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19.5.08

29.3.08

Ma i rosa elefanti no...

Se è vero che ricorderemo la nostra giovinezza modellata su un umorismo simpsoniano, senz'altro l'infanzia di tanti di noi è stata popolata dalla fantasia di Disney e dei suoi successori.
Molti di voi hanno senz'altro nella loro memoria questa sequenza tratta da Dumbo. Io la ricordo come una delle più agghiaccianti di tutta la mia fanciullezza. Rivedendola oggi, e considerando che risale a non più tardi del 1941, l'effetto è di totale sconcerto. Di quali stupefacenti facevano uso gli sceneggiatori della Disney? Ma soprattutto, come potevano pensare che una sequenza del genere fosse adatta ad un pubblico di bambini anche piccoli?
Senza parole.

26.3.08

Natale con i tuoi, Pasqua con k-way

Mi si passi il titolo: quest'anno l'in-clemente [ma]stella gialla che riscalda il nostro pianetucolo ha deciso di dare forfait per il weekend pasquale, e devo pur prendermi la mia rivincita sul freddo patito con qualche freddura di rimando, mi sembra quantomeno lecito.
Insomma, questa noiosa serie di puns verbali solo per dirvi che ho passato una cospicua parte del mio tempo vacanziero al cinema, e per introdurre un paio di recensioni di quanto visto. Aah. Sono proprio alla frutta.

Provaci ancora Sergio
Colpo d'occhio


Allora, film complessivamente mediocre, ma a fronte di vari contro, un paio di buoni pro è il caso di accordarglieli.
La trama è abbastanza convincente - per quanto non del tutto inedita, ma diciamo che nessuno si aspetta più trame sconvolgenti e quindi ci possiamo accontentare - soprattutto perché è ben chiaro che Rubini ce l'ha messa tutta per venir fuori dallo stereotipo del film italiano contemporaneo, dove se non è la moglie che lascia il marito, saranno i figli problematici o quantomeno un po' di guai sul lavoro ad occupare il posto di protagonisti assoluti del plot, con buona pace di quelli come noi, che di fatti privati di famiglie simili alla propria tendenzialmente hanno piene le corna. Checché ne dica il gioviale Virzì che va a lamentarsi dalla Dandini di qualcosa di cui suo malgrado è responsabile almeno un pochettino. E quindi un sincero plauso al tentativo del buon Sergio di cambiare aria e di occuparsi di un ambiente spesso snobbato dalle nostrane pellicole com'è quello dell'arte contemporanea.
Buona anche la scelta delle location, tra cui la Biennale, della quale si possono apprezzare interessanti scorci espositivi, la citazione di enti e situazioni reali (Art Basel o exibart, ad esempio), la stessa scelta di proporre, come fatte dal protagonista, le vere opere di uno scultore come Gianni Dessì - a me personalmente gradite - e ancora, l'attenzione a una fotografia che è altrimenti decisamente carente nella produzione cinematografica italiana degli ultimi tempi.

Ma i buoni propositi del nostro si sciolgono come tempera in acqua di fronte ad un casting scelto più per le suddette necessità estetico-scenografiche che per rispondenza alla veridicità dei ruoli. E così uno Scamarcio nel pieno della sua grossolana paesanità non regge le sfumature richieste ad un personaggio che cambia più volte comportamento durante lo svolgimento ed è quasi comico negli accessi d'ira (oltre al fatto, non tracurabile, che lo si fa piangere misteriosamente solo dall'occhio destro: sarà forse il "colpo d'occhio" cui si riferisce il titolo?); Vittoria Puccini è una sorta di insipidissima Barbie Max & Co., priva di qualunque rilievo che vada al di là dell'ammirazione che possono eventualmente suscitare i suoi riflessi ramati, che non sa che piagnucolare stucchevolmente per l'intera durata del film.
Per non parlare poi dello stesso Rubini, tragicamente fuori parte in un ruolo difficile che avrebbe richiesto un contegno a mio parere molto diverso. Il risultato, più che artistico, riesce globalmente assai artificioso e ben poco coinvolgente.
Peccato. Provaci ancora, Sergio...

Long live King Philip
Onora il padre e la madre


Sarà che non avevo letto granché su questo film prima di vederlo e sarà anche che non mi aspettavo nulla dalla sua visione, ma devo ammettere di essere rimasta davvero colpita da questa pellicola dalle tante qualità.
Non so se cominciare con l'elogiare la colonna sonora ben presente ed efficacissima, la fotografia eccellente, la scelta finissima degli ambienti interni (una vera goduria in certi casi: si consiglia di vestire gli occhi dell'interior designer prima di vedere il film), la spietatezza senza concessioni di una trama del tutto priva di sbavature o la qualità di tutte le interpretazioni. Tra le quali spicca senz'altro quella di Sua Maestà Philip Seymour Hoffman, onnipotente interprete ormai consacrato sull'altare hollywoodiano da ruoli come quello di Truman Capote, ma che è stato a lungo un outsider confinato a ruoli marginali probabilmente per la sua corporatura imponente. Hoffman è davvero capace di una potenza espressiva che mi lascia senza fiato, e in questa pellicola supera se stesso. Da Oscar.
Se mi si costringe a parlare di difetti per questo film, si potrebbe dire che nel primo tempo, in cui l'azione non arriva ancora all'apice, la struttura fatta di continui flashback/flashforward (come in molti film di Nolan, ad esempio) può risultare un po' stucchevole, soprattutto perché si spazia in un arco di tempo molto limitato - poco più di una settimana. Nella seconda parte, però, questo lieve disagio viene facilmente vinto dal precipitare degli eventi che non permette distrazioni ed enfatizza, al contrario, la ricerca raffinatissima di angolazioni diverse per gli stessi eventi, in un'indagine psicologica che è un vortice senza ritorno.
Difficile, ma imperdibile.

17.3.08

Simon's cat

Forse avrete già visto il primo episodio, che è diventato una specie di cutie-cult della rete. Ma Simon ha tirato fuori un nuovo delizioso corto ed io, che non vi resisto, ve li linko entrambi :D

7.3.08

Persa in Persepoli

Aaah. Dopo un'infinita serie di noiosissimi rinvii, finalmente ho dato restauro e posso passare lo straccio qua dentro, che si sta riempiendo di ragnatele.
Per la verità, non è che sia stata proprio ligissima (?) al mio dovere di esaminanda, perché mercoledì sera non ho saputo resistere al concedermi la visione di Persepolis, o meglio, al concedermi alla sua visione. Sì, perché è una pellicola cui non ci si può che abbandonare totalmente dall'inizio dei titoli di testa alla fine di quelli di coda.
Potrei dire di tutto e di più su questo straordinario film. Ma non lo farò, come non l'ho fatto qualche tempo fa per Into the wild, perché non voglio togliere nemmeno una parola allo stupore che, sono sicura, non potrà che ingoiarvi quando andrete a vederlo. Perché ci andrete, è un ordine.
Ad ogni modo, state attenti alla domanda che vi faccio. Se vi va, venite a rispondere una volta visto il film, ma badate che avete una sola chance. Dentro o fuori.
A prescindere da quale fosse la sua intenzione, a prescindere dal messaggio che lei possa aver voluto mandare e dal fatto che ci sia riuscita o no (che ne sappiamo?), cosa sentite di aver imparato dal film di Marjane Satrapi?

12.2.08

Into the night

È l'una, domani ho la levataccia, sono sotto esame, non ho ancora risposto a nessuno dei vostri commenti e l'ora tarda che farò genererà in me sensi di colpa tali che di certo non mi deciderò a farlo prima di domani sera; ma ho visto Into the wild, ed ho bisogno di scrivere.
Probabilmente non dirò molto. Comprendere questo film o, no, comprendere piuttosto l'urlo di Chris/Alex, significa non aver bisogno di parole per trasmetterlo. Significa fissare la telecamera per qualche fuggente secondo e col solo sguardo dire: "questa è una telecamera, perché questo è un film. Ma c'è stato qualcuno, almeno uno, per cui tutto questo non è stato un film. Qualcuno che tu capisci".

To put meaning in one's life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire --
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

[da Edgar Lee Masters, George Gray, in Antologia di Spoon River]

15.1.08

Ufficiale: Maat è innamorata.

Ovvero: per tutti quelli la cui intelligenza si sentiva offesa da Conan e dai suoi pezzi di nastro adesivo e di filo da pesca

Era raro già quand'ero piccola che mi appassionassi tanto ad un fumetto o, in generale, ad un personaggio di fantasia, e in ogni caso non mi capitava più da anni.
Ma, da qualche settimana, ho trovato l'amore.
Consiglio a tutti voi la lettura del manga o la visione dell'anime (non ancora tradotto in italiano) dal titolo Death Note.
Un escamotage a prima vista pretestuoso genera una trama mozzafiato. Pane per i denti di chiunque ami mettere in discussione il proprio quoziente intellettivo. Un vero capolavoro per la sceneggiatura di Tsugumi Ohba e per i disegni di Takeshi Obata.
È possibile vedere le puntate della serie animata cliccando qui.
Buona lettura, o buona visione.