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7.5.08

Il bacio del bentornato


At first glance, this may look photoshopped, but it is actually a real sculpture! The author is Tsang Cheung Shing from Hong Kong. He created this installation for a pottery exhibition of “YingYeung” - a drink mixture of coffee and tea (very popular local drink in Hong Kong). The pottery, named Yuanyang II, is one of the collections of Hong Kong Museum of Art now displaying at the Central Concourse of Hong Kong International Airport (HKIA). Tsang Cheung-shing is a ceramic art tutor and product designer. Yuanyang II is modeled in a distinctive form with two figures indulged in kissing each other. Their heads support two elegant cups for drinking tea and coffee. The form and concept design fully complement the theme “Yuanyang" not only typical Hong Kong beverage of mixing tea and coffee which was already mentioned, but also a symbol of marriage and love.

Fonte: http://www.moillusions.com/

No, non si tratta di qualcosa che ho visto a Roma in questo bel weekend appena trascorso; sono infatti immagini e parole proditoriamente rubate ad un altro sito, tutto qui.
Ma in qualche modo mi sento rappresentata da essa. Anzi, in molti modi.
Tra questi, la mia passione per il té che è nota a chi mi legge da più tempo (ben pochi occhi, ahimè :D). In quel della splendida via dei Banchi Vecchi, al numero 124, per chi di voi dovesse passarci, c'è la stupenda bottega BiblioTéq, nella quale stavolta ho fatto rifornimento di verdi giapponesi: un Sencha Fukuyu per la pausa mistica del pomeriggio ed un Houijicha che non aspetta altro che una serata sushi. E, ovviamente, caramelle, tante caramelle. A base di té nero e Matcha. Ve l'ho mai detto che potrei cedere il mio regno, per un bonbon?

29.1.08

Cercasi Misaki disperatamente

Ovvero: "Ecco, sono nei guai", parte II

Oggi sono andata in un bar nella piazza del castello di Trani ed ho bevuto una cosa deliziosa che rispondeva ad un nome proprio che ora mi sfugge, ma in sostanza era un té al peperoncino.
Allora, era una bustina e il complesso non aveva poi queste grandi qualità, ma cazzarola... era un té al peperoncino!
Lo voglio, lo voglio, lo voglio. Era rosso - e infatti sono certa che più che un té avesse come base un karkadé, ma va bene uguale -, asprigno e... appena un po' piccante. Adorabile!
Sono quasi sicura che la marca della miscela si chiamasse Misaki, sapete, una di quelle che producono quarantasette tipi di miscele aromatizzate ai gusti più assurdi (per lo più porcherie, ovviamente) oltre che infusi e tisane d'ogni genere e sorta: una di quelle tipo l'Eraclea, per capirci.
Solo che non trovo alcun riferimento in rete, dannazione, a parte ottantottomilacinquecento giapponesi dai diversi gradi di stronzaggine che si chiamano così.
Insomma, se qualcuno di voi debosciati sa dirmi dovecomeeperché si possa comprare questa meraviglia, mi faccia un fischio.

Ah, se vi state chiedendo il perché dell'immagine, beh, anche quella è Misaki, provare per credere. Se non altro con questa foto avrò attirato l'attenzione di voialtri ben più che con qualche ennesima laconica fogliolina di té. Stramaledetti pedofili.

30.12.07

Ecco, sono nei guai.

Perché Bibliotee ha chiuso da un pezzo, e ormai ci avevo messo tristemente una pietra, sul suo magnifico Earl Grey imperiale, ma adesso anche Twinings mi tradisce. Sì, Twinings, ho detto proprio così, e no, non intendo dire che compro miscele della gamma pregiata che pure so essere parte della produzione della celebre etichetta britannica. Intendo dire che fino a poco fa compravo, e mi piaceva, l'Earl Grey della Twinings al supermercato. Quello, quello. Quello con le bustine gialle. Bustine, sì.
Orrore e raccapriccio? Chetatevi, non ho perso completamente il senno ed il palato. Possiamo parlarne. Dico che è molto difficile trovare un Earl Grey in cui l'equilibrio tra la miscela e l'essenza aromatica sia accettabile, anche tra té di qualità. Per fare un esempio, tempo fa comprai da Deli (deli-zioso bugigattolo il cui solo cliente è il Dr. Fer., al quale peraltro ne devo la mia discoverta, sempre sia lodato) un costoso - per i miei taschini, si dia il caso - scatolotto della Taylors of Harrogate, che si è rivelato ahimè sbilanciatissimo, tanto da diventare bevibile, per quanto ovviamente piatto, solo dopo che le foglie vengano lasciate all'aria e mescolate variamente per lunghi minuti prima dell'infusione.
Au contraire, un altro costosetto Earl della Wittard of Chelsea, comprato da Crabtree & Evelyn, si era poi rivelato assolutamente anonimo, quasi un té non aromatizzato e di neanche gran pregio.
Non me ne vogliano quindi la graziosa vecchina del bucacchiòlo dei sapori o le signorotte dell'erboristeria di lusso: sono gli inconvenienti dell'acquisto a scatola chiusa; inconvenienti che, ahimé, non si presentavano in quel dell'amatissimo e suddetto Bibliotee ormai passato.
E infatti, tra tutte quelle che bevevo abitualmente, la miscela che aveva quel negozio era senz'altro la mia preferita. Profondissimo l'aroma, su una base darjeeling impeccabile; difficilissimo sbagliare il tempo di infusione. Secondo ad esso, invece, era appunto un Twinings in foglie che mi era capitato in casa tempo fa, non so più come, e che non ho più trovato. Anche lì, un discreto dialogo tra fondo ed olio essenziale.
Da allora, mi sono dovuta accontentare della versione imbustata di quest'ultima miscela, versione che, per quanto senz'altro povera di sfumature, eccetera eccetera, per lo meno conservava intatto il fatidico bilancio, in assenza del quale è impossibile, a parer mio, impostare un qualsiasi tipo di degustazione soddisfacente. Insomma, per le loro scarse pretese, quelle bustarelle se la cavavano egregiamente.
Ma adesso no. Ho visto il restyling della confezione, e i miei timori si sono rivelati fondati. Adesso anche Twinings sa di sapone. Sono nei guai.
Chi mi soccorre?