11.3.07

Antonio Giona e la necessarietà del necessario


Mi sono persuasa che la possibilità sia una pura astrazione mentale.
Come ben sapete, dai tempi di Aristotele - e probabilmente da prima ancora - si suole descrivere la realtà a mezzo delle due fondamentali categorie - per dirla con Kant - di potenza ed atto. Tali condizioni dell'essere lo collocano rispettivamente nell'universo della contingenza o in quello della necessarietà; una distinzione netta, priva di intersezioni, tra i due è la base fondante di ogni teoria filosofica che consideri l'uomo come individuo libero di operare le proprie scelte con consapevole arbitrio.
Chi abbia mai chiacchierato di arbitrio con me sa bene che io credo fermamente nella totale illusorietà dello stesso, per una naturale tendenza al determinismo che probabilmente non mi scrollerò mai di dosso. Ma stasera tenterò di aggirare l'argomento pur giungendo, ovviamente, a simili conclusioni.

Bene, io credo che ogni cosa sia necessaria. Ovvero, che il Mondo così com'è sia l'unico Mondo possibile. Non
il migliore di Leibniz, non uno in qualsiasi modo eticamente riconoscibile tra gli altri possibili; semplicemente il solo possibile e quindi, il necessario. Chiariamo.
Quando un evento è da considerare contingente? Quando l'evento ad esso precedente (in senso logico, se vogliamo come vogliamo accettare la causa come categoria - kantiana sul serio, stavolta - del reale) possegga una serie di conseguenze tali che nessuna di esse contravvenga a qualche principio logico o qualche legge fondamentale del sistema considerato. Ognuna di queste conseguenze è quindi un evento contingente, e fino a che una delle contingenze non entra nello stato, per così dire "privilegiato", di
atto, resta al pari delle altre sul piano della potenza.
Quando, invece, un evento è da considerare necessario? Quando l'evento ad esso precedente possegga un'unica conseguenza, ovvero tra le tante ce ne sia una sola aderente alle leggi del sistema preso in esame.

Ciò detto, passiamo ad analizzare un episodio di scelta, ovvero un contesto in cui evidentemente avviene lo scisma fondamentale tra le potenze (plurali) e l'atto (singolare).
Devo decidere che libro leggere. Opero una scelta. Questa scelta è basata su dei fattori che ritengo di volermi dare: preferenze (di materia, autore, contesto, eccetera), disponibilità (il libro si trova, posso permettermelo, mi è concesso leggerlo, eccetera).
Si nota che l'evento attuale, effettivo, quello che avrà la meglio sugli altri possibili, sarà del
tutto causato, e di conseguenza univocamente determinato. Infatti, se (pure assecondando preferenze e possibilità) io dovessi arrivare, ad esempio, a due soluzioni entrambe potenzialmente valide a soddisfare il problema, ciò non cambierebbe il fatto che una e una sola sarà alla fine quella che entrerà nell'atto, per l'impossibilità del Mondo di comportarsi in due maniere diverse contemporaneamente.
L'uomo chiama
Caso semplicemente quell'evento, pur necessario, che però non ha i mezzi per prevedere; ogni cosa è rigidamente causata, e quindi il progredire cronologico del mondo è assolutamente necessario ed immutabile. La possibilità non esiste che nella mente dell'uomo, e quindi non è una caratteristica dell'essere.
Sorrido al ricordo di questa bella discussione che ebbe luogo un paio anni fa (quando ancora - e lo dico proprio qui e adesso - tutto ci sembrava davvero
possibile), in cui Lorenzo rifiutò, a ragione, la piena potenza hobbesiana come priva di senso. Oggi io dico: ogni potenza è piena.

Ma ho fatto un'affermazione molto pesante, laddove ho detto: «una e una sola sarà alla fine quella che entrerà nell'atto, per l'impossibilità del Mondo di comportarsi in due maniere diverse contemporaneamente».
Molti di voi, certamente, avranno sentito parlare di fisica quantistica. Bene, io fino ad ora ne ho lette molte in proposito, ma pagherò tanto oro quanto pesa a colui che mi spiegherà quale logica guida questa incomprensibile scienza. No, grazie, non ho bisogno che mi raccontiate di nuovo il paradosso di Schrödinger: conosco l'enunciato a memoria e la sua sintassi non ha segreti per me; ciò che mi serve è che mi si spieghi quale passaggio fisico è in grado di mettere in atto tutte insieme le potenze di una stessa contingenza.
Ho capito che
il modello matematico funziona nel senso che equazioni tratte da esso sono in grado di descrivere il comportamento meccanico della materia a livello subatomico. Bene. Questa proposizione però, per chi sa qualcosa di fisica, è chiaramente troppo generica per sconvolgere un principio fondamentale della logica umana.
Ad ogni modo, e scientificamente parlando, anche se da un punto di vista strettamente meccanico la mia osservazione precedentemente ripetuta dovesse dimostrarsi falsa,
essa risulterebbe ugualmente accettabile sotto un'ottica di relatività einsteiniana per la semplice incomunicabilità degli universi possibili/effettivi, ovvero per l'influenza nulla che ognuno esplica sull'altro.

Ho concluso, ma devo giustificare il titolo del post.
Citanto Antonio Giona, personaggio di questo delizioso libretto di comptes philosophiques (che ho letto di recente dopo averlo scoperto grazie alla visita di Casati alla Laterza il 23 febbraio), ammetto di aver compiuto un piccolo sofisma, un azzardo letterario, una sorta di esempio fuorviante; tuttavia mi sono assai riconosciuta nel personaggio, scopritore del necessario, rinchiusosi per sua esplicita richiesta nel
Teatro dei Possibili.
Ma lascio la scoperta del perché a chi ne sia curioso. Consiglio dunque la lettura di Wassermann e degli altri, e vi lascio, per stasera.

A presto.

1.3.07

Un lancinante desiderio di Architettura

Mi sento così sola nella mia ricerca. Dannazione, speravo che all'università avrei trovato altro. Nella fattispecie, con chi costituire il mio personale nucleo bohèmien, fondare una Scuola di Bari per la rivoluzione totale delle arti e delle architetture.
Questo Amore si è preso una scarpa, un dente, e buona parte di me... ma, me sola? Non voglio crederlo.


Il Politecnico è una strana parte di mondo. Diciamo, una parte sufficientemente variegata da rappresentarlo efficacemente quasi per intero. Una qualità ambientale mediamente scarsa, con i suoi 17 anni di esistenza e gli acciacchi di mezzo secolo, il buon verde, ma che potrebbe essere più verde, il bel ponte sulla piazza coperta a vetro, e ovunque le cacche dei piccioni, le aule a Scianatico e l'aula P. Il DAU e il DEE. La biblioteca e il centro stampa. Il sole dalle vetrate. Il neon. I rapporti con l'AAM e quelli con le aziende. ISF e il mondo reale.



Cosa può venir fuori da tutto questo? Sono autorizzata ad aspirare a qualcosa di grande?


Ho sperato in un carnevale a Dessau, mi sono (pur-troppo) fidata del Paradiso, adesso!, tanto che al suo solo ricordo, mi vien da vivere.

Oh, fratelli disseminati per il mondo! Prendete la mia mano, sporchiamoci di carboncini premonitori! Cosa aspettiamo? Sono qui, sono io che cercavate per il nostro riscatto.


E invece, qui davanti al computer, incapace forse io di vedere in altri occhi il mio stesso bruciare, ma dico, quanto scavare tra l'inettitudine e l'arrivismo? Cercavo amore puro ed ho trovato futile odio, impeto e ed ho avuto noia; ho richiesto un indice di gradimento, mi hanno risposto con un medio di disillusione.

Continuerò il mio solipsistico viaggio finché non sarà qualcuno a cercare me?

Rispondete, se esistete, irrequieti.

26.2.07

10 cose che avreste dovuto sapere sull'equitazione...

... e che non avete mai chiesto, perché siete dei maledetti spocchiosi e credevate di non averne bisogno.

1. L'equitazione è uno sport.

Uno sport vero, nel senso che uno suda, dimagrisce, si fa i muscoli e torna a casa coll'acido lattico nelle vene.
No, non è che il cavallo si fa il mazzo e tu stai spaparanzato tipo in poltrona. Esiste una lunghissima serie di esercizi massacranti per il cavaliere, e tutto non per il mero gusto di rassodarsi le chiappe, bensì per rendersi capaci di restare in sella in (quasi) tutte le situazioni.Avete presente quel grazioso "su e giù" che il cavaliere fa sulla sella quando il cavallo trotta? Provate a fare lo stesso senza staffe.
Le staffe sono un utile appoggio attraverso cui il cavaliere trasferisce parte del suo peso al cavallo e quindi a terra, ma egli deve garantirsi sicurezza mediante una pressione forte e continua delle gambe sulla sella, il che mette paurosamente sotto sforzo i muscoli dell'interno coscia.
Inoltre: un cavallo può sollevare un uomo di 70 kg col solo collo, senza particolare sforzo. Credete dunque che questo collo non abbia la forza sufficiante a vincere quella delle vostre esili braccine? Bicipiti, tricipiti, deltoidi e dorsali non se la passano meglio degli adduttori della coscia.

2. L'equitazione non è una cosa per signorine con la puzza sotto il naso.

E qui si potrebbero aprire fior di parentesi, che riassumerò nei seguenti punti:
- il cavallo non si pulisce da solo e non esistono folletti magici che lo facciano per voi dopo il tramonto. Se vorrete andare a cavallo dovrete avere a che fare di frequente con fango, terreno, polvere, escrementi vari, bave e peli, peli, peli.
- di per sé, la cura del cavallo è faticosa quanto la monta. Una serie potenzialmente infinita di operazioni precede e segue il momento della monta, la maggior parte delle quali prevede a sua volta fatica fisica direttamente (strigliate o tosate più di due cavalli di fila e comincerete a credere all'incredibile) o indirettamente (trasporto di oggetti pesanti disseminati in genere ovunque per la scuderia), e comunque non vi permette, se siete donne, che la vostra manicure duri più di 45 secondi. Se siete uomini, 30 secondi.
- il cavallo è allo stesso tempo immensamente più forte e immensamente più stupido di voi. Il che, credete, causa una lunga serie di inconvenienti. L'animale ha spesso emozioni per noi non sempre sensate e non è detto che sia semplice tenere a freno 600 kg di "emozioni insensate".


3. Per imparare ad andare a cavallo ci vogliono anni di apprendimento ed esistono varie scuole con metodologie diversissime tra loro.

Quindi, per pietà, non dite che sapete andare a cavallo se una volta a Pasqua avete fatto un giretto in campagna a dorso di mulo.


4. Il cavallo è un essere pensante.

Checché io stessa abbia detto della esiguità delle potenzialità intellettive di un cavallo qualora rapportate a quelle di un uomo (e ci sono comunque casi umani che renderebbero a questo proposito il dibattito assai interessante), l'animale è capace di ragionamenti assai lucidi, per quanto semplici. Un cavallo capisce con semplicità se un cavaliere è principiante o esperto ed agisce di conseguenza (coi principianti portando pazienza, sì, ma anche prendendosi libertà che l'esperto non gli lascerebbe), percepisce ansie e sicurezze del partner, esprime con estrema chiarezza bisogni, paure, allegria, nervosismo, rabbia, noia, affetto e spensieratezza. Riconosce persone e cose, impara in fretta, anche a prendervi in giro.

5. Il cavallo non è un essere umano.

E quindi non lo riempite di ninnoli e fiocchettini per lui completamente privi di significato. Non pretendete che sopporti bambini che gli scorrazzano tra le gambe o gli si attacchino alla coda. O che accetti smancerie a tempo indeterminato: le dimostrazioni d'affetto sono gradite, ma senza eccessiva invadenza.

6. Chi va a cavallo non è un fantino.

Un fantino è esclusivamente il cavaliere che partecipa alle gare di galoppo o di corsa ad ostacoli; gli altri vengono detti semplicemente cavalieri ed amazzoni, a seconda del sesso. E non devono attenersi a restrizioni di peso ed altezza, perché esiste un cavallo per qualsiasi stazza.

7. Andare a cavallo non fa venire le gambe storte.

Fidatevi.

8. Da cavallo si cade.

E molto, decine di volte, soprattutto all'inizio. Dunque non crediate che ogni caduta da cavallo presupponga nella migliore delle ipotesi una paralisi totale del malcapitato solo perché è accaduto a Christopher Reeves; la maggior parte delle cadute avviene senza alcuna conseguenza (se non per l'amor proprio). La prudenza, ovviamente, non è mai troppa, e quindi è d'obbligo l'uso del cap (casco con mentoniera, rivestito in velluto).

9. Il cavallo non salta a comando.

Sembra che una delle curiosità che più affliggono i profani dell'equitazione sia questa. Mi è stato chiesto una marea di volte se i cavalli, posti di fronte ad un ostacolo, saltino spontaneamente o abbiano bisogno di uno specifico comando per farlo.
Ma porca miseria, credete sul serio che un mammifero, se diretto a 60 all'ora contro una parete di legno, ci si chiatri su fracassandosi le ossa a meno che non lo diciate voi?! Ma è chiaro che un cavallo salta ugualmente, se ne ha voglia. La riuscita tecnica di un salto deriva però ovviamente dall'affiatamento del binomio, dalla correttezza dell'avvicinamento all'ostacolo e quindi anche in gran parte dalle prestazioni del cavaliere.


10. Per andare a cavallo non è necessaria una giacca rossa con le code e dei pantaloni bianchi.

Il che fa il paio col punto 2. Gli abiti che userete per andare a cavallo si sporcheranno ed usureranno con facilità. Esiste quindi un abbigliamento specifico, con tessuti e cuoiami studiati per resistere nelle zone di particolare stress e creare la massima comodità, ma non si tratta comunque dei pantaloni bianchi e della giacca rossa che figurano nell'immaginario comune. Quelli sono abiti esclusivamente per la monta inglese, da concorso, e in ogni caso si differenziano a seconda delle discipline.
E non solo: per la monta western, non è che uno si mette un cappello a larghe tese, gli speroni a stella, comincia ad agitare braccia e gambe gridando "yyyyyyehhaaa!" e il gioco è fatto...

***

Bene, spero che questo sussidiario vi sia stato utile, ma soprattutto spero sia utile a me, acciocché alla prima colossale stronzata che mi viene detta o richiesta io possa direttamente indirizzarvi qui ed utilizzare in modo più proficuo il mio scarso tempo.

Sentitevi dunque pure liberi di chiedermi tutto quello che volete, purché non trovi già risposta in queste 10 maledettamente frequently asked questions.

A presto ;)


15.2.07

Cronaca di una vita universitaria

Ho capito: mi sento vivere solo quando il mio corpo fa sforzi paragonabili a quelli del mio cervello.

Oggi: casa - Poliba - casa, a piedi con addosso Pablo (per chi si fosse messo in ascolto soltanto ora, è il mio portatile), la borsa solita con dentro proverbiale astuccio, agenda, AA. VV. - Progettare tetti e coperture, AA. VV. - Repertorio di particolari costruttivi per l'edilizia residenziale, Yunus Cengel - Termodinamica e trasmissione del calore (testi universitari di architettura tecnica e fisica tecnica) ed una busta con dentro le stampe di AT2, una copia degli ultimi numeri di AREA e di CASABELLA (riviste di architettura in costosissime e pesantissime carte patinate).

Insomma: quanto fa 11 kg x 5 km?
Che ne so. Sono solo un ingegnere, io.




















[Foto: io in un momento di pausa.]

Inoltre: Sigmund, corro in tuo aiuto!! Ho trovato un suggerimento per te: heimlich puoi tradurlo liberamente con confidenziale, in italiano. Che ne pensi? Ha anche qui quell'inquietante doppio senso. ;)

10.2.07

Mein Rainer, göttlich liebling

Seconda Elegia

Jeder Engel ist schrecklich. Und dennoch, weh mir,
ansing ich euch, fast tödliche Vögel der Seele,
wissend um euch. Wohin sind die Tage Tobiae,
da der Strahlendsten einer stand an der einfachen Haustür,
zur Reise ein wenig verkleidet und schon nicht mehr furchtbar;
(Jüngling dem Jüngling, wie er neugierig hinaussah).
Träte der Erzengel jetzt, der gefährliche, hinter den Sternen
eines Schrittes nur nieder und herwärts: hochauf-
schlagend erschlüg uns das eigene Herz. Wer seid ihr?

Frühe Geglückte, ihr Verwöhnten der Schöpfung,
Höhenzüge, morgenrötliche Grate
aller Erschaffung, - Pollen der blühenden Gottheit,
Gelenke des Lichtes, Gänge, Treppen, Throne,
Räume aus Wesen, Schilde aus Wonne, Tumulte
stürmisch entzückten Gefühls und plötzlich, einzeln,
Spiegel, die die entströmte eigene Schönheit
wiederschöpfen zurück in das eigene Antlitz.

Denn wir, wo wir fühlen, verflüchtigen; ach wir
atmen uns aus und dahin; von Holzglut zu Holzglut
geben wir schwächern Geruch. Da sagt uns wohl einer:
ja, du gehst mir ins Blut, dieses Zimmer, der Frühling
füllt sich mit dir . . . Was hilfts, er kann uns nicht halten,
wir schwinden in ihm und um ihn. Und jene, die schön sind,
o wer hält sie zurück? Unaufhörlich steht Anschein
auf in ihrem Gesicht und geht fort. Wie Tau von dem Frühgras
hebt sich das Unsre von uns, wie die Hitze von einem
heißen Gericht. O Lächeln, wohin? O Aufschaun:
neue, warme, entgehende Welle des Herzens -;
weh mir: wir sinds doch. Schmeckt denn der Weltraum,
in den wir uns lösen, nach uns? Fangen die Engel
wirklich nur Ihriges auf, ihnen Entströmtes,
oder ist manchmal, wie aus Versehen, ein wenig
unseres Wesens dabei? Sind wir in ihre
Züge soviel nur gemischt wie das Vage in die Gesichter
schwangerer Frauen? Sie merken es nicht in dem Wirbel
ihrer Rückkehr zu sich. (Wie sollten sie's merken.)

Liebende könnten, verstünden sie's, in der Nachtluft
wunderlich reden. Denn es scheint, daß uns alles
verheimlicht. Siehe, die Bäume sind; die Häuser,
die wir bewohnen, bestehn noch. Wir nur
ziehen allem vorbei wie ein luftiger Austausch.
Und alles ist einig, uns zu verschweigen, halb als
Schande vielleicht und halb als unsägliche Hoffnung.

Liebende, euch, ihr in einander Genügten,
frag ich nach uns. Ihr greift euch. Habt ihr Beweise?
Seht, mir geschiehts, daß meine Hände einander
inne werden oder daß mein gebrauchtes
Gesicht in ihnen sich schont. Das gibt mir ein wenig
Empfindung. Doch wer wagte darum schon zu sein?
Ihr aber, die ihr im Entzücken des anderen
zunehmt, bis er euch überwältigt
anfleht: nicht mehr -; die ihr unter den Händen
euch reichlicher werdet wie Traubenjahre;
die ihr manchmal vergeht, nur weil der andre
ganz überhandnimmt: euch frag ich nach uns. Ich weiß,
ihr berührt euch so selig, weil die Liebkosung verhält,
weil die Stelle nicht schwindet, die ihr, Zärtliche,
zudeckt; weil ihr darunter das reine
Dauern verspürt. So versprecht ihr euch Ewigkeit fast
von der Umarmung. Und doch, wenn ihr der ersten
Blicke Schrecken besteht und die Sehnsucht am Fenster
und den ersten gemeinsamen Gang, e i n m a l durch den Garten:
Liebende, seid ihrs dann noch? Wenn ihr einer dem andern
euch an den Mund hebt und ansetzt -: Getränk an Getränk:
o wie entgeht dann der Trinkende seltsam der Handlung.

Erstaunte euch nicht auf attischen Stelen die Vorsicht
menschlicher Geste? war nicht Liebe und Abschied
so leicht auf die Schultern gelegt, als wär es aus amderm
Stoffe gemacht als bei uns? Gedenkt euch der Hände,
wie sie drucklos beruhen, obwohl in den Torsen die Kraft steht.
Diese Beherrschten wußten damit: so weit sind wirs,
dieses ist unser, uns so zu berühren; stärker
stemmen die Götter uns an. Doch dies ist Sache der Götter.

Fänden auch wir ein reines, verhaltenes, schmales
Menschliches, einen unseren Streifen Fruchtlands
zwischen Strom und Gestein. Denn das eigene Herz übersteigt uns
noch immer wie jene. Und wir können ihm nicht mehr
nachschaun in Bilder, die es besänftigen, noch in
göttliche Körper, in denen es größer sich mäßigt.

- traduzione -

Gli Angeli sono tutti tremendi. Eppure, aihmé,

io invoco voi, uccelli d’anima che quasi fate morire,

pur sapendovi. Dove sono i giorni di Tobia,

quando uno dei più radiosi si stette all’umile porta di casa

un po’ travestito da viaggio e, così, già non più pauroso,

(giovane al giovane che guardava fuori curioso).

Si muovesse ora L’Arcangelo, il pericoloso, si muovesse da dietro le stesse

di un passo soltanto, giù verso di noi: con la violenza

del battito, ci ucciderebbe il nostro proprio cuore. Chi siete voi?

Voi, primi perfetti, viziati della Creazione,

profili di vette, creste di tutto il Creato

rosse d’aurore, - polline della divinità in fiore,

articolazioni di luce, anditi, scale, troni,

spazi d’essenza, scudi di delizia, tumulti

di sentimento in tempeste d’entusiasmo, e a un tratto, uno per uno,

specchi : la bellezza che da voi defluisce

la riattingete nei vostri volti.

Ma per noi, sentire è svanire ; ah, noi

ci esaliamo, sfumiamo ; di brace in brace

buttiamo odore più lieve. Ecco, qualcuno ci dice :

sì, tu mi entri nel sangue, questa stanza, la primavera,

s’empie di te ... Che giova, egli non può trattenerci,

noi svaniamo in lui e intorno a lui. E la bellezza

oh, chi la trattiene? Sul volto la sembianza

sorge e spare senza posa. Come rugiada dall’erba novella

quel che è nostro svapora da noi, come il calore da

vivanda calda. Oh, sorriso, dove mai? Oh alzar d’occhi :

nuova, calda, fuggitiva onda del cuore –

aihmé : eppure siamo questo, noi. Avrà forse sapore

di noi il cosmico spazio in cui ci dissolviamo? Sarà vero che gli Angeli

attingono soltanto dal loro, emanato da loro,

o c’è talvolta, come per sbaglio, un po’

d’essere nostro? Ai loro tratti

siam misti soltanto così, come quel che di vago ch’è nel volto

delle gestanti? Gli Angeli non se ne accorgono nel vortice

del loro ritorno a se stessi. (Come potrebbero accorgersene).

Gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell’aria della notte

dire meraviglie. Perché pare che tutto

ci voglia nascondere. Vedi, gli alberi sono, le case

che abitiamo reggono. Noi soli

passiamo via da tutto, aria che si cambia.

E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace

un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.

Amanti, a voi, placati l’uno nell’altro,

io domando di noi. Voi vi avvincete. Ne siete sicuri?

Guardate, mi accade che le mie mani mie s’accorgano

Una dell’altra, o che il mio volto

consunto in esse si riposi. E’ un po’ di

sensazione. Ma per questo soltanto chi oserebbe già essere?

Ma voi che nell’estasi dell’altro

Crescete, finch’esso, vinto,

vi supplica: non più -, voi che sotto le carezze

vi diventate più prosperi, come annate di grappoli ;

voi che se venite meno talvolta, è solo perché l’altro

prevale del tutto: io vi domando di noi. Lo so,

vi toccate beati così, perché la carezza trattiene,

perché non svanisce quel punto che, teneri,

coprite ; perché in quel tocco avvertite

il permanere puro. E l’abbraccio, per voi, è una promessa

quasi d’eternità. Eppure, dopo lo sgomento

dei primi sguardi, e lo struggersi alla finestra

e la prima passeggiata fianco a fianco, una volta per il giardino,

amanti, siete amanti ancora? Quando vi sollevate

per porvi alla bocca l’un l’altro -: bevanda a bevanda :

o come stranamente bevendo sfuggire a quel bere.

Non vi stupì sulle attiche stele, la discrezione

del gesto umano? E come posa lieve

sulle spalle Amore e Addio, come se fosse

d’altro che da noi? Rammentate le mani,

come posano senza peso, e sì che nei torsi c’è vigore.

Questi maestri della misura sapevamo : noi arriviamo fin qui,

questo è nostro, di toccarci così, più forte

ci gravano gli Dei. Ma è cosa degli Dei.

Lo trovassimo anche noi un umano

puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra feconda

tra fiume e roccia. Perché il nostro cuore ci trascende

ancora, come il loro trascendeva loro: Ma non possiamo più

perseguirlo in immagini dov’esso si plachi, né

in corpi divini dove, più grande, si moderi.


















































[Da Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi, 1923]



23.1.07

Firma anche tu!

Petizione

Contro lo sfruttamento di questo Dio Padrone

Per una Libera Riconvertibilità del Denaro in Tempo

Basta, siamo stanchi! È ora di finirla, non è più l'epoca dei Tuoi sporchi privilegi!
È arrivato il momento che l'umanità si renda conto che il tempo è un bene comune, e spetta di diritto a tutti gli uomini e a tutte le donne! Non siamo più disposti a vedercelo strappar via con l'ignobile scusa per la quale saremmo ricompensati in danaro, quello stesso che si vuole che noi si spenda in vilissima merce!

È per questo motivo che:

Associazione Aventi Diritto Uniti, ADOCN - Associazione Donne sull'Orlo di una Crisi di Nervi, Associazione Filosofi a Tempo Perso, Associazione Hobbisti Compulsivi, AIV - Associazione Indecisi Volontari, AIVA - Associazione Impiegati con Velleità Artistiche, Associazione per la Cultura Enciclopedica, Curiosi & Curiosi Associati, LaRecherche O.N.LU.S., Ordine degli Intellettuali Generici, PDI - Pieni di Impegni Onlus, Sindacato Esseri Viventi, S.MU.S.MA.NO.P. - Sindacato Musicisti Sì Ma Non di Professione, STN - Associazione di promozione personale Sappiamo Tutto Noi, Studenti Frustrati Onlus, Studenti Secchioni Onlus, Superamici Onlus

ESIGONO
entro il 2007 la liberalizzazione del mercato del tempo, da attuarsi mediante la creazione di sportelli di scambio tempo - denaro, con prezzi calmierati (1 euro = 1 ora) per la durata di mesi 12. Esigono altresì convenzioni statali per le piccole e medie imprese (che tanto di grandi non ce ne sono).
Se entro il giorno 29.01.08 Essi, nella persona di Dio, non avranno adempiuto alle richieste succitate, e se alla data del 29.07.07 i Firmatari non otterranno in forma scritta prova dell'avvenuta presa visione della presente e dell'impegno a soddisfare le istanze proposte, sarà indetto uno sciopero generale di tutte le categorie dell'universo a tempo indeterminato.

I Firmatari


17.1.07

Che voi siate maledetti :D

E io, che ci casco semprissimo, acconsento volentieri. Almeno aggiornerò una buona volta, visto che sto - bloggamente parlando - in stasi produttiva da un bel po' troppo.

E dunque:

«... dell'opera d'arte è necessario e nulla si può aggiungere e nulla sottrarre, sarebbe rotta se si sopraelevassero ancora due piani?
- la simmetria: è l'equilibrio negli edifici formali, a carattere... »

Interessante? Coinvolgente? No? Peggio per voi. :D

Sono, come richiesto dal buon ABS/Prostata, le righe 6, 7, 8 della pagina 123 del primo libro che ho sottomano, ovvero quello che sto per concludere, altrimenti noto come Saper vedere l'architettura, del gran Bruno Zevi. Un must per chi ama la prima delle Arti Liberali.

Ma, lo confesso, sono stata assai tentata di fornirvi le righe 6, 7, 8 della pagina 123 de Le valutazioni per lo sviluppo sostenibile della città e del territorio, di Fusco Girard e Nijkamp, ma non ho avuto cuore di sottoporvi a:

«... alternative non riconducibile a una sola dimensione, ma che obbliga ad un confronto multidimensionale, cioè allargato anche a parametri non monetizzanti e ad un processo pubblico di partecipazione.»

Insomma, lo capite benissimo perché volevo scansarvene :D
E poi tanto non lo leggerò mai tutto...

Ma, dunque, fatto questo inutile giochicchio, passo immediatamente la rogna a un po' di voi: Inafferrabilerey, *A*N*G*E*L*, Jack Frusciante, Indiano, Lalogica, Suncesija, The Legs e Il Jere'!

Riecco più chiaro il regolamento, visto che son stata pressochè incomprensibile.

REGOLAMENTO:
Piglia un libro, il primo che hai sottomano, vai a pagina 123, salta le prime 5 righe e scrivi le successive 3.

Zazzazzero,
Maat.

8.1.07

Incompréhensible

S'il se vante, je l'abaisse,
S'il s'abaisse, je le vante;
Et le contredis toujours,
Jusqu'à ce qu'il comprenne
Qu'il est un monstre incompréhensible.


[dai Pensées di Blaise Pascal]


6.1.07

Giuro che detesto il sabato.

Ecco, l'ho detto. A mio rischio e pericolo di sembrar maleducata ed asociale. Sia io tutto questo, se il sabato dev'essere quello che è!
E cos'è mai il sabato?
Sabato è che si deve uscire per forza, che se non si esce ci dev'essere una buona ragione.
Sabato è che è tardi, sono già le nove. Eh? ma cos'è, il cinema? Per una volta che "domani non si va a scuola" mi devo andare ad impelagare in orari del menga!
Sabato è se non andiamo si offendono.
Sabato è ieri ho comprato la cosa elegante e me la metto sabato.
Sabato è non puoi restare a casa da solo a leggere, è triste!
Sabato è non puoi restare a casa da solo a studiare, è asociale!
Sabato è non puoi restare a casa da solo a suonare, è sgarbato!

Sabato così è una schifezza, ve lo dico io.

5.1.07

Il tormento e l'estasi

Oggi non so cos'ho. O meglio, sono alcuni giorni che sto in questo strano modo.
Soffro di una curiosa insonnia che mi porta a chiudere occhio per non più di due o tre ore a notte, e in quelle poche mi capitano incubi d'ogni sorta. Nelle altre, sono preda di una inarrestabile estasi creativa. I miei occhi chiusi vedono centinaia di immagini diverse, concepiscono progetti di allegorie dipinte e musicate. Un vero e proprio bombardamento di idee. E anche se un poco di stanchezza mi prende, la tachicardia e l'agitazione sono tali che devo necessariamente alzarmi e prender nota di ogni cosa per il giorno dopo, ma poi finisce che mi ci metto a lavorare subito.
Di conseguenza, durante il giorno ho un fortissimo bisogno di dormire cui, per forza di cose, devo dare ascolto, e quindi la notte successiva siamo allo stesso punto. Ed è un gran dire che devo cercare di dormire di notte. Tre notti fa mi sono svegliata alle 5.00 (essendomi addormentata alle 2.00) e mi son messa a leggere nella speranza di riprendere sonno, ma nulla fino alle 8 passate, tanto vale alzarsi. Stanotte ho provato ad inchiodarmi le palpebre e a non alzarmi, ma avrò dormito sì e no quelle due ore di cui vi dicevo, non consecutive, ed entrambe rigorosamente corredate da sogni irrequieti che mi fanno svegliare dopo poco; alla fine ho battuto sul tempo la sveglia di un'ora e passa, e in piedi alle 6.20.
Ho prodotto due bozzetti per un'allegoria dell'architettura, ho qualche idea per quella della musica ed ho ideato anche un altro disegno che chiamerei "L'Imperatore". Inoltre ho quasi finito un articolo che avevo iniziato giorni fa.
Allora mi son detta che, se non per eccesso, devo andare per difetto. Starò sveglia tutto il giorno e vediamo se stanotte non mi prende il "sonno caposotto", come lo chiama mia madre! Dunque dalli con la caffeina e poiché saprete che non amo il caffé, mi son dedicata ad un Earl Grey a base di darjeeling ed ho rilanciato con una tazza di maté. Qualcuna di quelle maledette grüntee-bonbons non sembrava stonare e la dicitura "mit koffein" mi convinceva, quindi giù anche con quelle.
Mentre scrivevo l'articolo però, intorno alle 9.45, mi è venuto un gran sonno. Ho pensato che era ancora relativamente presto (relativamente ai miei standard, s'intende) e che potevo permettermi un'oretta di riposo. Manco per niente. Alla chiusura delle palpebre mi è balenata in mente ogni singola parola di questo post, nell'ordine. E dopo vari minuti a cercare di convincermi che l'avrei scritto al risveglio, ho ceduto, ed eccomi qua.
Porca miseria! L'ultima volta che ho sentito una descrizione come questa, al tipo stava venendo un cancro al cervello... vabé, era pur sempre John Travolta in Phenomenon... spero che l'esempio non calzi.
Detto questo, il sonno m'è passato e non mi resta che comportarmi di nuovo come aspirante ingegnere-architetto, aspirante poetessa, aspirante pittrice ed aspirante musicista.

Ma un musicista aspirante è un musicista cocainomane?

Non so. Per come mi sto sentendo, probabilmente sì.
Amen.

3.1.07

Un pugno di felicità, tutta per me, tutta da te

«Intanto io rifletto, chi lo sa, forse la vita è tutta qua
abbiamo un bel cercare nelle strade e nei cortili,
cosa c'è, cosa c'è?
C'è un mondo che si chiude se non ha un pugno di felicità
io sono sempre triste, ma mi piace di sorprendermi felice
insieme a te.»

[Da Paolo Conte - Wanda]

1.1.07

Non amare, e non essere amati.

È semplicemente il prezzo d'essere se stessi (?).

18.12.06

Il sesto senso

L’essere umano è davvero dotato di un sesto senso. Capita infatti che una sensazione olfattiva o auditiva (in genere musicale) scateni in noi un ricordo particolare; ma è da rilevare che alle volte questo ricordo non è una semplice immagine mentale quale può essere quella che ci viene richiamata alla memoria qualora le circostanze lo richiedano. Non è, insomma, un ricordo dello stesso tipo di quelli che consciamente riesumiamo dai nostri archivi mnemonici a seguito di una richiesta esplicita, ovvero di un «ti ricordi?». Infatti, queste ultime memorie appaiono alla mente come una forma sfocata e rielaborata (“compressa”, potremmo dire mutuando il gergo informatico) dell’insieme delle percezioni sensoriali afferenti a quel preciso momento storico, sicché possono essere descritte nei termini di dati visivi, auditivi, olfattivi, tattili e gustativi.
Di altro genere sono allora senza dubbio quelle percezioni emozionali, per dir così, che vengono richiamate solo accidentalmente e che è pressoché impossibile riprodurre volontariamente; si tratta in genere di sensazioni che risultano solo parzialmente sensibili nell’istante del loro generarsi iniziale a seguito di un evento (accade spesso durante l’infanzia, oppure al momento dell’innamoramento o in altri contesti che scatenino forti emozioni) e che lo diventano assai più nel ricordo. E la differenza sostanziale dai comuni e già descritti ricordi, oltre alla questione dell’accidentalità, è che queste sensazioni non possono essere trasmesse (al di fuori da chi ne è stato soggetto) attraverso il linguaggio, utilizzando espressioni che appartengono ai cinque sensi canonici. Dunque, così come non sarebbe mai possibile descrivere con esattezza una sensazione visiva a mezzo di verbi ed attributi dell’udito, poiché vista ed udito sono sensi diversi, allo stesso modo l’impossibilità di comunicare queste sensazioni con il corrente vocabolario sensoriale testimonia che si è di fronte ad una sesta facoltà dell’umano, nonostante essa sia causata indirettamente (e cioè conseguentemente ad una combinazione di percezioni derivanti dagli altri sensi) dal cervello e non da un organo propriamente addetto; in questa accezione, si può dire che è un senso secondario, in un certo qual modo, e che si tratta più propriamente di sensazioni che di percezioni, poiché i dati che il corpo rileva sono di tipo soggettivo e non oggettivo.

13.12.06

Ye olde bookshop

Ah, care vecchie estinte librerie come si deve.
Alla facciaccia della nuova Feltrinelli, della nuova Laterza e in breve di tutta la nuova commercialissima feccia multicolor che ha invaso questa città.

Oggi sono stata dalla Palomar. Ho chiesto se avessero il libro che cercavo. Hanno guardato sul pc (ok, piccola concessione all'era moderna) e c'era. Ma dove? Settore A1, edizioni Tea. Niente. Cerchiamo qui. Oppure qui. Può essere di qua: no, non c'è. Ma ci dev'essere. Qui? no. Eppure...

Insomma, un quarto d'ora noi e i due librai a dividerci i settori in cerca di 'sto Fiedler benedetto.

E poi, alla fine, trovato. Al piano di sotto!

Vive la vie,
Maat

12.12.06

Ich bin: Einfhülungsvermogën


[Intuito, Tommaso Garavini]