30.4.08

Good news

Sono lieta di annunciare l'appuntamento segnalato dagli amici della nuova bottega del riuso aperta a Bari vecchia. Ne avevamo già parlato, ricordate?

RI-BELLE presenta:

"E' L'ORA DELLA RICREAZIONE!" incontri, arte, musica sul tema del riuso creativo Auditorium Vallisa, 2-8 maggio 2008

Cooperative, associazioni e singoli raccontano la propria esperienza di riuso dei materiali, autoproduzione e recupero di beni a partire da ciò che solitamente è considerato scarto. Questa pratica, da sempre presente nei mestieri tradizionali come arte antica del sapersi arrangiare, è andata progressivamente perdendosi nel tempo, rappresentando di fatto per il nostro territorio un elemento di impoverimento culturale.

La ricreazione evoca un momento di gioia e svago, è un' isola di tempo felice che tutti dovrebbero ritagliarsi durante la giornata; la ricreazione coincide anche con il concetto di creatività che Ri-belle vuole promuovere: un distacco dalla routine e dalla noia, dal razionale e dagli impegni, la capacità di vedere gli oggetti e i materiali fuori dalle loro funzioni consuete (Ri-belle è immaginare ovunque il bello, convincersi che può esistere e impegnarsi per realizzarlo attribuendo valore a ciò che sembra non avre più alcuna utilità).
PROGRAMMA:

Venerdì 2 maggio, h 18.00

Tavola rotonda sul riuso creativo a cui interverranno:
-Ribelle
-Assessorati del comune di Bari a Pubblica Istruzione, Formazione ed Ecologia
-Coop. sociale Ecopolis, Bari
-Coop. sociale Zingari59 di Roma
-Associazione culturale Occhio del Riciclone, Roma,
-Coop. sociale Binario Etico, Roma
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DEGLI ARTISTI E ARTIGIANI DEL RIUSO (apertura: 2-8 maggio, h 18-22)

Sabato 3 maggio

h 9.00 - 13.00
Laboratorio con i bambini della scuola Elementare Piccinni di Bari di autocostruzione di strumenti musicali con materiali di recupero a cura del maestro Daniele Sarno; a conclusione del laboratorio esibizione musicale aperta al pubblico (h 12.00)

h 18.00
Performances e installazioni artistiche

h 20.00
"Percussioni Trash" by Luigi Morleo

***

E in più:

Bari - dal 19 aprile al 9 maggio 2008
Salvatore Saccà - La guerra degli Dei | GALLERIA LINEA D'ARTE

L'artista rappresenta l'essere caosmico dell'esistenza guidandoci verso il mistero della vita

Bari - dal 24 aprile al 24 maggio 2008
Caterina Arcuri - Ekphrasis. Opere 2006-2008 | MUSEO NUOVA ERA

Caterina Arcuri espone la sua più recente produzione artistica (fotografia, opere plastiche e video) “che nasconde o si svela in racconti leggeri – come scrive in catalogo Tonino Sicoli – dove il corpo è sempre protagonista di una folata di sguardi e di ricordi, come in una danza del linguaggio che sfiora il significato.

28.4.08

In memoria di


«Se dovessi rivolgermi alle “nuove generazioni”, direi quanto segue:
1 Evitate di frequentare l’università, ormai istituzionalizzata e burocratizzata. L’architettura non può che essere fuori degli atenei.
2 Sospettate di chiunque parli di “cultura del progetto”. È un alibi evasivo di comodo. L’unica cultura valida è quella dell’architettura.
3 Diffidate non solo di dogmi e idoli, ma anche di filosofeggiamenti pseudo-super-strutturali, che caratterizzano la maggior parte dei discorsi a tempo perso che si fanno nei corsi di progettazione.
4 Puntate sul linguaggio, in alto, in basso e al centro. Per chiarezza: in alto, Frank Lloyd Wright; in basso, Frank O. Gehry; al centro, Günther Behnish. Comunicazione poetica, comunicazione in gergo e comunicazione letteraria moderna.
5 Confidate nel nuovo, nella modernità rischiosa, nella modernità “che fa della crisi un valore”. Pertanto smettete di sottolineare quanto di vecchio c’è nel nuovo, e riconoscete invece quanto c’è di autenticamente nuovo. La nostra cultura è gremita di valori “in sospeso”, virtuali, non sviluppati, da afferrare e far vivere.
6 Cercate di disegnare meno possibile. Lo spazio non si può disegnare, ed è l’unica cosa importante in architettura.
7 Rifiutate ogni metodologia deduttiva, quella su cui si basa la ricerca universitaria. Einstein e Popper hanno insegnato: senza dedurre, inventare e verificare. Magari per falsificare.
8 Punti di riferimento: William Morris e la teoria dell’elenco dei contenuti e delle funzioni; Art Nuoveau e Bauhaus per l’asimmetria e la dissonanza; Espressionismo (da Häring a Scharoun) per la tridimensionalità anti-prospettica; Theo van Doesburg e De Stijl, per la scomposizione quadridimensionale (ripresa oggi dai decostruttivisti); Fuller, Morandi, Musmeci per il coinvolgimento strutturale dell’architettura; Wright per lo spazio fluente; la paesaggistica più avanzata per il continuum fra edificio, città e territorio. Sette invarianti, o principi, o caratteri non solo del linguaggio dell’architettura moderna, ma del linguaggio moderno dell’architettura.
9 Bandite ogni discorso sull’“autonomia dell’architettura”. L’architettura è splendidamente libera perché è strutturalmente coinvolta.

È tutto. Mi auguro che la mia assenza vi renda felici.
Con ogni cordialità,
Bruno Zevi»

21.4.08

"Alla fie-era dell'Est, per 31 euro" feat. "Oi dialogoi"

Giusto un update, dato che sono impelagata con la progettazione di una cittadella per 2500 abitanti (della quale, e del perché io esali quotidianamente tuoni e fulmini per essa, forse vi dirò in seguito) che non mi lascia tempo da dedicare al mio vastissimo pubblico di lettori.
Dunque dicevo, l'update del giorno: tra sabato e domenica ho speso praticamente tutto quel che mi restava all'EdilLevante, materializzandolo in sei tascabili della Mancosu Editore, casa che conoscevo solo per il celeberrimo Nuovissimo Manuale dell'Architetto - quello di Zevi - e per poca altra roba, sempre di manualistica.
E invece, con mia grande sorpresa, ho scoperto la collana GTA, che per una volta non sta per Grand Theft Auto, bensì per "Grandi Tascabili di Architettura", libriccini compatti e ben impaginati, dalle tematiche alquanto originali, o per lo meno, deo gratias, poco frequentate.
I titoli che sono riuscita ad accaparrarmi sono:
  • Milano - architettura città paesaggio;
  • Architetture di pace, ospedali di guerra - le strutture sanitarie di Emergency;
  • Taccuini futuristi;
  • Adalberto Libera e il Gruppo 7;
  • Asfalto: materia, paesaggio
    e, non ultimo:
  • Architettura nell'età elettronica,
corposo saggio le cui tematiche non fanno che ricollegarsi al graditissimo Dialoghi sulla domotica e i suoi misteri di recente intrattenuto con l'ormai sempiterno frequentatore di questi luoghi che risponde, tra gli altri, all'acronimo di PEJA :D
Pregasi leggere ;)

17.4.08

«Bisogna che il poeta si prodighi con ardore»


È difficile resistere al Mercato, amore mio
allontanare gli intrusi
dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo.
È necessario vivere
Bisogna scrivere
All’infinito tendere
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Mandiamoli in pensione i direttori artistici
Siccome sanno quello che fanno
Non li perdono non li perdonerò
gli addetti alla cultura
Santa è la bellezza
Tanta è la paura
Adesso è un corpo fragile
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
che sa d’essere morto e sogna l’Africa
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe
Io son d'un'altro avviso
Dai virus della mediocrità
Dai dogmi e dalle televisioni
Dalle bugie, dai debiti,
da gerarchie, dagli obblighi
e dai pulpiti
Squagliamocela

da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
Nessuna garanzia per nessuno
Nessuna garanzia per nessuno

14.4.08

Questo di tanta speme oggi mi resta

Domani Boris Podrecca al Politecnico

E, vi giuro, quel "professorini" mi arriva dritto dritto nello sterno.

9.4.08

Tutta mia la città

Le selezioni arrivano a Bari
MArtelive - mercoledì 09 aprile 2008 © MArtelive
Giovedi 17 aprile a La Taverna Vecchia del Maltese, via Francesco Netti 34, a partire dalle 22.00 inizia l’avventura pugliese di MArteLive con la prima serata di “UnPalcoPerTutti”, il concorso rivolto alle band emergenti che conta oltre 800 iscritti in tutta Italia. Il primo appuntamento vedrà protagonista la musica rock e sperimentale di tre giovani gruppi: gli Knock Out (Bitonto), Big Fat Lady, Starzeid, 61 Cygni, El Kemeja. I prossimi appuntamenti saranno il 18 aprile al Nordwind Pub, il 7 maggio al Gargà e il 16 maggio sempre al Nordwind.

Bari - dal 3 al 27 aprile 2008
Metropolis. Urban experience | GALLERIA BLUORG

La propagazione perseverante delle metropoli apre ogni ambito dell’agire del sistema artistico e si sovrappone a intersoggettivazioni che trasformano ambigui insiemi in meccanismi che virtualmente si predispongono a diventare riproduzioni d’immagini esse stesse codificate, duplicate e duplicabili...

4.4.08

Sittin’ on the dock of the bay, wastin’ time: note a margine dell’apocalisse

Opinioni a valle della visione di An inconvenient truth
Una cosa è certa: quando la comunità scientifica internazionale si trova divisa su un argomento, non c’è da star tranquilli, perché con ogni probabilità o si tratta di un argomento sul quale non è possibile produrre risultati universalmente incontrovertibili, oppure l’argomento possiede risvolti, per così dire, interessanti da punti di vista politici, o ancora – quel che è peggio – entrambe le condizioni sussistono contemporaneamente; quando poi la questione è di interesse globale e la sua gravità potenzialmente preoccupante, il quadro raggiunge la complicazione massima: è questo, senz’altro, il caso del problema del riscaldamento globale.

Nell’impossibilità effettiva di conoscere l’esatto stato delle cose, procederò per ipotesi.
È senza dubbio evidente come la prorompente carica autopromozionale del documentario An Inconvenient Truth ne fiacchi parzialmente la credibilità. Tuttavia, se, al di là della questione meramente propagandistica, Al Gore ha dipinto con veridicità i fenomeni in atto, la situazione è di gravissima emergenza.

In una simile ipotesi, la priorità di intervento sulle emissioni atmosferiche di anidride carbonica è assoluta. Quando si tratta di estenderli a scala planetaria, indurre cambiamenti massivi di una prassi qualechessia richiede tempi lunghi in un regime ordinario: poiché, come è ovvio, attuare conversioni dei metodi di produzione industriale e delle reti di trasporto richiede un impegno ingente al punto da cozzare violentemente contro interessi economico-finanziari di grande influenza sul mercato mondiale, sarà gioco forza entrare in un regime straordinario di gestione delle risorse deputate alla trasformazione. Sempre nel caso in cui fosse possibile accertare con sicurezza assoluta l’urgenza dei provvedimenti da attuare, direi che la sopravvivenza del genere umano – o anche solo di una buona parte di esso – varrebbe bene un qualsivoglia turbamento dell’economia globale. E non solo. Mi sia permesso di aprire una parentesi.

Riflettendo sui processi di valutazione multicriteriale condotte nel corso dei processi decisionali relativi alla collocazione – anche non solo meramente fisica – degli impianti di produzione di energia ad emissione zero, potrebbe risultare chiaro che dovrebbero passare in secondo piano persino le esigenze di tutela paesaggistica di cui in regime di normalità è invece più che lecito tener conto con decisione.

La difesa del paesaggio in quanto tale, così come concepita dalla legge 1497 del ’39 (e, in sostanza, concettualmente invariata anche nella legislazione successiva) risponde ad un’esigenza estetica che è puramente umana: fino a che punto questa esigenza potrebbe essere anteposta alla conservazione di equilibri ecosistemici planetari, nel caso di emergenza in questione? La mia posizione filosofica potrà sembrare radicale al limite della blasfemia, ma poiché ritengo l’essere umano non al di fuori dei processi naturali di cui è figlio e poiché, inoltre, non credo all’esistenza di un diritto di natura precedente alla creazione di un ordinamento sociale di tipo puramente umano e convenzionale (che peraltro ovviamente condivido, rispetto e difendo strenuamente), da un punto di vista puramente logico l’uomo non ha nessun dovere naturale nei confronti delle altre specie di esseri viventi. Infatti, così come l’estinzione di specie animali e vegetali è naturalmente causata dal prevalere nell’ecosistema di altre specie animali e vegetali, così l’essere umano, animale capace di trasformare l’ambiente che lo circonda ben più degli altri, agisce secondo natura persino quando modifica irreversibilmente gli equilibri naturali preesistenti a sé. Il problema, quindi, è di ordine culturale: è assolutamente narcisistico ritenere che i cicli naturali siano stati messi in crisi dall’azione umana e che il pianeta che ci ospita abbia un qualunque bisogno di essere salvato in qualche maniera. Convinta dell’onnipotenza della natura nel suo complesso rispetto ad una sola delle sue specie, ritengo che il pianeta, più che subire attacchi da parte dell’uomo, si stia semplicemente preparando a fare a meno di lui, che dal canto suo si dirige verso la propria distruzione.

Che sarà, dunque, di tutte le specie viventi la cui estinzione è stata o verrà causata solo dall’azione dell’uomo? Che ne è, in sostanza, dell’intera etica ambientalista?

Sulle origini dell’etica si potrebbe discutere fin troppo variamente, ma ciò è da rimandare ad altre sedi. In coerenza con la mia suddetta opinione circa lo stato di natura, credo che l’etica sia il frutto di una serie di convenzioni stabilite a tavolino dagli uomini nel corso dei secoli sulla base di un accordo comune finalizzato alla sopravvivenza della propria specie. Tagliando corto sulle storture subite dalla morale durante la sua lunga storia, e in un’epoca di sostanziale polverizzazione, moltiplicazione e relativizzazione morale, credo che sia il caso di affermare – anche controintuitivamente e in apparente antitesi con il sentimento, da me condiviso, di profonda responsabilità dell’uomo nei confronti delle conseguenze ambientali delle proprie scelte – che l’etica si debba occupare esclusivamente di quanto, appunto, abbia come obiettivo la conservazione dell’umanità. Ecco dunque l’anello mancante: si definisce sostenibile qualsiasi processo che contribuisca a consegnare alle future generazioni umane una situazione complessiva che non operi al ribasso rispetto allo status quo né dal punto di vista economico-finanziario, né da quello sociale, né da quello ambientale. Considerando i tre ambiti (anche quello ambientale, si noti!) come i costitutivi del diritto umano, sarà forse più facile convincere chi ancora avesse dubbi sulla sua importanza, che l’attenzione alla conservazione della biodiversità ambientale ha senz’altro la sua base in una ferrea logica “umanista”, che è imprescindibile per la sopravvivenza ed il benessere dell’umanità e che non è, dunque, soggetto di interessi politici o di ragioni ideologiche ancora da porre in discussione.

Sia chiaro allora verso cosa ci stiamo avviando e cosa esattamente dobbiamo combattere.

Ma Al Gore potrebbe aver torto. È nota l’opposizione al suo documentario mossa dal giudice britannico Justice Burton sulla scorta dei risultati di un’altra equipe scientifica e riassunta in nove punti altrettanto celebri. In generale però si può dire che, mentre la stragrande maggioranza dei pareri scientifici conferma le responsabilità dell’anidride carbonica proveniente delle emissioni di origine antropica nell’effetto serra, non esiste praticamente alcun accordo tra gli studiosi circa gli ordini di grandezza dei fenomeni. Si possono ascoltare quindi decine di posizioni contrapposte sull’entità percentuale dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo rispetto al totale, sulla ipotetica entità dell’innalzamento dei livelli marini conseguente allo scioglimento dei ghiacci polari, sulla effettiva gravità dell’immissione di acqua dolce rispetto all’andamento delle correnti oceaniche ed in particolar modo su quali siano le “scadenze” di tali fenomeni in termini di decenni. Esiste anche una sparuta percentuale di negazionisti, che attribuiscono il riscaldamento alla sola attività solare o gridano addirittura alla mastodontica operazione commerciale.

È comprensibile quindi il disorientamento dell’opinione pubblica mondiale, che di fronte a tale caos è nei fatti impossibilitata a prendere una posizione con serenità: dietro la miriade di dati contrastanti stanno, infatti, tanto ragioni politiche quanto motivazioni puramente scientifiche. Se già la moderna meteorologia fornisce al pubblico dati inficiati da grandi margini di errori su proiezioni di poche ore per regioni circoscritte, si può ben intendere, mutatis mutandis, quanto complesse debbano risultare previsioni a svariati decenni delle mutue interazioni di fenomeni planetari influenzati da una serie pressoché infinita di variabilità. Risulta evidente che, anche in una totale buona fede scientifica, il ricorso a modelli matematici diversi può portare a descrizioni radicalmente differenti dello stesso fenomeno.

Ma ciò, si badi, non giustifica nessun inconcludente tergiversare da parte di organi decisionali a qualsiasi livello. Mai come in questo frangente, la “sospensione del giudizio” costituisce già una precisa posizione assunta. Inaction is a weapon of mass destruction, cantava qualcuno.

Dunque, anche nell’ipotesi in cui il documentario di Gore sia, come dicono certi, eccessivamente allarmistico (ipotesi, è chiaro, assolutamente auspicabile!), la mia opinione si sposta di poco, variando solo per quanto riguarda priorità ed urgenza – e dunque a livello meramente tempistico – e non nella sostanza: la conversione dei metodi di produzione è necessaria e richiede impegni massicci e date certe, a livello globale. Mi convince poco sulla lunga distanza la liberalizzazione del mercato dei permessi di emissione, perché vi intravedo possibilità elusive di qualche genere e perché non ritengo in linea di massima desiderabile che buone abitudini si scambino con cattive abitudini più denaro; tuttavia, il metodo si è dimostrato efficace e può costituire un rimedio all’emergenza, purché a breve termine.

È prevedibile che, se non è già successo – e sono certa di sì –, si creino in un prossimo futuro nuovi centri di potere nelle cui mani si concentreranno le chiavi del nuovo mercato dell’energia sostenibile. Presumo che le stesse attuali lobbies del petrolio abbiano già provveduto a procurarsi un nuovo posto al sole – è il caso di dirlo. Ci saranno senz’altro nuovi problemi etici ed ambientali con cui confrontarsi (sapremo dismettere, per dirne una, grandi quantità di pannelli fotovoltaici in tempi brevi, in maniera economica e senza produrre inquinamenti di nuovo tipo?), tanto più imprevedibili quanto più repentina ed estesa riuscirà a farsi la transizione che in ogni caso resta agognata per tutti noi che rimaniamo, per così dire, outsider traders della questione.
Nonostante il livello di estrema imprevedibilità insito nel processo, rimane ancora da considerare che le emissioni di anidride carbonica non causano soltanto l’effetto serra, e che i meccanismi che le generano non generano solo quelle. Bisogna scommettere nel traguardo delle emissioni zero: nella peggiore delle ipotesi
normalmente prevedibili ci avremo guadagnato in salute per i nostri figli e in un po’ di soddisfazione per quanti di noi ritengono che anche le altre specie ne abbiano diritto.


(Anonimo, Scioglimento dei ghiacci, collezione via Dante Alighieri, Bari)

29.3.08

Ma i rosa elefanti no...

Se è vero che ricorderemo la nostra giovinezza modellata su un umorismo simpsoniano, senz'altro l'infanzia di tanti di noi è stata popolata dalla fantasia di Disney e dei suoi successori.
Molti di voi hanno senz'altro nella loro memoria questa sequenza tratta da Dumbo. Io la ricordo come una delle più agghiaccianti di tutta la mia fanciullezza. Rivedendola oggi, e considerando che risale a non più tardi del 1941, l'effetto è di totale sconcerto. Di quali stupefacenti facevano uso gli sceneggiatori della Disney? Ma soprattutto, come potevano pensare che una sequenza del genere fosse adatta ad un pubblico di bambini anche piccoli?
Senza parole.

Ora che è tornato il bel tempo

Bari - dal 28 marzo al 6 aprile 2008
Lea Caputo - Trame di ghiaccio | NODO
Come il ghiaccio perde la sua forma acquisita avviandosi verso il fluire della sua essenza primaria, così si cerca di liberarsi dalle fobie, dalle ansie, dalle piccole nevrosi quotidiane.
nodo.megablog.it

Bari - dal 29 marzo al 18 aprile 2008
Ernesto Portas - Sguardo laterale | GALLERIA LINEA D'ARTE
L'artista ci suggerisce sommessamente l'essenza dell'osservare, a noi spettatori si palesa un vedere che percorre i tratti laterali.
www.lineartebari.com

Bari - dal 15 marzo al 20 aprile 2008
Gianfranco Groccia - Colt | MUSEO NUOVA ERA
Le opere raffiguranti i volti femminili sono accostate a monocromi rettangolari su cui sono disposte delle colt, questi dialogano per assonanza o contrasto con le immagini.

Bari - dal 15 marzo al 30 aprile 2008
L'Arca | GALLERIA BONOMO
I trentaquattro lavori sono altrettanti momenti d’incontro tra l’artista e l’animale o la bestia che dir si voglia, attimi di simpatia, di colloquio di identificazione con un compiacimento plastico per la forma vivente che solo l’animale suggerisce.

Bari - dal 29 marzo al 30 aprile 2008
Urban Landscapes | MURATCENTOVENTIDUE ARTE CONTEMPORANEA
La mostra riunisce tre video che offrono sguardi diversi sul tema del paesaggio urbano.
www.muratcentoventidue.com

Bari - dal 28 marzo al 7 maggio 2008
Dissonanze | DUEFFE
Collettiva di arte contemporanea.

28.3.08

E ci jè, probbe la storie de Minze Cule!

Ebbene sì, signore e signori. L'abbiamo trovata: dalla notte dei tempi, la fantomatica storia di Minze Cule (evidentemente "Mezzo Culo", evidentemente in dialetto barese :D) che nella tradizione della mia città equivale all'antonomasia di tutte le vicende da due soldi. Ecco a voi...

La storie de Minze Cule

Iève na volde e stève na famìgghie combòste da u-attàne,da la mamme e da le fìgghie.
Na dì ca facève fridde le fìgghie decèrne a la mamme: “Mamme, fasce fridde, u sa com'azzècchene le frittue? L'am'a fa? ".
“Iè vvère "
, decì la mamme, "ch'u ffridde ca strènge nge velèssere do frìttue. Ma com'am'a fa ca la fresòre no la tenìme?"
“Mamme, e no la puète pegghià m'bbrìiste de nguàcch'e sedetùre?"
“Sine, iè vvère"
decì la mamme a la fìgghia granne, "u sa ci-à da fà, va da Mìinze Cule e fàttela dà. Però no la si chiamànne ch'u sopanòme, chiàmele Jangelìne ".
La fìgghie acchesì facì.

Tuppe, tuppe.
"Ce iè?”
“So ji, iàbbre Jangelìne “.
“Ci uè, pecceuèdde? “.
“Me manne mamme. Ha dditte ce nge puète dà m-bbriìste la fresòre, fra na mènz'ore te la pòrteche ndrète”.
“E ci-avit'a fa?”
"Am'a fa le frittue e le canzengiìdde", decì la uaggnèdde.
”Iòsce, che ccusse ffridde, so pròbbie adattàte", respennì Miìnze Cule.
“Ii te dogghe la fresòre, dingìuue a mmàmete, però tu m'ha d'annùsce ngocch'e ffrìttue e calzengìidde. A se nò non de la dogghe. Va bbùune?"
“Sine, sine Jangelìne ", decì la pecceuèdde, "ngi-u digghe a mmamme. Statte secùre ca nu non zime sgrate ".
“Va bbène, vattìnne "
, decì Mìinze Cule e nge dètte la fresòre.

La uaggnèdde tutta presciàte se ne sci a la case. Come arrevò, la facì a vedè a la mamme ca mannò a cattà la masse da chèdde ca vènne u ppane e acchemenzò a preparà tutte le cose ca nge velèvene.
Fernùte de frisce, na frìttue iune e na frìttue u ualde, nu calzengìidde a iùne e nu calzengìidde o ualde, sci a fernèssce ca u piàtte arremanì vacande.
"E mmò", decì la mamme, “come am'a fa pe Mìinze Cule?"
“Ii”
,decì la fìgghie, “non dènghe facce de sci a ddange ndrète la fresòre sènza pertànge u piattecìidde de le frittue e de le canzengìidde ca nge so premettùte ".
“Mo sacce jl ci-am'a fa, viste ca la masse no nge ne sta cchiù", decì la mamma.

Pegghiòrne la canìgghie ca servève pe ffa u mangià pe le gaddìne e la trembòrne. Acchesì facèrne la masse.
Aradòrne u tiàne e assi ngocch'e checchiàre de carna sfritte, nu pìcche de recòtte e nu pìcche de zzùcchere. Ma chisse cose ièvene picche assà. Allòre le fìgghie se dèttère da fa ad accìte maggnàttue e ssurghe. Mbastòrne tutte cose e frescèrle frìtttie e calzengìidde.
La mamme preparò nu bbèlle piattecìidde u-accheinegghiò che nu pannolìne e ngi-u dètte a la fìgghie che la fresòre.
"Ecche", disse, ”va da Mìinze Cule e dange tutte cose. Chiàmele Jangelìne e nnò Mìinze Cule. E ddì:
"’Iangelìne, cusse iè u piatteciidde de le frìttue, chèsse iè la fresòre e bbuène appetìte, ha dditte mamme’".

La uaggnèdde acchesì facì. Come Mìinze Cule avì la fresòre e u piattecìidde de le frìttue e calzengìidde, decì:
"Gràzzie, puèrte tande salùte a mmammete " e come la uaggnedde se ne sci, ammenò la mane o piattecìidde e trò u prime beccòne a nu calzengìidde. O prime muèzzeche capetò u poste addò stève la recotte.”Oh! ci è bbèlle ", decì, e mastecàve che ttutte u guste. Come trò u ualde muèzzeche addò stève u sorghe ele maggnàttue, scketò n dèrre e ammenò na sendènze.
“Puh ", decì, ”gocce hann'avè, ci-hanne mettùte ddò iìnde? " Facì pe vedè e acchiò surghe, maggnàttue e ttand'alde anemàle sckefùse. S'alzò da la sègge tutt'agetàte, iève devendàte rosse come a nu diauuìcchie. Auuandò u rèste du calzengìidde e u sbattì n-dèrre com'a nu pulpe. Sùbbete fesc'i la gatte pe mangiassìiuue, ma come mettì u nase, se dètte n-drète percè iève fetènde.
“AhAh ssì ", decì Mìinze Cule, "vu credite d'avè pegghiàte pe ffèsse a mmè, ma mo m'agghi'a vendecà. A ttutte v'agghiaccìte, quand'è vvère ca me chiàmeche Mìinze Cule".

Na sedetùre sendì de gredà a Mìinze Cule e sscì sùbbete ad avvesà la mamme de la pecceuèdde.
Tutta trevegghiàte la poverèdde acchemenzò a pegghià il sapone e u stennì sop'a le gradìne de la scala ca dève a la case ch'u desìggne de Mìinze Cule come avev'a salì sùbbete avèv'a sceuuà.
Acchesì facèrne. Angèrne le gradìne de sapòne, pegghiorne u comò e u liìtte e le rnettèrne drèt'a la porte e se scèrne ad ascònne, iùne iìnd'a la graste, iùne iìnd'o stepòne, iùne iìnd'a la credènze e u ualde iìnd'o lìitte apprìisse a la mamme, aspettànne ca Mìinze Cule se sfuàve.
Mìinze Cule, mbbèsce, se vestì a mmorte ch'u renzèle n-gape e nu trepète reveldàte che le cannèl'appecciàte sop'a oggn'e ggamme.
Se pegghiò nu bastòne de fìirre, u cambanìidde e se ne sci.
Come arrevò m-bbàcce o pertengìine, dètte na mazzàte de mìinze cule e u-aprì.
"Mo vènghe", decì acchiamendànne a la porte de la case, " e mmò am'a fa le cunde ".
La mamme e le fìgghie ca stèvene aschennùte cchiù se trevegghiòrne e pe la pavùre ièvene devendàte peccentrnne quànd'a nu pòdece.
Acchesì Mìinze Cule senò u cambanìidde e decì: " Mo salghe u prime gradìne ".
Come facì pe mmètte u pète sceuuò p'u sapòne ca stève e se spezzò na gamme.
"Ah! Maldètte a vvù ", gredò p'u delòre e pe la ragge Mìinze Cule, " ma v'agghi'avè all'òggne ".

Dlìn, dlìn, dlìn, senò n'alda volde u cambanìidde: " Mo salghe u secònde gradìne " e facì pe salì.
Brebùffete, sceuuò e se spezzò l'alda gamme. Mìinze Cule scettàve fuèche. Le maldezziùne arrevàvene n-giìle.

Iìnd'a la case la mamme e le fìgghie se facèrne iìnd'a le calzenìitte pe la pavùre; ma Mìinze Cule non z'affermàve.

Dlìn, dlìn, senò arrète u cambanìidde: " Stogghe a salì u tèrze gradìne ". Brebùffete, se spezzò nu vrazze e scettò cèrte lucche ca se sendèrne pezzìnghe a ccase de diàuue.
Dlìn, dlìn, dlìn, " Stoggh'a salì u quarte gradìne ". E come facì p'arrambecàsse se spezzò u ualde vrazze.

Che n-dutte chèsse arrevò suse cu velène e che la ragge a la vocche. Dètte na mazzàte de mìinze cule e aprì la porte.
U lìitte e u comò scèrn'a fernèsce m-bbacce o parète de facce m-bbrònd'a la porte.
Mìinze Cule tutt'arrabbiàte velòve pàgghie pe ccìinde ca vàdde schemegghiò u lìitte e come vedi la mamme e nu fìgghie iìnd'a nnudde l'accedì.
Acehesì sci vedènne a ttutte vanne. Acchiò nu fìgghie iìnd'o comò e u-accedì, acchiò u ualde iìnd'o uarnàre e u-accedì. N-zzòmme l'accedì a ttutte, scolùse a ccudde ca stève iìnd'a la graste.

Acquànne se retrò u-attàne, cusse fìgghie nge decì tutte.
U-attàne ce facì? S'armò e sscì ch'u fìgghie a la case de Mìinze Cule. Chòsse come u vedi, decì: " Ce uè?"
"Tu"
, respennì u-attàne, "si accìse la famìgghia mè. E mmò iì agghi'accìte a ttè ".
"No, no", decì Mìinze Cule, “non zo state iì".
"Nonn'e vvère ", decì u fìgghie, "ii te so vviste. Tu si state. Papà, accìdele".

Sènza ca Mìinze Cule petèsse cercà aiùte, che la sckùme a la vòcche, u-attàne l'accedì e se ne sci a la case ch'u figghie.
Come trasì pegghiò na medecìne pe ffà resescetà le crestiàne e l'ammenò sop'a ttutte le figghie e a la megghière ca ièvene state accìse e cchidde resescetòrne e stèrne chendìinde e felìsce.

Stòria mè non è cchiù, male a llore e bbène a nnù.


26.3.08

Natale con i tuoi, Pasqua con k-way

Mi si passi il titolo: quest'anno l'in-clemente [ma]stella gialla che riscalda il nostro pianetucolo ha deciso di dare forfait per il weekend pasquale, e devo pur prendermi la mia rivincita sul freddo patito con qualche freddura di rimando, mi sembra quantomeno lecito.
Insomma, questa noiosa serie di puns verbali solo per dirvi che ho passato una cospicua parte del mio tempo vacanziero al cinema, e per introdurre un paio di recensioni di quanto visto. Aah. Sono proprio alla frutta.

Provaci ancora Sergio
Colpo d'occhio


Allora, film complessivamente mediocre, ma a fronte di vari contro, un paio di buoni pro è il caso di accordarglieli.
La trama è abbastanza convincente - per quanto non del tutto inedita, ma diciamo che nessuno si aspetta più trame sconvolgenti e quindi ci possiamo accontentare - soprattutto perché è ben chiaro che Rubini ce l'ha messa tutta per venir fuori dallo stereotipo del film italiano contemporaneo, dove se non è la moglie che lascia il marito, saranno i figli problematici o quantomeno un po' di guai sul lavoro ad occupare il posto di protagonisti assoluti del plot, con buona pace di quelli come noi, che di fatti privati di famiglie simili alla propria tendenzialmente hanno piene le corna. Checché ne dica il gioviale Virzì che va a lamentarsi dalla Dandini di qualcosa di cui suo malgrado è responsabile almeno un pochettino. E quindi un sincero plauso al tentativo del buon Sergio di cambiare aria e di occuparsi di un ambiente spesso snobbato dalle nostrane pellicole com'è quello dell'arte contemporanea.
Buona anche la scelta delle location, tra cui la Biennale, della quale si possono apprezzare interessanti scorci espositivi, la citazione di enti e situazioni reali (Art Basel o exibart, ad esempio), la stessa scelta di proporre, come fatte dal protagonista, le vere opere di uno scultore come Gianni Dessì - a me personalmente gradite - e ancora, l'attenzione a una fotografia che è altrimenti decisamente carente nella produzione cinematografica italiana degli ultimi tempi.

Ma i buoni propositi del nostro si sciolgono come tempera in acqua di fronte ad un casting scelto più per le suddette necessità estetico-scenografiche che per rispondenza alla veridicità dei ruoli. E così uno Scamarcio nel pieno della sua grossolana paesanità non regge le sfumature richieste ad un personaggio che cambia più volte comportamento durante lo svolgimento ed è quasi comico negli accessi d'ira (oltre al fatto, non tracurabile, che lo si fa piangere misteriosamente solo dall'occhio destro: sarà forse il "colpo d'occhio" cui si riferisce il titolo?); Vittoria Puccini è una sorta di insipidissima Barbie Max & Co., priva di qualunque rilievo che vada al di là dell'ammirazione che possono eventualmente suscitare i suoi riflessi ramati, che non sa che piagnucolare stucchevolmente per l'intera durata del film.
Per non parlare poi dello stesso Rubini, tragicamente fuori parte in un ruolo difficile che avrebbe richiesto un contegno a mio parere molto diverso. Il risultato, più che artistico, riesce globalmente assai artificioso e ben poco coinvolgente.
Peccato. Provaci ancora, Sergio...

Long live King Philip
Onora il padre e la madre


Sarà che non avevo letto granché su questo film prima di vederlo e sarà anche che non mi aspettavo nulla dalla sua visione, ma devo ammettere di essere rimasta davvero colpita da questa pellicola dalle tante qualità.
Non so se cominciare con l'elogiare la colonna sonora ben presente ed efficacissima, la fotografia eccellente, la scelta finissima degli ambienti interni (una vera goduria in certi casi: si consiglia di vestire gli occhi dell'interior designer prima di vedere il film), la spietatezza senza concessioni di una trama del tutto priva di sbavature o la qualità di tutte le interpretazioni. Tra le quali spicca senz'altro quella di Sua Maestà Philip Seymour Hoffman, onnipotente interprete ormai consacrato sull'altare hollywoodiano da ruoli come quello di Truman Capote, ma che è stato a lungo un outsider confinato a ruoli marginali probabilmente per la sua corporatura imponente. Hoffman è davvero capace di una potenza espressiva che mi lascia senza fiato, e in questa pellicola supera se stesso. Da Oscar.
Se mi si costringe a parlare di difetti per questo film, si potrebbe dire che nel primo tempo, in cui l'azione non arriva ancora all'apice, la struttura fatta di continui flashback/flashforward (come in molti film di Nolan, ad esempio) può risultare un po' stucchevole, soprattutto perché si spazia in un arco di tempo molto limitato - poco più di una settimana. Nella seconda parte, però, questo lieve disagio viene facilmente vinto dal precipitare degli eventi che non permette distrazioni ed enfatizza, al contrario, la ricerca raffinatissima di angolazioni diverse per gli stessi eventi, in un'indagine psicologica che è un vortice senza ritorno.
Difficile, ma imperdibile.

17.3.08

Simon's cat

Forse avrete già visto il primo episodio, che è diventato una specie di cutie-cult della rete. Ma Simon ha tirato fuori un nuovo delizioso corto ed io, che non vi resisto, ve li linko entrambi :D

13.3.08

Mumble.

Vi sono al mondo due tipi di persone: quelle le cui posizioni vengono ritenute degne di nota solo perché espresse con innata autorevolezza e quelle che ottengono lo stesso risultato perché sono davvero convinte di ciò che fanno e dicono.
È da ciò che deriva la mia irriducibile diffidenza nei riguardi del genere umano.


8.3.08

Ultime dalla città (mettendosi in pari con gli arretrati)

Bari - dal 22 febbraio al 9 marzo 2008
Franco Scaringi | GALLERIA BLUORG
I dati naturalistici si perdono in una deformazione mentale che è sicuro possesso della figura. Con un gesto che non vuole essere provocatorio ma emblematico della consapevolezza del gioco della rappresentazione, muta i tradizionali risultati della luce e del colore.

Bari - dal 29 febbraio al 9 marzo 2008
Spazio prima | FORTINO DI SANT'ANTONIO ABATE
Spazio Turismo inaugura a Bari una dimensione interamente dedicata all'arte ed alle sue molteplici raffigurazioni

Bari - dal 28 febbraio al 10 marzo 2008
Fabio Santacroce - Sick | NODO
Un fluire frenetico e tachicardico.
Le immagini di una realtà alterata da forme e simboli, riaffiorano trascinate da combinazioni di idrogeno e ossigeno.
L'acqua, in grado di placare ogni sete, diviene caos infetto; la cura, e la malattia stessa.

Bari - dal 23 febbraio al 14 marzo 2008
Giano | GALLERIA LINEA D'ARTE
Paesaggi e boschi incantati, luce e materia nei dipinti di questo artista che vive a Visso (MC) immerso nella natura che lo ispira