cui peraltro metà occasionali: non si può dire infatti che i Giardini siano questo gran posto per far concertoni, sia chiaro, ma vi dirò, quel locale mi piace da morire proprio per aver conservato quell'aria umidiccia e misteriosa, ma al contempo fresca e "raffinata" (per come la intendo io) che molti "clubs" baresi hanno perso da tempo, se pure mai l'avevano avuta in passato.

Ma tornando a Faun Fables. Uno spettacolo un po' ristrettino (tanto che nemmeno appare tra le date del tour italiano della cantautrice statunitense), ma ne è valsa la pena eccome. Mimica affascinante, bella presenza scenica, voce alla Siouxie Sioux ed un apparato strumentale stupefacentemente evocativo per essere ridotto così all'osso. Un po' della riuscita si deve pure all'insospettabile acustica dei Giardini: chi l'avrebbe detto che in una stanzetta 10 x 10 sotto una volta di tufo si potesse sviluppare quell'atmosfera... Ben fatto!

Insomma, concerto gratuito, hot dog 10 e lode, bella compagnia e ottima musica. E mi so' fatta pure firmare il posterino! Evviva tutto :D

7.4.07

Novità



Saggezza a palate

Mi è tornata alla mente una storiella che mi raccontò una volta mio padre. Beccatevela.

Una volta un uccellino cadde dal suo nido e, non sapendo ancora volare, dopo decine di tentativi ancora non riusciva a ritornare donde era precipitato.
«Me tapino!» pensava dunque il piccoletto, quando d'un tratto la grossa mucca che pascolava poco distante decise di trovare termine alla propria peristalsi proprio in quel frangente, sotterrando di escrementi l'esserino indifeso.
«Che giornata di merda!» pensò il pulcino, mentre scendeva la notte; ma il calore della montagnetta odorosa in cui era suo malgrado conficcato gli permise di superare i rigori invernali delle ore notturne.
Il mattino dopo l'uccellino era ancora allo stesso punto, quando lì vicino passò una volpe.
«Ehi tu! Volpe! Aiutami, ti prego, sono bloccato qua dentro!» gridò il piccino. Prontamente, la volpe accorse e lo aiutò ad uscire e a ripulirsi. Dopodiché se lo pappò in un sol boccone.

Morale della favola: non sempre chi ti mette nella merda lo fa per il tuo male, e non sempre chi ti toglie dalla merda lo fa per il tuo bene.

30.3.07

Dio benedica la gente illuminata

(...) solo un’università che insegni a comprendere, che non si basi sul sapere ma sul metodo della comprensione del sapere sarebbe integrata nella cultura. [...] del sapere si può fare un’abbuffata, ma la comprensione richiede tempo, e chi sottrae tempo alla gioventù non le permette di giungere a maturazione. Chiunque può essere diligente, ma per la creatività è necessaria una certa dose di pigrizia, senza la quale i sapienti non possono raccogliersi in sé stessi, e vengono al mondo troppo presto, come parti prematuri.

[Friedrich Dürrenmatt, 1977]

E c'è chi dice che è proprio l'aforisma "per me" :D

22.3.07

Lo smalto sul nulla

Piccola riflessione dopo la lettura di Casabella 752.
Mi ha molto interessata l’articolo di Dal Co, a titolo Lo smalto sul nulla, a proposito del controverso (giusto per esser clementi) Hotel Marqués de Riscal di Gehry e del nichilismo che si potrebbe dire fondi filosoficamente il decostruttivismo, o qualsiasi teoria architettonica caratterizzi il lavoro del canadese che si rifiuta (a ragione, direi, stavolta) di dichiararsi per una di esse.
Leggendo Benevolo, una volta mi colpì la semplice quanto assennata osservazione secondo la quale l’architettura è l’arte che si evolve più lentamente; essa, per ovvie ragioni tecnico-realizzative ed istituzionali, è in netto ritardo rispetto alle altre. Nulla di più sensato, a mio modesto avviso. È vero infatti che ad ogni epoca corrisponde la propria architettura, ma le evoluzioni fondamentali arrivano comunque con quasi un secolo di differita, soprattutto a partire dal ‘700, quando il mondo comincia ad accelerare tutti i suoi processi vitali. Non a caso, l’Illuminismo produce architetture assolutamente ancient régime, il Decadentismo costruzioni romantiche, il Novecento di Pirandello si attarda su posizioni positivistiche di tutta sicurezza: forse solo oggi Heisemberg comincia a muovere la mano dell’architetto verso l’indeterminazione completa.

Tutto questo però non emenda Gehry dalla paternità dell’obbrobrio de Riscal. L’autocitazionismo in forma di lamine metalliche che ricopre, forse in preda a savio pudore, il più completo nulla architettonico. È questo lo stato dell’arte?
Per fortuna ci pensano Isozaki ed un riscoperto Carlo Scarpa a risollevare le sorti del numero. Anche Jean Nouvel ci mette del suo, mentre stavolta la Hadid non sembra aver poi molto da dire.


19.3.07

Vedi, caro?

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.
Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.
Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.
Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
Sii contenta della parte che tu hai, ti dò quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà.
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

[Francesco Guccini, Vedi cara, da Due anni dopo, 1970]



18.3.07

Note a margine della nebbia

Mi ero dimenticata come la compagnia di Me Stessa potesse piacermi assai più di quella di chiunque altro.

Me Stessa non fa domande sciocche. Posso stare in silenzio per ore con lei, senza sentirmi in imbarazzo.
Me Stessa ha gusti più simili ai miei di quanto pensassi.
Mi piace quel modo che Me Stessa ha di ritagliare per noi due sole piccoli angoli di bellezza nel mondo.
Me Stessa intuisce sempre al volo ciò che intendo.
Me Stessa condivide sempre tutte le mie ansie e le mie estasi.
È incredibile come io e Me Stessa abbiamo lo stesso senso dell'umorismo.
Me Stessa mi fa sempre i regali più belli.
Inoltre, conosce a memoria tutte le canzoni che canticchio per strada, e sembra quasi sempre gradire che io lo faccia.
Me Stessa non mi critica mai per i miei eccessi. Se mai, mi critica nei momenti di stagnazione.
Me Stessa mi accompagnerebbe ovunque, e mi suggerisce sempre deliziose follie che da sola probabilmente non farei.
Credo che sia l'unica persona con cui mi trovo veramente a mio agio.




16.3.07

Nella nebbia

Seltsam, im Nebel zu wandern!
Einsam ist jeder Busch und Stein,
Kein Baum sieht den andern,
Jeder ist allein.

Voll von Freunden war mir die Welt,
Als noch mein Leben licht war;
Nun, da der Nebel fällt,
Ist keiner mehr sichtbar.

Wahrlich, keiner ist weise,
Der nicht das Dunkel kennt,
Das unenntrinnbar und leise
Von allen ihn trennt.

Seltsam, im Nebel zu wandern!
Leben ist Einsamsein.
Kein Mensch kennt den andern,
Jeder ist allein.

Herman Hesse, Im Nebel


Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.

11.3.07

Antonio Giona e la necessarietà del necessario


Mi sono persuasa che la possibilità sia una pura astrazione mentale.
Come ben sapete, dai tempi di Aristotele - e probabilmente da prima ancora - si suole descrivere la realtà a mezzo delle due fondamentali categorie - per dirla con Kant - di potenza ed atto. Tali condizioni dell'essere lo collocano rispettivamente nell'universo della contingenza o in quello della necessarietà; una distinzione netta, priva di intersezioni, tra i due è la base fondante di ogni teoria filosofica che consideri l'uomo come individuo libero di operare le proprie scelte con consapevole arbitrio.
Chi abbia mai chiacchierato di arbitrio con me sa bene che io credo fermamente nella totale illusorietà dello stesso, per una naturale tendenza al determinismo che probabilmente non mi scrollerò mai di dosso. Ma stasera tenterò di aggirare l'argomento pur giungendo, ovviamente, a simili conclusioni.

Bene, io credo che ogni cosa sia necessaria. Ovvero, che il Mondo così com'è sia l'unico Mondo possibile. Non
il migliore di Leibniz, non uno in qualsiasi modo eticamente riconoscibile tra gli altri possibili; semplicemente il solo possibile e quindi, il necessario. Chiariamo.
Quando un evento è da considerare contingente? Quando l'evento ad esso precedente (in senso logico, se vogliamo come vogliamo accettare la causa come categoria - kantiana sul serio, stavolta - del reale) possegga una serie di conseguenze tali che nessuna di esse contravvenga a qualche principio logico o qualche legge fondamentale del sistema considerato. Ognuna di queste conseguenze è quindi un evento contingente, e fino a che una delle contingenze non entra nello stato, per così dire "privilegiato", di
atto, resta al pari delle altre sul piano della potenza.
Quando, invece, un evento è da considerare necessario? Quando l'evento ad esso precedente possegga un'unica conseguenza, ovvero tra le tante ce ne sia una sola aderente alle leggi del sistema preso in esame.

Ciò detto, passiamo ad analizzare un episodio di scelta, ovvero un contesto in cui evidentemente avviene lo scisma fondamentale tra le potenze (plurali) e l'atto (singolare).
Devo decidere che libro leggere. Opero una scelta. Questa scelta è basata su dei fattori che ritengo di volermi dare: preferenze (di materia, autore, contesto, eccetera), disponibilità (il libro si trova, posso permettermelo, mi è concesso leggerlo, eccetera).
Si nota che l'evento attuale, effettivo, quello che avrà la meglio sugli altri possibili, sarà del
tutto causato, e di conseguenza univocamente determinato. Infatti, se (pure assecondando preferenze e possibilità) io dovessi arrivare, ad esempio, a due soluzioni entrambe potenzialmente valide a soddisfare il problema, ciò non cambierebbe il fatto che una e una sola sarà alla fine quella che entrerà nell'atto, per l'impossibilità del Mondo di comportarsi in due maniere diverse contemporaneamente.
L'uomo chiama
Caso semplicemente quell'evento, pur necessario, che però non ha i mezzi per prevedere; ogni cosa è rigidamente causata, e quindi il progredire cronologico del mondo è assolutamente necessario ed immutabile. La possibilità non esiste che nella mente dell'uomo, e quindi non è una caratteristica dell'essere.
Sorrido al ricordo di questa bella discussione che ebbe luogo un paio anni fa (quando ancora - e lo dico proprio qui e adesso - tutto ci sembrava davvero
possibile), in cui Lorenzo rifiutò, a ragione, la piena potenza hobbesiana come priva di senso. Oggi io dico: ogni potenza è piena.

Ma ho fatto un'affermazione molto pesante, laddove ho detto: «una e una sola sarà alla fine quella che entrerà nell'atto, per l'impossibilità del Mondo di comportarsi in due maniere diverse contemporaneamente».
Molti di voi, certamente, avranno sentito parlare di fisica quantistica. Bene, io fino ad ora ne ho lette molte in proposito, ma pagherò tanto oro quanto pesa a colui che mi spiegherà quale logica guida questa incomprensibile scienza. No, grazie, non ho bisogno che mi raccontiate di nuovo il paradosso di Schrödinger: conosco l'enunciato a memoria e la sua sintassi non ha segreti per me; ciò che mi serve è che mi si spieghi quale passaggio fisico è in grado di mettere in atto tutte insieme le potenze di una stessa contingenza.
Ho capito che
il modello matematico funziona nel senso che equazioni tratte da esso sono in grado di descrivere il comportamento meccanico della materia a livello subatomico. Bene. Questa proposizione però, per chi sa qualcosa di fisica, è chiaramente troppo generica per sconvolgere un principio fondamentale della logica umana.
Ad ogni modo, e scientificamente parlando, anche se da un punto di vista strettamente meccanico la mia osservazione precedentemente ripetuta dovesse dimostrarsi falsa,
essa risulterebbe ugualmente accettabile sotto un'ottica di relatività einsteiniana per la semplice incomunicabilità degli universi possibili/effettivi, ovvero per l'influenza nulla che ognuno esplica sull'altro.

Ho concluso, ma devo giustificare il titolo del post.
Citanto Antonio Giona, personaggio di questo delizioso libretto di comptes philosophiques (che ho letto di recente dopo averlo scoperto grazie alla visita di Casati alla Laterza il 23 febbraio), ammetto di aver compiuto un piccolo sofisma, un azzardo letterario, una sorta di esempio fuorviante; tuttavia mi sono assai riconosciuta nel personaggio, scopritore del necessario, rinchiusosi per sua esplicita richiesta nel
Teatro dei Possibili.
Ma lascio la scoperta del perché a chi ne sia curioso. Consiglio dunque la lettura di Wassermann e degli altri, e vi lascio, per stasera.

A presto.

1.3.07

Un lancinante desiderio di Architettura

Mi sento così sola nella mia ricerca. Dannazione, speravo che all'università avrei trovato altro. Nella fattispecie, con chi costituire il mio personale nucleo bohèmien, fondare una Scuola di Bari per la rivoluzione totale delle arti e delle architetture.
Questo Amore si è preso una scarpa, un dente, e buona parte di me... ma, me sola? Non voglio crederlo.


Il Politecnico è una strana parte di mondo. Diciamo, una parte sufficientemente variegata da rappresentarlo efficacemente quasi per intero. Una qualità ambientale mediamente scarsa, con i suoi 17 anni di esistenza e gli acciacchi di mezzo secolo, il buon verde, ma che potrebbe essere più verde, il bel ponte sulla piazza coperta a vetro, e ovunque le cacche dei piccioni, le aule a Scianatico e l'aula P. Il DAU e il DEE. La biblioteca e il centro stampa. Il sole dalle vetrate. Il neon. I rapporti con l'AAM e quelli con le aziende. ISF e il mondo reale.



Cosa può venir fuori da tutto questo? Sono autorizzata ad aspirare a qualcosa di grande?


Ho sperato in un carnevale a Dessau, mi sono (pur-troppo) fidata del Paradiso, adesso!, tanto che al suo solo ricordo, mi vien da vivere.

Oh, fratelli disseminati per il mondo! Prendete la mia mano, sporchiamoci di carboncini premonitori! Cosa aspettiamo? Sono qui, sono io che cercavate per il nostro riscatto.


E invece, qui davanti al computer, incapace forse io di vedere in altri occhi il mio stesso bruciare, ma dico, quanto scavare tra l'inettitudine e l'arrivismo? Cercavo amore puro ed ho trovato futile odio, impeto e ed ho avuto noia; ho richiesto un indice di gradimento, mi hanno risposto con un medio di disillusione.

Continuerò il mio solipsistico viaggio finché non sarà qualcuno a cercare me?

Rispondete, se esistete, irrequieti.